I “Fregoli” urbinati

giunta gambini bis 2020 4' di lettura 27/07/2020 - A leggere le dichiarazioni dei protagonisti della crisi di Giunta aperta e chiusa nel giro di quarantotto ore, c’è da rimanere allibiti perché tra sorrisi e battute il confine che divide la tragedia dalla farsa appare sempre più sottile con una Giunta che assomiglia ormai ad una compagnia teatrale che non conosce il copione e il cui regista, il sindaco Gambini, si agita molto, cambia soggetto, attori e comprimari alla ricerca di cosa fare per la città dopo avere costruito qualche marciapiede, istituita una caricatura di biblioteca comunale, raccolto le proteste di quanti a Canavaccio l’hanno preso a pesci in faccia sul biodigestore, trasformato il centro storico in un drive-in.

Una gestione disastrosa della città messa in campo da un sindaco che interpreta la favola dell’uomo fatto da sé, attore di un dirigismo sgangherato che ha disarticolato la macchina comunale credendo di poterla sostituire con uno staff di tipo aziendale, che ha messo la maschera dell’efficientismo simile a quello della celluloide della commedia italiana, lontana dalla macchina da guerra sognata dall’imprenditore di successo. Ma il Comune non è un’azienda, è una somma di capacità progettuali e di concretezza che spesso deve mediare interessi contrapposti esercitando lo strumento fondamentale della politica costituito dalla mediazione e dalla scelta delle priorità.

E invece si continua a vedere la propaganda al posto della politica, l’assenza di un progetto per la città che vive una crisi drammatica per il calo della popolazione, un centro storico desertificato, un’economia in crisi non più alimentata dall’Università, una balena spiaggiata incapace di innovarsi che ha perduto il ruolo guida nella regione superata ormai anche da Macerata-Camerino, capace solo di distribuire inutili quanto discutibili “sigilli d’Ateneo” a personalità dello spettacolo in pensione.

Ma in alto i cuori, la festa del Duca sta per cominciare e allora è pace anche tra Gambini e Crespini che appena ha aperto bocca dopo un lungo silenzio, è stata presa a schiaffi in faccia dal Direttore pro tempore della Galleria Nazionale Marche che ha smentito nettamente qualsiasi contatto con la presidentessa dell’ARS e tantomeno l’impegno di concedere lo spazio del cortile d’onore per la festa del duca.

Non vorrei essere nei panni di Lino Mechelli per far capire ai cittadini le sue posizioni contraddittorie: in Comune con il centrodestra, ma in Regione il suo movimento Urbino città ideale appoggia invece il candidato presidente Mangialardi del PD. Dice che non c’è il logo del suo movimento nel Comitato costituito in appoggio a Mangialardi, che pare si sia anche diviso sulla scelta, ma questi sono giochetti d’antan, trucchi a cui la gente non crede più. Tra l’altro sono incomprensibili le motivazioni di rimanere in una Giunta che secondo lui è espressione all’80 per cento del civismo. Semmai è proprio il contrario: Gambini è stato appoggiato da Lega, Forza Italia, UDC, e in campagna elettorale sono venuti in Urbino per sostenerlo addirittura Gasparri e la Mussolini. Di che civismo parla dunque Mechelli? La vere liste civiche, e non quelle fasulle, fanno riferimento alla società civile e nascono per iniziativa dal basso per favorire la partecipazione e si contrappongono alla partitocrazia di cui hanno fatto parte per decenni, più veloci di Fregoli a cambiare casacche, lui, Gambini, Guidi, Foschi, Sirotti ed altri ancora.

E cosa dire dell’assessore Cioppi, declassato, umiliato, senza dignità, involontariamente comico quando afferma che prenderà di petto il problema del turismo dormendo a Palazzo Boghi sede del suo assessorato! Come ha preso di petto il ripristino del belvedere di via S.Chiara, l’utilizzo a fini di iniziativa culturale del teatro romano di via S.Domenico, il nuovo piano strategico, la destinazione d’uso della Data, il laboratorio di innovazione tecnologica all’ex Fornace e gli interventi a Borgo Mercatale?

Cosa fare dunque? Occorre suscitare un movimento d’opinione che faccia comprendere agli scettici, alle categorie produttive, agli intellettuali che non si impegnano, ai giovani, che questa città ha bisogno dell’impegno di tutti, meno di questa Giunta, per uscire da una crisi sistemica che l’eccessiva terziarizzazione prodotta dalla monocoltura economica rischia di far implodere definitivamente. Non è il tempo dell’egoismo, né del disfattismo, ma chi ha prodotto solo illusioni, un’eccessiva concentrazione di potere e una scarso senso delle istituzioni deve fare un passo indietro. Continuare a galleggiare, di rimpasto in rimpasto, non produrrà niente di buono mentre Sgarbi è una bomba a orologeria che può provocare disastri morali, istituzionali e di immagine irreversibili.


   

da P.C.I. Urbino





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-07-2020 alle 21:37 sul giornale del 27 luglio 2020 - 367 letture

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