Finzioni...

3' di lettura 25/11/2020 - La finzione, è l’atto del fingere. Ovvero, quel sotterfugio che ci fa apparire vero, ciò che attiene all’immaginazione. Un artificio dunque, slegato dalla sussistenza del fatto. Praticato tuttavia, con una volontà di simulazione, di ipocrisia, di impostura, di imbroglio, di raggiro e menzogna. Tendente al falso, come si dice in breve da noi.

In Urbino, la Finzione è diventata Realtà. Ma non come processo di mutazione tecnologica verso la nuova frontiera del virtuale, dove in qualche modo il tempo prosegue. Piuttosto come feticcio inanimato, incarnato in un oggetto finto, che trasfigurando il suo significato reale, viene investito di un valore astratto e simbolico. Da venerare. Mi riferisco alla tomba di Raffaello. Che in una copia o calco o come cavolo sia, verrà traslata in Urbino. Un simulacro di nessun valore architettonico, né artistico. Stante l’epitaffio del Bembo sulla Natura, che temette Raffaello da vivo ed ora morto, teme di morire con Lui.

La Tomba di Raffaello è al Pantheon. Per chi entra in quel magnifico luogo e si avvicina a quel loculo, soprattutto noi Urbinati, si è presi da un senso sgomento di vedova solitudine e di soggezione religiosa. Come accostarsi al fornetto di un famigliare. Perché in quel sarcofago giacciono le ceneri illustri di un illustre Cittadino. Che sappiamo essere appena dietro il vetro. Nella sua casa di morte. Per narrarci la spaccatura tra la vita e l’orrore della morte. Sono quelle ceneri, che sappiamo così prossime, in quel simulacro pieno, a evocarci l’omaggio accorato e silenzioso. La celebrazione della sua perdita. E non l’umiliazione del suo contenitore. Che ci obbligherebbe a rimetterci al languore volgare di una tomba vuota, per di più finta, poi spostata, senza alcun rimando, come accadrà in Urbino.

La Città non ne diventerà più ricca, nè più gloriosa. Quand’anche la allocassero nel luogo meno occasionale. Seppure avendo evitato il delirio faticoso ed inutile del cercarlo e trovarlo. Una tomba vuota, per di più finta, mettetela dove volete, rimarrà sempre l’inutile e sterile eco di una mancanza. Una volgare disappropriata simulazione. Una blasfemia che offende la Città. Così autentica e reale.

Fu Sgarbi l’anacronistico, per primo a promuoverne l’iniziativa. Partorita con naturalezza, dall’uomo più finto al mondo. Che della Finzione ha fatto strumento strutturale della sua vita. Il poveretto. Che deve ingegnarsi ogni volta, nudo mentre defeca glabro nella tazza di un bagno, flaccido ed ancora snudato, allungato sul divano ed in mille altri modi, ostinato ogni giorno, ad offesa di sé e del mondo, a montare patetiche finzioni, continue finzioni, per ribadire, bambino infelice, una sua improbabile personalità, irrisolta. Chi altri sarebbe Sgarbi diversamente dalle sue disabitate Finzioni?

L’opposizione in Consiglio Comunale ha chiesto al Sindaco la revoca delle nomina a Pro-Sindaco dell’Olgettino Sgarbi. Il Sindaco da par suo, che finto lo deve essere a forza, in quanto per mascherare la sua riprovevole ignoranza sì è dovuto autonominare Assessore alla Cultura, (finzione delle finzioni) roba da accapponare la pelle dei morti, se ne guarda bene dal procedere.

Io avrei proceduto diversamente dall’opposizione. Avrei promosso un referendum cittadino per vietare la Città di Urbino ed il suo Patrimonio a Sgarbi, come indesiderato. Se questa è una Città di depensanti o di morti, come a Lui piace spesso dire, bene, ne stia lontano. E lasciamo stare Raffaello. Che è ormai Patrimonio Universale. E pertanto va solo inseguito nell’ordine che Lui stesso ha scelto, amandolo.






Questo è un articolo pubblicato il 25-11-2020 alle 22:37 sul giornale del 25 novembre 2020 - 215 letture

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