L’universo era tra noi, subito dopo la Spagnola

3' di lettura 05/04/2020 - Quando la Spagnola si arrese, sazia del suo odioso appetito di morte, nel breve si diffuse una leggera felicità di rinascita e parve che da quella tragica esperienza potessero scaturire riflessioni e ravvedimenti sugli stili di vita. Correzioni. Ma andò diversamente.

Perché il ricordo prezioso di quell’orrendo miracolo apocalittico, durò poco. Anzi, scorse via veloce, senza imbarazzi, nuovamente fluido e trasandato, per arenarsi in un letargo di memorie e degenerare in una irriconoscibile reliquia, inascoltata. Come se nulla fosse successo. Di modo che, da lì a poco, quella umanità smemorata, pensò bene di scaraventarsi nel buio di un’altra cavità profonda.

Seppure inconsapevole ma ancora trafitta, procedette infatti, con scorribande malvagie di atti contrari e delinquenti, riuscendo ad elaborare ed a porre in essere, la propria cessazione biologica. Ovvero, la fine dell’uomo come entità terrestre. E generò la seconda Guerra Mondiale. Altri sei anni. Altri 60 milioni di morti.

Non erano passati nemmeno vent’anni dalla tragedia della Spagnola. Un tempo che sarebbe stato bastevole ad allevare coscienze più virtuose ed accoglienti. Più intime e leggere. Sufficiente a dettare una vita diversa. Ma si preferì rinnegare, dimenticandoli, gli effetti dolorosi di quella Peste. Schiacciandone il ricordo, giù a forza, fino alle ultime pareti della mente, in modo da indurirlo. In modo da renderne più difficile l’estrazione, per cavarne un senso.

Molti allora, come molti oggi con la Pandemìa, non riuscirono a stabilire un nesso tra la Spagnola Mondiale e la Guerra Mondiale. Molti allora, come molti oggi con la Pandemìa, pensarono che la prima, fosse un castigo Divino. Ma Samuele, nel secondo libro, narra che quando l’Eterno mandò la Peste in Israele, che causò settantamila morti, poi si pentì. Ed ordinò all’Angelo “basta, ritira la tua mano”. Di fatto, da allora non ne fece mai più uso. Mai più castighi Divini. Pertanto non occorre essere audaci, per imputare all’uomo ogni colpa delle Pandemìe del mondo. Ritenerle sue creature. Suoi manufatti. Al pari della Guerra. Peste e Guerra, come patologie umane comuni. Strettamente Politiche. Dipendenti da un mondo sbilanciato. Spartito tra ricchi e poveri. Dove questi vivono in luoghi sovrappopolati, senza acqua, senza servizi, senza igiene, debilitati dalla malnutrizione. Luoghi che diventano come parchi, oggetto di turismo per visitatori ricchi che organizzano passeggiate educative al fine di mostrare ai figli, gli effetti della miseria. Luoghi di esclusione. Di indigenza profonda. Di emanazione insalubre. Di mancanza di ciò che è essenziale e che nella loro tragica disumanità, diventano essi stessi infine, atti di Guerra.

Come atto di Guerra è privatizzare la Sanità. Che significa escluderla ai più. Come atto di Guerra è privatizzare la Scuola, l’Acqua, l’Energia, le Strade. Come atto di guerra è il Consumismo. Il Liberismo in cui lo Stato si fa da parte e lascia fare. Le ragioni del Mercato. Quelle della Finanza. Sono tutti atti di Guerra. Pestilenziali. Assimilabili a castighi Divini.

La speranza, quando questo nostro vivere presente, immobile e pericoloso, tenderà a ricomporsi ed a cicatrizzarsi, è che non si perda la memoria della nostra tragica vita di oggi e di come abbia avuto inizio. Di modo che, quando i pomeriggi torneranno luminosi ed i demoni saranno cessati, quando il fluire normale della nostra vita riprenderà il suo corso, quel ricordo maestro, aiuterà l’uomo a riprendersi il suo cuore. E finalmente intero nella sua chiarezza, da quelle rovine, saprà disegnare un mondo, modellato su una rotondità uguale per tutti. Perfetta come il disco della luna.






Questo è un articolo pubblicato il 05-04-2020 alle 21:26 sul giornale del 05 aprile 2020 - 1442 letture

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