Gli ascari di Sgarbi all'attacco delle opposizioni

umberto piersanti 2' di lettura 06/06/2020 - C’era da aspettarselo. Chi critica Sgarbi non ha diritto di replica anche se si tratta, come per il passato, di insulti e bugie: dall’essere un grande esperto di Raffaello al professore di chiara fama, dal perentorio “l’Istituto Cappellini non esiste” al “quando morirai nessuno si accorgerà”, rivolto a chi scrive, tanto per esemplificare, ma l’elenco è ben più lungo.

Non si può nemmeno ricordare che è un pregiudicato, condannato in via definitiva per truffa ai danni dello Stato e per plagio intellettuale perché reagisce come un tarantolato.

Ora ci risiamo con la sua probabile nomina a presidente dell’Accademia di Belle Arti, incarico, da dimenticare, già ricoperto per dieci anni dal 2003 al 2013, ma in Accademia si è visto poco e sempre di corsa. Il Collegio accademico inserendolo nella terna assieme ad altri due nominativi che non è dato sapere chi siano, ma certamente non spendibili, ha favorito la corsa di Sgarbi verso l’incarico che spetta al ministro Manfredi conferire scegliendo tra uno dei ternati.

Dopo l’intervento molto critico delle opposizioni è iniziato il fuoco di fila degli “ascari” sgarbiani. In prima linea, per ora, hanno buttato Piersanti definito da Sgarbi il più grande poeta italiano e da lui nominato presidente della Casa della poesia di via Valerio. Il pasdaran Piersanti ne esalta i meriti, inanellando poi tutta una serie di motivazioni banali a sostegno della sua nomina: dalla non indispensabilità della sua presenza a Urbino, alla distinzione tra incarichi direttivi e il ruolo dell’intellettuale che deve fornire progetti e indicare la rotta all’istituzione che rappresenta, anche se lo Statuto dell’Accademia delinea una funzione del presidente ben più incisiva e di piena responsabilità degli atti anche durante il loro iter.

Piersanti ha svolto il compito di sfondare il fronte nemico. Domani e i prossimi giorni, se l’opposizione non se ne starà zitta, sarà la volta delle truppe cammellate per ripulire il campo di battaglia dagli eventuali irriducibili cecchini. Sebbene sia noto che gli intellettuali amino il potere e ambiscano a essere i consiglieri del principe, tuttavia l’intervento di Piersanti è stato così plateale e cortigiano da produrre sgomento. Nondimeno, per me rimane un amico, ma lo invito a riflettere e a non farsi strumentalizzare. Ha dichiarato che Sgarbi è un “grande interprete della storia dell’arte e della cultura” e che il suo giudizio è “disinteressato e senza coloritura politica”. Una “excusatio non petita, accusatio manifesta” in piena regola.








Questo è un articolo pubblicato il 06-06-2020 alle 21:23 sul giornale del 06 giugno 2020 - 260 letture

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