URCA Pesaro-Urbino: "La diminuzione del numero di cinghiali è obiettivo da perseguire, non da contrastare"

cinghiali 3' di lettura 14/03/2021 - Questa Associazione apprende con incredulità delle dichiarazioni effettuate da otto capisquadra di cinghiale in una lettera datata 02 marzo 2021.

Dalla lettera, indirizzata alla Regione Marche, alla Riserva N.S. Gola del Furlo, ai due A.T.C. provinciali, al CRAS e alle Presidenze di Federcaccia regionale e provinciale, si apprende che “il numero degli abbattimenti delle otto squadre la cui U.G.C. è adiacente alla Riserva Naturale Statale Gola del Furlo si è ridotto in questa ultima annata venatoria del 35% rispetto alla media degli ultimi 10 anni”. Sempre che il dato relativamente agli abbattimenti sia vero non ci capacitiamo di come si possa essere dispiaciuti da questa notizia. I danni alle attività agronomiche causati dal Cinghiale, negli ultimi anni, nella nostra Provincia, sono stati sempre più ingenti e questo non può che denotare un numero eccessivo di cinghiali presenti nel territorio provinciale. Nel P.F.V.R. 2020-2024, ad oggi lo strumento tecnico più aggiornato e completo per una valutazione e un’analisi dei danni causati dal Cinghiale nella nostra Provincia, viene evidenziato come i danni siano maggiormente registrati nei Comuni confinanti con le Aree Protette, in particolar modo proprio nei territori limitrofi alla Riserva Naturale Statale “Gola del Furlo”. Riteniamo, quindi, doverosi gli interventi di contenimento della specie messi in atto dalla Riserva per ristabilire la densità agroforestale del Cinghiale e ci auguriamo che l’Ente perpetri sulla strada percorsa finora.

Nella novellata lettera dei capisquadra, oltre ai temi affrontati “per sentito dire”, ai quali riteniamo superfluo dare riscontro, si chiede di limitare il prelievo in caccia di selezione ad opera dei selecacciatori non individuati dalle squadre di braccata. Da un’analisi della suddivisione dei prelievi di Cinghiale realizzati nelle diverse tecniche di caccia si evidenzia in modo macroscopico come, a livello regionali, nelle serie storica analizzata dal “Piano regionale di controllo del Cinghiale 2013-2022”, l’attività venatoria in braccata comprenda il 90% c.a. di tutti i cinghiali abbattuti. Sempre su scala regionale, esigua è la percentuale di prelievi con la caccia di selezione (6,5% c.a.) ed estremamente marginale la percentuale di prelievi realizzati con la tecnica della girata (3,5% c.a.). Dal contesto nazionale, in via assoluta, non è possibile determinare quale tecnica di caccia sia più efficace, ma certamente utile sarebbe l’applicazione sinergica di tutti i tipi di caccia. Infatti, riteniamo che l’enorme squilibrio dei prelievi realizzati nelle diverse tecniche di caccia non può che essere considerato un fattore critico soprattutto se messo a confronto ad altre realtà regionali nelle quali, in alcuni casi, si registra il 40% c.a. dei prelievi in caccia di selezione facendo registrare un conseguente drastico calo dei danni alle coltivazioni agricole. Questo, dovuto principalmente alla maggior efficienza del tipo di caccia (selezione) nell’affrontare le criticità che la specie Cinghiale può provocare verso le economie agricole dal momento che questa può essere esercitata tutto l’anno e, quindi, anche nei periodi di maggior impatto (primavera-estate).

Per concludere, precisiamo che i selecacciatori, come qualsiasi altro cacciatore, paga le profumate tasse previste per l’esercizio dell’attività venatoria e, questo, concede il diritto di esercitare l’attività venatoria al pari degli altri cacciatori nel rispetto delle leggi nazionali e regionali. Inoltre, preme evidenziare che la fauna selvatica è “patrimonio indisponibile dello Stato” e non può e non deve appartenere solamente a qualcuno.


da Unione Regionale Cacciatori dell’Appennino
Sezione provinciale Pesaro-Urbino







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-03-2021 alle 21:39 sul giornale del 14 marzo 2021 - 160 letture

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