"Proposte per ripensare la didattica da settembre", lettera aperta dei genitori degli alunni degli Istituti Comprensivi di Urbino

scuola generic 6' di lettura 01/07/2020 - Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta inviata da un gruppo di genitori di alunni degli Istituti comprensivi di Urbino e Montecalvo in Foglia.

Indirizzata alle dirigenti scolastiche e al sindaco la lettera contiene riflessioni e proposte in vista della ripresa dell'attività didattica a settembre.

I firmatari (120 le firme raccolte, da parte di genitori con figli negli istituti Pascoli e Volponi di Urbino e A. Frank di Montecalfo in Foglia) motivano la loro contrarietà a qualunque ipotesi di ripresa della didattica a distanza, anche in forma parziale, e chiedono un impegno deciso, trasparente e condiviso affinchè il prossimo anno scolastico possa svolgersi in presenza.

Questo il testo integrale:

Siamo un gruppo di genitori di alunni iscritti negli Istituti Comprensivi del territorio di Urbino.

Con questo documento intendiamo collaborare con le Istituzioni per riorganizzare la scuola, a seguito dell’emergenza Covid-19, cercando di contemperare i parametri di sicurezza con il miglioramento della proposta educativa, che abbia riflessi positivi anche per il futuro.

La fascia di età che prendiamo in considerazione è quella che accompagna i nostri figli dalla scuola dell’infanzia a quella secondaria di primo grado, ponendo particolare attenzione alla scuola primaria.

Pensiamo che in questi mesi di emergenza epidemiologica i bambini abbiano sopportato una grave condizione in termini di distanziamento sociale e relazionale, con il divieto di gioco tra pari, la mancanza di attività fisica, il confinamento, la sovra esposizione agli strumenti di comunicazione digitale e la surrogazione delle esperienze emotive e sensoriali.

La scuola è rimasta “aperta a distanza”, proponendo la DAD. Se questo ha consentito di mantenere vivo il contatto tra studenti e docenti - e riconosciamo il grande impegno sostenuto con dedizione e responsabilità dal personale della scuola chiamato a confrontarsi da un giorno all’altro con una situazione del tutto inedita - ha però mostrato anche molti limiti.

Crediamo che la Didattica a distanza non sia “scuola”. In primo luogo perché inibisce la relazione educativa fondata sul dialogo, sull’empatia e sulla trasmissione di emozioni che veicolano l’apprendimento di saperi e competenze. Mai come in questi mesi abbiamo potuto constatare il disagio dei nostri figli nell’affrontare le attività scolastiche a casa, senza la presenza di una figura di riferimento importante come la maestra o il maestro.

Tale privazione è stata solo in parte colmata dall’intervento di aiuto quotidiano dei genitori. Ma ciò ha innescato un’altra conseguenza negativa della DAD: ha lasciato indietro i più fragili, aumentando le disuguaglianze educative e sociali, favorendo studenti dotati in famiglia di maggiori risorse economiche, culturali e di competenze digitali. Il carattere inclusivo della scuola pubblica è stato gravemente messo a rischio.

Non possiamo pensare che questa soluzione, di fatto imposta come l’unica possibile di fronte all’emergenza, sia riproposta a partire da settembre 2020. La ripresa della didattica in modalità DAD, anche parziale, rappresenterebbe un danno incalcolabile alla comunità scolastica, al benessere e alla salute dei giovani e alla serenità delle famiglie.

Chiediamo pertanto un impegno deciso, trasparente e condiviso affinché l’anno scolastico 2020/2021 possa svolgersi in presenza e in condizioni di sicurezza.

Siamo consapevoli che riportare a scuola bambini e ragazzi, in una situazione epidemiologica ancora in divenire, si scontra con il problema strutturale di sovraffollamento nelle aule, contenitori tristemente definiti “classi pollaio” già da molto tempo.

Se non possiamo sperare che il Ministero garantisca un numero di docenti maggiore per plesso, favorendo il lavoro con gruppi di alunni più ristretti, crediamo siano necessarie misure straordinarie di riorganizzazione della didattica entro nuovi spazi. Ci attendiamo un impegno preciso da parte dei Dirigenti e del Sindaco di Urbino affinché si individuino ambienti più ampi e adeguati per il diritto all’istruzione dei nostri figli.

Ci rifiutiamo di pensare che i nostri figli siano costretti a seguire le attività scolastiche chiusi entro spazi inadeguati indossando continuativamente la mascherina. L’uso prolungato di tale dispositivo di protezione individuale ci appare di dubbia efficacia sanitaria e di sicuro danno psicologico verso bambini già fortemente segnati dalla lunga esclusione dalla vita sociale.

A nostro giudizio l’educazione alla salute e l’acquisizione di pratiche di igiene personale e ambientale possono essere realizzate nella scuola in un clima di serenità, evitando inutili paure e ansie che pregiudicano lo sviluppo armonico del bambino. La misurazione della temperatura corporea, la giusta disposizione dei banchi, le operazioni di pulizia e di ricambio d’aria nelle aule, la detersione frequente e approfondita delle mani possono garantire un adeguato grado di sicurezza. Inoltre, una diversa organizzazione dei tempi della giornata scolastica potrà evitare momenti di assembramento, come quello della ricreazione e della mensa.

Infine, se i nostri edifici scolastici rischiano di diventare una “prigione” in cui vivere nella paura del contagio, perché non accogliere le proposte più innovative della didattica all’aperto e dell’educazione diffusa? La città di Urbino è ricca di siti carichi di valore naturalistico, storico e artistico che andrebbero esplorati attraverso la stimolazione nell’alunno di nuove energie motorie, sensoriali e intellettive. Il luogo fisico dell’apprendimento può essere il banco nell’aula, come pure la piazza, il prato, la panchina, il campo sportivo, la gradinata di una chiesa. Ulteriori spazi in città, anche coperti, possono essere trovati e utilizzati per fare scuola.

Crediamo che ogni territorio abbia delle potenzialità e che un dialogo serrato con l’amministrazione comunale, gli enti e le associazioni, i docenti e le famiglie, a partire già da adesso, possa portare proficue soluzioni.

Molti di noi guardano alle diffuse esperienze di “Home-schooling” come possibile soluzione all’emergenza Covid. Ciò nonostante, il nostro augurio è che la scuola pubblica faccia valere le sue enormi potenzialità e mantenga il suo ruolo di guida in ambito educativo e di istruzione.

Alleghiamo alla presente lettera un Appello per il riconoscimento dei bisogni di bambini e ragazzi ai tempi del Covid-19, sottoscritto da molte realtà e professionisti del settore educativo, nelle cui idee e proposte ci riconosciamo pienamente.

L’emergenza può essere davvero l’occasione per una svolta positiva. Speriamo, anzi siamo certi, che tutti i soggetti in campo si impegneranno in questo senso.



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Questo è un articolo pubblicato il 01-07-2020 alle 15:56 sul giornale del 01 luglio 2020 - 659 letture

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