Cannabis Light a Urbino: dove comprarla

6' di lettura 18/01/2021 - Urbino è un paesino della provincia di Pesaro e Urbino, che conta appena 14 mila abitanti. Il nome della città deriva molto probabilmente dalla parola latina urvus, che stava ad indicare il manico ricurvo dell’aratro.

Città dalle antiche origini romane, grazie alla sua posizione strategica venne fortificata con alte mura perimetrali. In seguito al declino dell’Impero Romano, fu conquistata dai bizantini e annessa nella Pentapoli Annonaria, fino a quando sotto il dominio dell’impero di Carlo Magno fu assegnata, insieme ad altri centri dell’Italia centrale al dominio della chiesa, diventando un’importante sede vescovile. Grazie al celebre Federico da Montefeltro, abile diplomatico e patrono di arte e letteratura, sotto il cui governo, che durò per buona parte del XV secolo, la città ebbe profonde ristrutturazioni e riorganizzazioni strutturali, che la portarono a diventare uno dei più importanti centri del Rinascimento italiano. Caratteristiche rinascimentali che conserva ancora oggi nei vicoli e nei monumenti più importanti, tanto che nel ’98 il suo centro storico fu dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.
Nella città ducale, come nel resto del territorio italiano, con l’approvazione della legge n.242 del 2 dicembre 2016 sulla legalizzazione del commercio della cannabis light, sono diventati sempre più presenti gli esercizi commerciali specializzati nella vendita di cannabis light e prodotti derivati come oli, cosmetici, infusi, e svariati altre derivazioni della pianta di canapa. Molti di questi si sono anche avvicinati all’e-commerce, e non è difficile trovare in rete aziende che non hanno un negozio fisico ma il cui commercio è totalmente online. Esercizi per i quali c’è stato un rischioso investimento da parte dei proprietari, che andando anche contro all’opinione generale, hanno creduto e creduto tuttora in questo mercato nuovo e controverso, ma dalla rapida crescita.

Quadro normativo in Italia

In Italia, infatti, ancora oggi è forte la tendenza alla criminalizzazione della cannabis. Questo anche a causa di alcune leggi da parte del Governo. È dell’ottobre 2020, l’approvazione di un provvedimento del ministro della salute Roberto Speranza, che ha inserito nella tabella dei medicinali a base di sostanze stupefacenti i prodotti ad uso orale a base di cannabidioli (CBD), estratti dalla canapa. Provvedimento che mette al bando qualunque farmaco contenente quindi i cannabidioli, componenti chimici che vanno ad inibire le neurotrasmissioni legate al dolore e hanno evidenti proprietà rilassanti, antinfiammatorie e antidolorifiche. Una decisione che rischia di mettere in crisi la green economy e l’occupazione giovanile, visto che gli imprenditori in questo mercato sono per la maggior parte under 30, e che va in netto contrasto col parere dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che si è raccomandata fortemente il contrario, riconoscendone il valore terapeutico della cannabis.

Eppure, nel 2016 sembrava si stessero facendo dei passi avanti. Con la legge 242 del 2016 fu fatta una profonda revisione della legislazione precedente, che poneva grossi limiti alla coltivazione della cannabis light. In particolar modo negli anni ’70 e ’80 c’era una forte repressione da parte delle forze dell’ordine nei confronti dei coltivatori di cannabis sativa per fibra o per seme. Col decreto n.242 venne regolamentata la coltivazione di cannabis light, con un contenuto di tetraidrocannabinolo (THC), sostanza che causa la tipica sensazione inebriante, inferiore allo 0,2%. Furono introdotte altre varietà coltivabili, tra cui cannabis sative italiane, rigorosamente certificate e che non necessitavano di autorizzazione per essere coltivate e venne fatto un elenco dei prodotti che si potevano ottenere e commercializzare. Neo del decreto era la non citata possibilità di produzione finalizzata alle sole inflorescenze di cannabis light, che non era esplicitamente menzionata dal legislatore. Buco normativo in cui nel tempo si sono inserite tante aziende del settore.

Cannabis terapeutica

La cannabis terapeutica, o anche definita medicinale, si intende l’impiego in ambito medico di inflorescenze di cannabis light nel trattamento di patologie croniche. La cannabis utilizzata è sottoposta a un rigoroso controllo nel corso dell’intero processo produttivo, in particolare nella crescita per cui non è utilizzato alcun tipo di pesticida o fertilizzante. Sono, poi, scelte specie di cannabis che contengono quantità controllate di THC e CBD.

In America, le Cure con cannabis medica sono sempre più comuni, e negli stati che hanno legalizzato la sostanza, l’utilizzo è stato allargato anche a bambini e perfino neonati affetti da svariate patologie. Prime tra tutte è l’epilessia, su cui si stanno avendo incredibili risultati. Questo grazie ai cannabidioli che hanno effetti psicoattivi sul sistema endocannabinoidale del nostro cervello, regolando e rallentando le attività dei neurotrasmettitori, che nei pazienti epilettici sono sempre attivi. Effetti sorprendenti sono avuti anche in bambini soggetti ad autismo e da leucemia.

In Italia l’utilizzo di cannabis terapeutica è a discrezione e responsabilità del medico, che può scegliere un percorso di cura a base di cannabis al fine di attenuare i sintomi del paziente, qualora altri farmaci non siano stati sufficienti al trattamento. È necessario, pertanto, che il medico ottenga il totale consenso da parte del paziente al trattamento mediante sostanze a base di cannabidioli e tetraidrocannabinolo, specificando le particolari esigenze che giustificano il ricorso alla procedura. Procedura che prevede l’assunzione del medicinale o per via orale, tramite ingestione di un’infusione del preparato galenico in acqua bollente, o per vaporizzazione, cioè assumendo il preparato per inalazione mediante il riscaldamento di un dispositivo elettronico apposito che genera vapore.

Le patologie, per cui può essere prescritto questo tipo di cura, sono state inserite in una lista redatta dal Ministero della salute e pubblicata in un decreto ministeriale del 2015. In questa lista rientrano le terapie per ridurre il dolore cronico, il dolore legato alla sclerosi multipla, alle lesioni al midollo spinale; per eliminare la nausea causata dalla chemioterapia e terapie Hiv; per stimolare l’appetito nei soggetti affetti da anoressia e cachessia; nel ridurre gli effetti spastici negli affetti da sindrome di Tourette e di Gilles.

Proprio in seguito all’efficacia di tali terapie e alla sempre più crescente richiesta, a partire dal 2018 il Ministero della Salute ha stabilito degli accordi, con industrie produttrici, per produrre sostanze di origine vegetale a base di cannabis, così da garantire l’accesso alle suddette terapie ad un costo più moderato, cercando di contrastare anche la produzione non autorizzata e illegale.






Questo è un articolo pubblicato il 18-01-2021 alle 17:29 sul giornale del 19 gennaio 2021 - 134 letture

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