Maledetti Torricini!

torricini| 4' di lettura 08/05/2021 - La Bellezza, per quanto vaga ed indeterminata, si manifesta come armonia, ordine, misura. Suscita sempre ammirazione. Piacere. Gioia e seduzione.

Cosa c’è di più bello del bello! tutti la inseguiamo. Perché come scriveva Dostoevskij la bellezza ha in sé un potere salvifico. Ovvero una capacità di influenzare le nostre emozioni ed i nostri pensieri. Di aprirli al meglio, tanto da incidere e sulle nostre azioni e sui nostri comportamenti.

Tuttavia può succedere che questo non avvenga e la Bellezza possa diventare pericolosa. Può succedere infatti che si esaurisca in un batter d’occhi, in uno sguardo, in una passione breve. Narcisa e compiaciuta. Pertanto non sufficiente. Perché senza lasciti. E consumarsi dunque, in una sensazione di estetismo possessivo, tutto interiore, senza generare tensioni capaci di produrne altra ed altro piacere. In questo caso La Bellezza, diventa schermo. Impedimento alla sua propagazione. Inservibile e mummificata. Cippo alla memoria.

È il caso dei Torricini del Palazzo Ducale di Urbino, a strapiombo sulla Città. Bellezza verticale, stanza di museo all’aperto, poesia architettonica dalle geometrie leggiadre, che avrebbe dovuto marcare come alone e misura, l’abbrivio inaugurale ad una progressione di Civiltà Culturale ed Artistica. Al fine di rimodellare intorno, un ambiente altrettanto armonico, ordinato e misurato.

Questo non è successo. Tanto che oggi, quelle ostinate Torri, ci appaiono residuali ed occasionali, nelle brevi casualità del passeggio, all’interno di una Città muta e spopolata, guastata nella sua vocazione, da sembrarci tristemente grottesche ed infantili. Sprovvedute. Utili solo a marcare un significato di distanza dalla loro promessa. Come di qualcosa già accaduto e concluso. Di remota esperienza. Mestamente ridotte a vigilare, con occhi ormai piatti, sul brutto di una Città che sfuma sempre più, verso una inclinazione di degrado che la separa da sé, estenuandola in un sapore di addio. Da luogo disabitato. Senza incontri. Devastato dal traffico.

Maledetti Torricini, se Laurana non avesse mai edificato quella gigantesca statua!! Urbino sarebbe stata una Città come le altre. Indesiderabile come tante altre. Senza canoni estetici. Allora, di buon grado e con sufficiente naturalezza avremmo accettato gli stridenti Ecomostri fuori della cinta muraria. I crudeli quartieri della Piantata, di Mazzaferro, del Sasso. Avremmo guardato con disinvoltura e disinteresse allo spopolamento della Città. Tollerato con indifferenza che i marciapiedi diventassero parcheggi. Che oltre cinquemila targhe di automobili spurgassero di gasolio la Città. Così da farla diventare un enorme garage all’aperto nonché Autogrill di Bar e Pizzerie al taglio, nella dissoluzione del Corpo dei Vigili Urbani. Avremmo per contro, soprasseduto alla svendita del suo patrimonio. Esultato per l’improvvido trenino rosso di allampanati turisti. Guardato con meridionale fatalità alla discarica di Cà Lucio, immersa nel cuore più intimo di un infinito Leopardiano. Non avremmo covato rimpianti per il Parco della Rimembranza, chiuso da anni. Grande emozione invece per le Sagre. Per l’abbattimento dell’inutile ombra degli alberi. Eccitazione a cuore aperto per il ripristino della ferrovia. Per la pista ciclabile. Per il Parco dell’Aquilone.

Maledetti Torricini, come saremmo stati bene! Senza la vostra intensità, nessuno avrebbe vissuto l’inquietudine per i cinque anni trascorsi con un falso Assessore alla Cultura come il falso Sgarbi. Coi suoi falsi. Le sue false Principesse. La falsa Tomba di Raffaello. I suoi falsi quadri. I suoi stupidi editti. La sua insensata Casa della Poesia. I suoi deplorevoli eventi. Le sue mostre avvizzite. Ancora! senza l’ingombrante vostra presenza che arrossa i tramonti ed allungava i nostri dopocena d’estate, avremmo persino accolto con indifferente tolleranza il goffo Sindaco agricoltore, capace di trasferire la tecnica del campo a maggese alla Città. Per farne una Città a maggese. Senza abitanti. Svuotata di tutto.

Maledetti Torricini! utili ormai solo ai gadgets di coppe e trofei e gagliardetti o cartoline. Anche la vostra inutile maschia bellezza, annichilisce nell’impotenza di erotizzare una Città vedova. Il Rinascimento che annunciavate si è perso. La Città si è rimbecillita. Diventando garzona di balneari, saltuari turisti in infradito o del graffiante affaccendarsi di studenti ubriachi che ballano su ogni cosa, senza nemmeno degnarvi di uno sguardo.






Questo è un articolo pubblicato il 08-05-2021 alle 21:43 sul giornale del 08 maggio 2021 - 345 letture

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