Coronavirus, l'Europa comunitaria e intergovernativa, solidarietà, egoismi e difficile informazione

6' di lettura 05/04/2020 - L'Italia, l’Europa e gran parte della popolazione mondiale sono state colpite dal coronavirus. Oggi l’Italia e la Spagna sono i due Paesi di gran lunga più colpiti e testimoni dell'inimmaginabile. Migliaia di persone decedute, in rianimazione, isolate, sottratte all'amore dei loro cari. Tra queste decine di medici e personale sanitario. Gli altri in lacrime nelle corsie degli ospedali, col volto affondato nelle mani.

È uno dei momenti più difficili della nostra storia contemporanea ed il primo vero momento di difficoltà globalizzata della società globale nata dal WTO del 1994. Ma è anche la più grave crisi planetaria dall’avvento dei social media e della comunicazione globale. Ciò, tuttavia, piuttosto che favorire sembra talvolta rendere più difficile il dibattito pubblico. Ci sono alcune cose di questa crisi che non riescono proprio a passare e che, pertanto, il cittadino non comprende o percepisce in tutt’altro modo. Alcuni meccanismi dell’informazione sembrano esaltare o, quantomeno, privilegiare chiavi di lettura negative. Questo vale a maggior ragione per quanto riguarda l’informazione europea. Non si tratta di una cospirazione, di un complotto di chissà quali poteri, qui, almeno qui, si tratta semplicemente e tragicamente di una deformazione del modo di comunicare e di vendere le notizie che più vanno di moda.

Complici involontari le enormi difficoltà del momento, le incomprensioni le momentanee sottovalutazioni del problema da parte di questo e quel personaggio pubblico europeo, talvolta le anche espressioni verbali non felici. Cosa comune a politici nazionali ed europei, ma con una differenza di reazione. Se si tratta di italiani al massimo si polemizza un po’, se viceversa la scivolata, ancorché subito meglio precisata o ricomposta, proviene da una affermazione di un leader dell’Unione la si prende a pretesto per mettere in discussione l’intero processo di integrazione. Poco male se a farlo sono i terrapiattisti, decisamente più grave se a farlo è talvolta il sistema di informazione con il bollino blu.

Così non si fa un buon servizio all’informazione. Si resta sul percepito, sul momentaneo e nulla si concede al successivo approfondimento, alla voglia di capire cosa sta succedendo e cosa si sta facendo davvero. L’approfondimento non viene più rimbalzato, si ferma lì quasi non fosse interessante.

Passano sui media, talvolta con grande enfasi, notizie di aiuti provenienti da altri paesi e aree del mondo: qualche mascherina dalla Cina, alcuni medici da Russia, Cina e Albania. Pochissima l’informazione e il ritorno mediatico dal milione di mascherine e dai 300 respiratori ricevuti dalla Germania e dall’altro milione di mascherine e 20 mila camici protettivi ricevuti dalla Francia. Senza trascurare il fatto che diversi Länder tedeschi (Sassonia, Brandeburgo, Baviera, Assia, Nordreno-Westfalia e Bassa Sassonia) hanno accolto, nelle proprie strutture sanitarie, pazienti in gravi condizioni provenienti (con voli militari) dall’Italia e dalla Francia. Altra forma di solidarietà, di cui non si trova quasi traccia, è rappresentata dal rientro di cittadini europei colti dall’epidemia in altre parti del mondo. Il Meccanismo europeo di protezione civile ha organizzato e finanziato il rientro di oltre 4 mila cittadini e, nei prossimi giorni, sono previsti oltre 100 voli.

Faccio un altro esempio. La neo Presidente della BCE, Christine Lagarde, aveva usato espressioni poco felici sull’intervento a sostegno della “crisi” e dei paesi colpiti dal Virus e ciò aveva contribuito a far perdere ulteriore terreno alle borse. Di ciò si sono riempite pagine di giornali e talk show.

Tuttavia, dopo questo innegabile errore, la BCE è ritornata immediatamente sui suoi passi mostrando una straordinaria capacità di intervento straordinario. Un piano da 750 miliardi di euro senza limite di acquisto per singoli paesi (anche se per l’Italia si parla di 220 miliardi di euro) destinati all’acquisto di titoli di debito pubblico. Neppure il nostro Mario Draghi aveva fato tanto. Di questa enormità si sono scritte poche defilate righe mal spiegate. Lo spread è subito sceso e la collocazione dei titoli di stato italiani resa assai possibile e meno costosa. L’unico vero vantaggio per l’Italia sarebbe quello di godere di condizioni di mercato favorevoli, cioè con uno spread vicino a quello tedesco, magari pari a zero. E questo sia per le nuove che per le vecchie emissioni. Ciò permetterebbe di risparmiare decine di miliardi all’anno sull’enorme debito pubblico nazionale ma, nondimeno e ancor più rilevante, metterebbe le aziende italiane in condizione di competere in modo più “leale” con le omologhe aziende tedesche, francesi e olandesi confidando cioè di poter ricevere prestiti e finanziamenti allo stesso saggio di interessi.

Lasciando tuttavia da parte il debito pubblico consolidato, ciò che rileva in questa crisi è che le attuali risposte nazionali attuali sono in realtà europee, perché in un momento in cui nessuno comprerebbe titoli di debito italiani o spagnoli li acquista la BCE. Questa è l’Europa “comunitaria”, così come comunitario è il programma da 100 miliardi messo a punto dalla Presidente della commissione europea von der Leyen per pagare la disoccupazione a chi rischia di perdere il lavoro in Europa.

Il problema è che le risposte vengono in misura di gran lunga preponderante dalle istituzioni sovranazionali mentre quelle più propriamente intergovernative faticano a trovare la quadra. Non a caso il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ringraziato le istituzioni sovranazionali e strigliato il Consiglio. Ma l’Europa comunitaria non può darsi poteri che non le sono stati attribuiti, come ad esempio in materia sanitaria o fiscale e, se non ha poteri non può esercitarli.

Se ad esempio non si riesce ad avere ancora una risposta fiscale europea, è perché quella materia l’abbiamo lasciata al Consiglio di governi nazionali che decide all’unanimità. In realtà quel po’ di Europa che c’è ci sta salvando. Ma tutti vedono solo l’Europa che manca e qualcuno invece di capire che il problema sta nella mancanza pensa, talvolta anche per cattiva informazione, in quello che c’è e che ci sta aiutando.

La “comunitarizzazione” dipende dalla nostra capacità di far cambiare idea agli Stati membri che soli possono decidere di attribuire nuove e più incisive competenze all’Unione.

Prof. Marcello Pierini
Direttore del Centro Europe Direct Marche - Università Carlo Bo






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-04-2020 alle 20:56 sul giornale del 05 aprile 2020 - 170 letture

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