La cura

mano mani 2' di lettura 19/01/2021 - Spesso mi assale lo sconforto. Un senso di profonda amarezza. Un abbattimento morale che non è dato dalla Pandemia. O perlomeno non solo da questa, per sua natura già immorale. Piuttosto da quell’abbietto frastuono, scombinato ed a tratti senza ragione, in cui si è venuta a configurare la nostra Dimensione di Comunità.

Intesa come quell’insieme di individui che dovrebbero condividere uno stesso ambiente, una stessa organizzazione, stessi interessi, stessa lingua, stesse tradizioni, stessa religione, in ragione di un Comune senso di identità e di appartenenza.

Invece, mai un respiro concorde. Mai un ascolto. Più un disperdersi continuo di bisbigli, che diventano sempre più penetranti e graffianti, tendenti al risucchio, dove tutto è messo in discussione per sviare la morte. Morte fisica e sociale.

Si è diventati tutti padroni. Scioccamente autorevoli. Gli uni contro gli altri. Distanziati. Orchestrati in ambiziose rivendiche di parte. Adescati da livori antichi. Da astuzie. Da scaltre promesse. Che non progettano mai un futuro. Ma lo interrompono. Sporcando l’acqua dove necessario. Lacerando lenzuola di bucato, ove ne fosse il bisogno. Al fine di sortire suoni differenti. Specchi libertari.

Avvampi di rifrazioni rivelatrici, fantasticate da negazionisti individualisti e populisti, che avendo a male se stessi ed ingannando la loro solitudine, fronteggiano spavaldi come venditori ambulanti, spesso con parole precarie, prive di senso, quel respiro forte, unico e concorde, necessario alla condivisione dello spartire insieme, valori Comuni.

Una Dimensione di Comunità ha bisogno di Cura. Che non è un software. Ovvero una App. Piuttosto una diligenza. Un impegno premuroso del provvedere. Come atto di amore laico. Che impegna il nostro animo ed il nostro corpo.

Cura è partecipazione. Assiduità. Apprensione, inquietudine. Terapia che serve a prevenire. A guarire. Tendente a legare più che a disgiungere. Pari a quella che riversiamo ai nostri figli, nella dimensione Comunitaria di famiglia.

Cura è reciprocità. Che in opposto alle ragioni degli individualisti libertari, è la sola a garantire dentro un obiettivo sociale, lo spazio in cui l’individuo possa vivere e realizzarsi. Senza gare o primati. Allontanando fantasmi. Dentro una paura decifrabile e controllata. Per niente allucinata. Così da permetterci di capire assieme dove siano gli ostacoli e ritrovare la pace perduta.

Oggi il cielo è azzurro. Di un azzurro ingenuo e timido. Che si promette a tutti, indistintamente Comunitario, con la Cura di annunciarci ancora una speranza.






Questo è un articolo pubblicato il 19-01-2021 alle 07:42 sul giornale del 19 gennaio 2021 - 190 letture

In questo articolo si parla di attualità, articolo, bruno malerba

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/bJ2D





logoEV