"Non è di TSO che abbiamo bisogno, la scuola è il luogo deputato all'esercizio costante della ragione"

2' di lettura 12/05/2021 - Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un gruppo di docenti di Urbino, Fano e Pesaro in merito all'episodio dello studente fanese sottoposto a TSO per essersi rifiutato di indossare la mascherina in aula ed essersi incatenato al banco.

Un anno abbondante di DAD ha messo a dura prova studenti, insegnanti e genitori, tutti confrontati con una situazione inedita e piuttosto fluida, dalle ripercussioni didattiche e psicologiche talmente pesanti da rischiare di protrarsi ben oltre l’emergenza ed ipotecare anche i prossimi anni.

Proprio per questo, è fondamentale che la scuola resti spazio di dialogo e di pluralismo e non si pieghi a fare da cassa di risonanza al dilagare di fenomeni di isteria e fobia alimentati dalla diffusione pandemica. Al di là delle responsabilità dei singoli, che accerteranno le autorità competenti, è inaccettabile che uno studente, per avere inscenato in classe una protesta contro l’uso della mascherina, venga portato in ambulanza al Pronto soccorso e qui sia sottoposto ad un TSO. E’ altrettanto inaccettabile che si cerchi l’istigatore di questa condotta non conforme al protocollo di sicurezza anti-Covid in un non meglio precisato cinquantenne no mask che avrebbe plagiato il giovane e che andrebbe fermato prima che faccia altre vittime.

Pensavamo che gli untori si fossero spenti con le pesti del Seicento, che la caccia alle streghe fosse stata definitivamente archiviata con gli ultimi processi sul finire del XVIII secolo, così come ritenevamo che la psichiatrizzazione del dissenso fosse una vergogna dei regimi totalitari, ai quali siamo sempre pronti ad impartire lezioni di democrazia.

Il gravissimo episodio avvenuto in una scuola superiore di Fano alcuni giorni fa ci fa riflettere sulla necessità di individuare e combattere sul nascere derive di tale genere che trovano oggi un terreno particolarmente propizio nel clima di paura scatenatosi intorno al Covid 19. Non è di TSO che abbiamo bisogno per fare fronte alla pandemia, ma di una migliore sanità pubblica e di un’accettazione razionale dei rischi che, comunque, comporta la vita associata. E la scuola dovrebbe essere proprio il luogo deputato ad un esercizio costante della ragione che, se è tale, non sa che farsene di ricoveri coatti ed interventi delle forze dell’ordine. Restiamo umani, non permettiamo alla paura di stravolgere la relazione educativa ed i rapporti interpersonali.


da Fernanda Mazzoli
per conto di un gruppo di docenti di Fano-Pesaro-Urbino





Questa è una lettera al giornale pubblicata il 12-05-2021 alle 12:40 sul giornale del 12 maggio 2021 - 167 letture

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