Piani di Controllo faunistici, le associazioni ambientaliste ed animaliste scrivono all'Assessore Carloni

cinghiali 3' di lettura 19/02/2021 - "La politica degli abbattimenti è risultata fallimentare, ora si volti pagina!", lo dichiarano le associazioni ambientaliste ed animaliste delle Marche ENPA, GRIG, LAC, LAV, LIPU, la Lupus in Fabula, Pro Natura e WWF, in risposta alla lettera che la Cabina di regia delle associazioni venatorie marchigiane ha inviato al vicepresidente ed assessore regionale alla caccia Mirco Carloni, per sollecitarlo all’attuazione dei Piani di Controllo delle specie cinghiale, volpe, corvidi, piccione e nutria.

Se l’assessore Carloni vuole veramente aiutare l’agricoltura marchigiana, lo può fare rispettando anzitutto l’art. 19 della Legge n. 157/92, rimasto finora inapplicato dalle Regioni nella parte relativa all’adozione di un vero Piano di Gestione, che prevede, in via prioritaria, l’attuazione dei metodi ecologici e preventivi che, se applicati, avrebbero già da tempo risolto la maggior parte dei problemi. Solo con l’utilizzo di questi metodi si potranno realmente dare soluzioni concrete ai problemi degli agricoltori, senza ricorrere all’inutile, ancorché esecrabile, ricorso alle armi, peraltro eseguito fuori dall'ambito del consentito dalla normativa nazionale, ovvero non dalle figure pubbliche preposte, come ad esempio la Polizia provinciale, ma da soggetti privati, come i cacciatori!

Evidentemente non sono bastate ben 7 Sentenze della Corte Costituzionale, con cui si è stabilito che soggetti “privati”, che poi sistematicamente si rivelano essere dei cacciatori, non possono essere coinvolti nelle operazioni di “controllo” faunistico. È dunque illegittimo avvalersi di squadre di cacciatori come “coadiutori” degli organi pubblici di vigilanza venatoria, perché il controllo delle specie selvatiche (in periodi e zone di divieto di caccia), spetta esclusivamente agli agenti di Polizia provinciale! I politici e gli amministratori regionali continuano invece imperterriti a violare palesemente la legge in favore del mondo venatorio, dando la possibilità ai cacciatori di sparare praticamente tutto l’anno, con il pretesto di presunti e mai dimostrati danni “devastanti” alla biodiversità, all’agricoltura, alla selvaggina stanziale ecc..., causati dalle specie che si vorrebbero sottoporre a “controllo”.

In oltre vent’anni di “controlli” faunistici, la vecchia politica degli abbattimenti si è rivelata infatti totalmente fallimentare. L’esempio più eclatante è dato dalla caccia al cinghiale in braccata, che determina la destrutturazione dei branchi, l’aumento della prolificità delle femmine e la dispersione dei giovani cinghiali anche nelle aree urbane. Non solo, il ricorso sistematico ai cacciatori, che traggono poi lauti profitti dalla vendita delle carcasse dei cinghiali abbattuti durante le braccate, ha generato un grande commercio clandestino di carne di selvaggina, ed ha creato un enorme conflitto di interessi, perché è chiaro che i “cinghialai” non permetteranno mai che i cinghiali diminuiscano di numero o che addirittura vengano eradicati, essendo per loro una preda di rilevante interesse economico!

Chiediamo quindi all’assessore regionale alla caccia Carloni la piena attuazione dell’art. 19 della Legge 157/92, che prevede appunto la prioritaria utilizzazione dei metodi ecologici e preventivi, di cui l’ISPRA dovrà poi valutarne l’efficacia.

Sottoscritto da: ENPA, GRIG, LAC, LAV, LIPU, la Lupus in Fabula, Pro Natura e WWF Marche






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-02-2021 alle 17:31 sul giornale del 19 febbraio 2021 - 379 letture

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