Ogni albero è un monumento, ma non in Urbino...

Nuovo anno nuovo taglio, la poca propensione alla difesa ambientale della Giunta 2' di lettura 17/04/2021 - Ogni albero è un monumento. Un prodigio della natura. Il frutto di una fatica secolare della stessa per procurare ossigeno alla nostra vita. Chi abbatte un albero pertanto, commette un omicidio biologico. Oltrechè culturale. Ovvero un danneggiamento delittuoso al bene comune. Un esecrabile atto di barbarie come sporcare l’acqua di una fonte. Come uccidere un cavallo. Insanguinare un cane.

Gli alberi sono architetture viventi. Monumenti primitivi. Sono il patrimonio naturalistico che presidia il paesaggio. Ne scolpisce le travature facendone una stupefacente visione, di rado concessa agli uomini, con tanta finezza ed armonia.

Guardare un albero nelle prime gemme della sua breve fioritura, in una natura che sappia ancora di inverno, rincuora la vita. Quelle gemme sono il segno di una sua vita interiore. Misteriosa. Che inizia da un seme. Una ghianda. Che diventerà quercia silenziosa. Divinità. Possente nella sua chioma. Che respira. Assieme agli uccelli annidati nei suoi rami.

Abbattere un albero dunque, è troncare tante vite.

Non in Urbino. Dove gli alberi rappresentano ingombri. Che divorano slarghi. Impediscono parcheggi. Ostruiscono prospettive. Gli alberi in Urbino sono elementi ostativi. Disturbi. Barriere divergenti. Futili intralci. Pertanto da eliminare. Questo ha deciso il Sindaco, di professione agricoltore, per di più biologico. A me, questa mezza divinità dei boschi, pare un uomo a rovescio. Un ossimoro. Bassamente lucido. Dopo quelli abbattuti fuori Porta S. Lucia, continua nell'incessante liturgia di distruggerne altri, al fine di liberare la vista ad una brutta Chiesa che pare un gianduiotto.

Questo gesto insano dello spianare la terra che gli è proprio, segue tuttavia, in una stretta continuità e correlazione lo smantellamento di altri alberi, altrettanto vitali e necessari, metafore dalle forme umane, anch'esse di radici profonde, che abitano gli spazi della Città, ovvero il bosco umano di Cittadini. I quali, sono costretti a sradicarsi dal centro storico, ormai invivibile, nella più completa e colpevole indifferenza. Di modo che, nel breve di questa Città, così minuta e fragile, ci toccherà guardarla senza l’inutile ombra all'esterno e vedova di ogni vita al suo interno. Una spianata.

Tuttavia, il Sindaco, Assessore alla Cultura, deve aver accusato un senso di colpa. Allora, per sanare il debito e ristorare il suo spirito, ha pensato bene di ammaliarci, rassicurandoci con delle visioni di un secondo tempo, trascorso il primo, installando sul secondo torrione, un abbozzo di scultura. Una tragica allegoria rappresentata da un grosso tronco secco di albero. Grigio e senza vita. Mutilato e muto nella sua bruttezza insolente. Esausto di significati. Se non quello di un incanutito futuro già appassito. Un tronco d’albero secco, in mezzo ad un torrione, senza tempo né memoria, che sta per dire sempre qualcosa. Ma nessuno capisce cosa.






Questo è un articolo pubblicato il 17-04-2021 alle 07:57 sul giornale del 17 aprile 2021 - 233 letture

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