Adulti e adolescenti. È così difficile capirsi? Il Laurana-Baldi conversa con la dott.ssa Sanese

Adulti e adolescenti. È così difficile capirsi? Il Laurana-Baldi conversa con la dott.ssa Sanese sul tema dell’adolescenza 4' di lettura 27/01/2020 - Cosa significa Conversare? È la domanda con cui la Dott.ssa Vittoria Maioli Sanese, psicologa della coppia e della famiglia, ha deciso di aprire la Conversazione sul tema Adulti e adolescenti: difficoltà e opportunità di una relazione.

E così venerdì 24 Gennaio l’Aula magna del Liceo Scientifico Laurana è stata agorà d’incontro tra genitori e docenti, mossi dall’urgenza di condividere dubbi riguardo il complesso ruolo educativo. A presentare l’evento, organizzato dalla Prof.ssa Maria Silvia Nocelli e un gruppo di genitori, La Dirigente Claudia Guidi, che ha tenuto a sottolineare l’importanza della scuola come luogo d’incontro, capace da un lato di educare i ragazzi, anche alla fatica, all’accettazione delle cadute, al sacrificio gratificante della risalita, dall’altro, di guardare ogni giorno i propri alunni con amore, e vedere la bellezza che c’ è in ognuno di loro, aldilà di voti e obiettivi.

E poiché conversare significa convergere, ecco che da subito domande e scambio di opinioni hanno animato l’incontro intrecciandosi in una stimolante relazione. Parola chiave del rapporto educativo “relazione”. “È sempre più difficile relazionarmi con mio figlio, non obbedisce, non ascolta, si oppone, come fare?”chiede un genitore.

“Le liti quotidiane, i no, i capricci, tra genitori e figli non devono far paura al genitore perché sono spinte affermative all’interno della relazione che mettono in rilievo la volontà di non essere un esecutore di ordini, un soldato” rassicura la dott.ssa “dobbiamo però trovare il modo di farci obbedire. È naturale che il genitore chieda al figlio per ottenere, come è insito che lo faccia per il bene del figlio”.

“Ma allora, come possiamo ottenere in modo costruttivo?”

“L’adulto deve recuperare la sua coscienza generativa. Deve tornare a rivestirsi della sua autorità, della verità delle sue parole in quanto dette da un padre e una madre. La risposta di un ragazzo, non nasce solo dall’io del ragazzo, ma ancor più da come il genitore si pone. Guardate i vostri figli nella loro bellezza. Quando si chiede al figlio per ottenere dobbiamo farlo con decisione e dolcezza, con fermezza e amore. Il figlio è, come viene guardato dal genitore, l’alunno è, come viene guardato dall’insegnante, e tale aspetto ha fondamenti scientifici nella neurofisiologia.”

La dott.ssa Senesi continua, evidenziando il concetto di tossicità educativa. “Oggi respiriamo più che mai una tossicità educativa, che ci inquina da oltre un trentennio:sembra che non siamo più capaci di riconoscerci e farci riconoscere come genitori, nella nostra coscienza generativa. Infatti i ragazzi ricevono dal mondo adulto solo connotazioni negative. Ne consegue che i ragazzi svalutano se stessi, senza prospettive di miglioramento futuro. Sembrano rassegnati, incapaci di cambiare”.

“L’adulto dove sbaglia,come deve agire per risanare l’aria?” Interviene preoccupata una madre.

“È l’adulto che in primis li fa sentire sbagliati, in ogni situazione, non all’altezza, chiedendo loro di migliorare, di raggiungere obiettivi, per l’adulto i figli vanno sempre corretti. È aberrante leggere giornali, partecipare a conferenze, conoscere progetti educativi in cui il genitore o l’insegnate viene definito “coach”, allenatore, controllore di comportamenti, dispensatore di obiettivi.

E allora, molti rapporti girano attorno al perno negativo: io lo vedo negativo, lui continua ad esserlo. Cresciamo figli insicuri. Ecco le crisi di panico, se fin da piccoli hanno avuto “istruzioni per l’uso”non sapranno gestirsi da soli.

Allora taciamo e guardiamo. Come dice Paul Ekam, uno dei più influenti psicologi del XXI secolo, il genitore dovrebbe avere le orecchie di un elefante e la bocca di una formica”.

Spiazzando tutti, la psicologa ha chiuso l’incontro denunciando la pericolosità della regola. Questa nella famiglia è pericolosa quando viene attribuito valore alla regola in quanto tale, non alla persona che la trasmette. Il genitore, deve riprendere autorità. La regola è anafettiva, sterile, priva di valore. Il padre invece dà regole perché ama. È questa trasmissione di senso che dobbiamo donare ai nostri figli, è questa trasmissione di valore personale che dobbiamo donare ai nostri alunni.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-01-2020 alle 16:18 sul giornale del 27 gennaio 2020 - 1238 letture

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