In ricordo del partigiano Gino De Angeli

2' di lettura 11/09/2020 - Era, con il fratello Quinto e Maffeo Marinelli, uno degli ultimi partigiani ancora in vita. Ci ha lasciati l’8 settembre Gino De Angeli e il caso ha voluto che sia coinciso con l’anniversario della pagina più vergognosa della monarchia, della guerra fascista e delle gerarchie militari, ma anche la data che segnò non la “morte della patria”, ma l’inizio della rinascita di una nuova patria fondata sui valori democratici della Resistenza, alla quale Gino ha contribuito con la sua scelta di stare dalla parte giusta.

Era nato a Urbino il 23 settembre 1926 e giovanissimo, nel tardo autunno del 1943, era entrato in contatto a Frontone e Cantiano con i primi distaccamenti partigiani di Pierino Raffaelli ed Erivo Ferri, il “Gramsci” e il “Picelli”, da cui prenderà corpo nella primavera del 1944 la V Brigata Garibaldi “Pesaro”. Per la sua giovane età svolse il compito delicato e fondamentale di “staffetta”, alimentando i contatti tra le formazioni gappiste di Schieti e della Valle del Foglia e le bande partigiane dell’Appennino umbro-marchigiano.

Un incarico pericoloso per una “staffetta” che doveva prima di tutto muoversi disarmata e generalmente a piedi nascondendo addosso, nella canna della bicicletta o all’interno di bastoni o di altri comuni oggetti come, un ombrello o un attrezzo di lavoro, ordini e direttive dei comandi, la stampa clandestina, armi e beni alimentari per i distaccamenti in montagna. Per un periodo Gino venne costretto dai tedeschi a lavorare alla costruzione della linea Gotica a cui riuscì a sottrarsi per dedicarsi di nuovo alla sua attività di “staffetta” fino alla liberazione di Urbino il 28 agosto 1944.

Dopo la guerra lavorò come muratore e nel 1956 emigrò in Svizzera, a San Gallo e Ginevra, fino a metà degli anni sessanta quando ritornò a casa nella frazione di Cavallino. Iscritto all’Anpi ha contribuito a trasmettere la memoria e i valori della Resistenza incontrando i bambini delle scuole. Sapeva farlo con semplicità e sottolineando sempre il ripudio della guerra e della violenza, negatrici della tolleranza e della solidarietà fra i popoli nel nome della pace. Una vita spesa bene, laboriosa e coerente con i suoi ideali di giustizia sociale. Grazie Gino.

Ermanno Torrico (Presidente Istituto “E. Cappellini”)
Cristiana Nasoni (Presidente ANPI)








Questo è un articolo pubblicato il 11-09-2020 alle 20:34 sul giornale del 11 settembre 2020 - 286 letture

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