L’ebraismo oltre i libri, 350 studenti dellITIS Mattei hanno incontrato esperti e testimoni della Shoah

L’ebraismo oltre i libri, 350 studenti dellITIS Mattei hanno incontrato esperti e testimoni della Shoah 5' di lettura 24/01/2020 - “Il guardaroba dell’odio ha molti vestiti. Ne smette uno e ne indossa un altro”. Nelle parole conclusive di Piero Stefani è racchiuso il significato dell’incontro “L’ebraismo oltre i libri”, organizzato al Teatro Sanzio di Urbino dall’Itis “E. Mattei” di Urbino e curata dalle professoresse Marina Racanelli e Simona Bondi.

Questa mattina 350 studenti dell’istituto tecnico hanno avuto modo di ascoltare la ricostruzione storica del prof. Stefani, docente universitario presso la Facoltà Teologica Settentrionale di Milano, e confrontarsi con due testimoni di eccezione: Maria Luisa Moscati e Rosanna Lanternari.

Il prof. Stefani, partendo dalle lettere intime di Liana Millu, scrittrice, partigiana e superstite all’olocausto, ha dimostrato come la costruzione del nemico nasca da lontano, quando il trionfo delle idee passa tramite l’umiliazione delle opinioni altrui: la narrazione della costruzione del nemico è nascosta in modo implicito nelle immagini, anche in opere d’arte famose come il Miracolo dell’Ostia Profanata di Paolo Uccello in Urbino o nell’Allegoria dell’Antico e Nuovo testamento di Garofalo, nel palazzo dei Diamanti di Ferrara. Il potere delle immagini però può avere anche una forza positiva, come testimonia la fotografia dell’abbraccio tra papa Francesco e il rabbino di Roma Riccado Di Segni.

La seconda parte della mattinata è stata incentrata sulla narrazione dei testimoni.

Maria Luisa Moscati, studiosa e conoscitrice dei luoghi ebraici di Urbino, ha rievocato tanti volti ed aneddoti della città ducale nel tempo delle leggi razziali. “Urbino può considerarsi una città di giusti - ha sottolineato la Moscati - in cui solo poche persone si sono schierati apertamente contro gli ebrei. In quegli anni, come oggi, il mercato era di sabato, giorno in cui gli ebrei non potevano maneggiare il denaro. Dunque il pregiudizio degli ebrei dediti solo al guadagno non poteva attecchire qui, anzi c’era molta solidarietà tra cristiani ed ebrei. Non solo gli ebrei, ma gli urbinati stessi si sono sentiti traditi dal re all’uscita delle leggi razziali”. Nei racconti della Moscati sono riemersi i volti dei docenti universitari di Urbino allontanati dalla cattedra, Treves, Schiacchì, Musatti, e di quando Norberto Bobbio rifiutò di ricoprire la cattedra di un docente allontanato per motivi razziali; la storia degli ebrei nascosti nella soffitta della chiesa di San Sergio dopo l’8 settembre nel 1943, di quando un gruppo di SS irruppe nell’ospedale per prelevare nove ebrei, tra cui due ragazzi Gabdo Morpurgo e Arturo Amsterdam.

“A volte mi chiedono - chiude Maria Luisa Moscati - può risorgere ancora l’antisemitismo? Forse non uno di tipo culturale o razziale come una volta, ma dobbiamo fare attenzione ad un antisemitismo politico non meno pericoloso”. E poi l’invito: Ragazzi, prima di abbracciare false cause approfondite lo studio, perché, come scrisse Marc Bloch, scrittore francese, arrestato e ucciso dalla Gestapo: “L’incomprensione del presente deriva dall’ignoranza del passato”.

Al culmine della mattinata il racconto di Rosanna Lanternari, scampata al rastrellamento del ghetto di Roma. Un racconto commosso e vivo al termine del quale è stata idealmente abbracciata da un lungo applauso in piedi da parte di tutti gli studenti.

Rosanna Lanternari, con un’evidente stella di Davide appuntata sul petto (perché “questa stella gialla purtroppo ancora non è stata cancellata del tutto”), ha ripercorso “come una mamma e una nonna” la sua infanzia nel quartiere di Testaccio a Roma. Un’infanzia interrotta il giorno della proclamazione delle leggi razziali e strappata la notte del 16 ottobre del 1943, quando il portiere, “il sor Armando”, ha bussato alla porta urlando di nascondersi, perché stavano venendo a prendere tutti gli ebrei.

La solidarietà per la signora Lanternari ha tanti volti e luoghi: la stanza dei macchinari dell’ascensore dove, a rischio della vita, è stata nascosta dal portiere per due giorni insieme alla madre e ai fratelli piccoli, il Vaticano ma anche la casa di tolleranza dove poteva destare meno sospetto il pianto di un bambino, l’ospedale sull’isola Tiberina dove il padre fu nascosto da un dottore che si inventò un fantomatico morbo K per impedire ai nazisti di entrare. “E, quando tornammo, trovammo la casa totalmente spoglia, era stato divelto persino il pavimento per vedere se c’erano i soldi”.

Nel dipanare la sua storia Rosanna Lanternari ha raccontato, con le lacrime agli occhi, come ancora oggi persistano nei suoi confronti atteggiamenti antisemiti: “Ho sempre portato la stella di Davide - confessa in conclusione - mi dà quasi un senso di protezione. 10-12 anni fa nel centro di Fano sono stata accerchiata da un gruppo di ragazzi che mi hanno sputato addosso e mi hanno fatto il gesto del taglio della gola. Sono intervenuti i vigili. Oppure la posta: quando mi arrivano lettere dalla Comunità ebraica di Ancona, spesso vengono recapitate stracciata e con segni o scritte. Il direttore dell’ufficio mi ha proposto di farmele mandare in anonimato. È possibile? Com’è la vita di un’ebrea oggi? A volte vengo accolta come una sorella, con abbracci, altre volte è palese una manifestazione di astio. Perché?”.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-01-2020 alle 19:02 sul giornale del 24 gennaio 2020 - 162 letture

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