Una palestra contro il verde

3' di lettura 16/05/2021 - Ora la Palestra. Di là della strada, giù dalla scarpata, dove il paesaggio si ferma, per aprirsi alla luce della vallata che punta la marina.

Il Sindaco, tenace ed amabile ingegno biologico, rispettoso dell'ambiente nonché indolente amante del frastuono metallico di motori che frustrano il silenzio della Città, dopo avere abbattuto indegnamente per sé e per il paesaggio diversi alberi poco più avanti facendone scempio, persegue nella sua sorda finzione ecologica straziando altro verde, al fine di aderire alla necessità del Liceo Artistico di disporre di una Palestra.

Credo che questo Signore, oscilli tra modalità particolari ed irrisolte. Incalzato dalla sottile disperazione di non conoscere il senso di una Città. Di non averne basi cognitive. Mi vien fatto di credere che attraverso il suo guinzaglio mentale, Lui veda la Città non come il luogo dove si strutturi ed orienti una relazione sociale in un ambiente ordinato e civile. Ovvero dove l'individuo interagisca all'interno di un gruppo, per sviluppare quelle dinamiche di personalità ed appartenenza. Piuttosto la concepisca, come luogo aperto, di spazi vuoti disabitati ed induriti dalla disciplina di pareti intonacate, robuste, che vanno a disegnare un perimetro attrezzato, senza ordine, da attraversare senza rendersi conto della terra che si sta calpestando.

Una terre verde, nel caso. Obliqua e periferica. Con al limite della spianata, un campetto da calcio adiacente ad un altro da basket. Una Palestra naturale all'aperto. Ristoro e funzione per l'assolato e senza panchine quartiere della Piantata. Abbandonati a sé ovviamente, tra lordure di cani e grovigli d'erba, come si conviene d'abitudine in Urbino. Il Liceo è lassù. Lento e stanco. In un controsenso di cemento. Nemico della bellezza. Dalle forme respingenti. Investito da una luce grigia di lamiere ondulate. Incomprensibile nella sua sagoma. Votato alla modernità. Senza nessun legame col passato. Senza pudore. Partorito dalla mente dal celebre architetto De Carlo. Che, arrivato in Urbino con una possente raccomandazione di Elio Vittorini a Carlo Bo, nella sua ingenua evoluzione progettuale di edificare una Scuola, mai avrebbe pensato che questa abbisognasse di una palestra.

Dipendesse da me, quell'edificio lo abbatterei. Purtroppo questo non succederà. Ci toccherà subirlo, indolente ed equivoco nella sua incessante, malinconica bruttezza. Tuttavia, a lato del plesso, esiste uno spazio notevole, addomesticato a parcheggio, tra polvere di breccino da discarica ed avanzi di qualche rovo. In quello slargo, ci starebbe una palestra Olimpionica. Senza creare ulteriori urti e disturbi oltre a quelli già esistenti. Ma per l'attento Sindaco, esteta e raffinato Assessore alla Cultura, questa soluzione corromperebbe la vista museale del manufatto dell'Architetto. Ecco allora il bisogno di abbandonarsi alla seduzione sconfortante di impiegare altro verde, giù sotto la strada in una zona urbanizzata.

Ma il verde è indispensabile. Con una manutenzione pianificata, può fare la differenza tra il vivere bene in un quartiere, in una Città. Già di troppo, ne abbiamo sacrificato con l'ecomostro del Consorzio. Molto altro, con quello del Parcheggio di S. Lucia. Se dovessimo cederne ancora avremmo infine una Città cinturata da continui sbalzi di cemento armato. Ed Urbino non ha bisogno per certo di cemento. Piuttosto di un Sindaco. Un Sindaco sensibile. Che non rimugini continue rovine e non volti le spalle ad un degrado che comincia sempre da piccole cancellazioni o piccole alterazioni, che lì per lì non indignano mai nessuno.






Questo è un articolo pubblicato il 16-05-2021 alle 03:28 sul giornale del 16 maggio 2021 - 190 letture

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