Pietre della memoria, le polemiche extravaganti dell’assessore Guidi

lapide delle vigne| 2' di lettura 11/08/2020 - Lo strappo polemico dell’assessore e vice-sindaco Guidi, poi cancellato dalla sua pagina facebook, in risposta alle corrette e pacate argomentazioni di Danilo Alessandroni e Vitaliano Angelini, che si erano espressi a sostegno della proposta del “Cappellini”, affinché il Comune si faccia carico del restauro dei cippi dedicati alle vittime dell’odio fascista contro civili e partigiani, è così incredibile da apparire surreale.

Guidi dovrebbe sapere che il Parco delle Vigne è un luogo di dolore e un simbolo identitario per la comunità urbinate dove i militi del battaglione “Camilluccia”, tra giugno e luglio 1943, trucidarono per rappresaglia 10 persone di cui 3 partigiani e 7 civili accusati di renitenza alla leva della RSI.

Le parole di Guidi denotano scarsa conoscenza e meschinità perché è difficile accettare una risposta che si conclude con l’invito alla forze politiche e alle associazioni che nelle lapidi risultano essere state allora le proponenti, come i soggetti a cui spetterebbe farsi carico della manutenzione e del restauro dei cippi.

Ora a parte il fatto che alcuni di questi soggetti si sono estinti, come PCI, DC, CCL (Comitato Comunale di Liberazione), mentre l’UDI (Unione Donne Italiane) ha mutato natura e progetti proponendosi come Archivio della memoria e Casa delle Donne in molte realtà, le ricerche condotte dall’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra e Fondazione (ANMIG) tra il 2014 e il 2020, con il progetto “Pietre della Memoria”, ha rintracciato a livello nazionale decine di migliaia di lapidi cippi e monumenti fra le due guerre, che sono stati scientificamente catalogati e descritti in base alle fonti archivistiche e documentali e inseriti on-line in una apposita banca dati (www.pietredellamemoria.it/pietre/).

Tra questi ci sono i cippi delle Vigne di cui risulta che il cippo dedicato ai sei trucidati in fondo al Parco è stato collocato il 2 novembre 1945 e che l’ “ente preposto alla conservazione” risulta essere il Comune di Urbino il quale aveva anche finanziato la realizzazione dei cippi. Stessa cosa per il cippo dedicato ad Aldo Arcangeli e Pasquale Mazzacchera: collocazione avvenuta il 2 novembre 1946, esattamente un anno dopo e, anche in questo caso, conservazione spettante al Comune.

Questo è quanto. Ma sul problema non vogliamo, né cerchiamo polemiche. Il nostro desiderio, come quello dell’Anpi e di gran parte dei cittadini, è di vedere tutelati e valorizzati i simboli di tanto dolore se non altro per la pietas dovuta alle vittime.


da Ermanno Torrico
Presidente Istituto "E. Cappellini”





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-08-2020 alle 19:01 sul giornale del 11 agosto 2020 - 236 letture

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