Il marciapiede di Gadana

5' di lettura 10/06/2021 - Il Sindaco Gambini, gongolandosi come una puerpera dopo l’evento, annuncia l’avvenuta realizzazione del marciapiede per Gadana. “Dicesi marciapiede una parte della strada riservata al transito pedonale più o meno elevato solitamente delimitato da un cordolo in cemento”. Quello che il Sindaco millanta, ha la parvenza di una gettata d’asfalto, separata dal resto della carreggiata, da un pesante guard-rail ricoperto di legno color cacca.

Del tutto simile a quelle strutture impervie che limitano i tratturi montagnosi del Nepal. Due anni per la realizzazione. Iniziata astutamente in campagna elettorale, giusto la settimana prima della sua elezione al secondo mandato. Furono allora, in quel breve, un fragore di ruspe ed un pullulare di operai. Che cessarono appena dopo la nomina. Quel primo stralcio costò cento mila euro. Aumentati in corso d’opera, nel breve di quella settimana, di altri cinquantamila. Poi due anni di vacanza per distruggere la memoria di quell’inizio. Infine oggi, il vanto, il merito, l’orgoglio.

Nessuno conosce il nome del rigattiere fornitore del guard-rail. È presumibile che sia lo stesso che da sempre consegna il Sindaco alla sua tragica e singolare idea di bruttezza. Dalla quale non sa come difendersi. Perché è quello il suo misterioso mondo. Dove purtroppo per lui, è costretto ad adattarsi. Con squisito rigore e continuità. Lo stesso mondo che abbiamo riscontrato anche nell’interludio della sciapa celebrazione del compleanno del Duca. Dove tra gli ornamenti grotteschi e gli accumuli di non senso che irradiavano la Piazza Rinascimento, svettavano degli Ulivi dal tronco adulto, alti all’incirca tre metri, in vaso. Come dei gerani. Se penso a quella costrizione assurda, iniziata da uno sradicamento e continuata con la recisione delle radici, che in un ulivo sono tre volte la fronda, mi fa l’effetto di guardare con occhi brevi, l’insultante sorriso gelato di un bambino innocente, a cui vengono amputati i piedi.

Ma queste sono vaghezze direte, marginalità pretestuose, piccole negligenze, abbozzi estetici trascurabili, che non deviano l’attenzione dallo straordinario impegno che il Sindaco agricoltore ed il suo vice agronomo, profondono nel realizzare quella Transizione Ecologica ed Ambientale che da un po’ ingrossa la Città di attese. Già, ad essere attenti, se ne percepiscono evidenti segnali. A cominciare dall’abbattimento di inutili alberi che hanno dimagrito l’inutile paesaggio. E non è poco. Dentro le mura, è un crepitare incessante di incendi, pari a fremiti voluttuosi di una Comunità che si prodiga in una sorta di trasmigrazione mentale, verso l’idealità del diventare Città Virtuosa. Un gran daffare. Vivo nella immaginazione del Sindaco. Partecipato dai Cittadini all’insegna di una Sostenibilità Ambientale. I quali senza costernazione, hanno già ridotto l’inquinamento atmosferico da anidride carbonica dovuto al traffico. Lasciando a casa le auto. Destando quindi, il profilarsi di nuovi stili di vita. Più sobri. Assieme alla moltiplicazione di pannelli solari che emergono come funghi per l’uso di acqua calda ed al Risparmio Energetico della macchina Comunale e delle sue strutture pubbliche. Particolare riguardo e di notevole sostanza, è stato dato alla conservazione del Suolo. Nessuna negligenza architettonica di tardive Palestre, sarà mai più permessa. E qui, lasciatemelo dire, proprio in questo capitolo che si disvela l’animo vero, più intimo, dell’operoso Sindaco. Nel momento in cui cede e si sposa allo spirito dell’illustre Architetto-Designer Giò Ponti, che sognava una Architettura senza Architetti. Spontanea. Come era stato per gli illustri Borghi di Italia. Una finezza straordinaria, quanto reale. Che ci accalora. Tanto da farcelo sentire più vicino, ora che con encomiabile tormento e fatica, elabora sofferti e meditati progetti, disegnando nell’aria visioni, innumerevoli visioni e scenari e prospettive a priori ed a posteriori e piani e programmi, abbozzati, schizzati, coltivati come fiori futuri, poi recisi, in un affanno da grattarsi la testa, tutti a lungo termine, studiati giorno e notte, messi nel cassetto e dopo un istante ritirati fuori, a fronte e nella imminenza di quel Ricovero Europeo da 209 miliardi. Che potrà salire a 300 con gli scostamenti di Bilancio. Ora o mai più si è detto. Ora o mai più. E via, da parte del Sindaco agricoltore e del suo Vice agronomo, a progettare il nostro futuro. Emendando continue visioni, giorno e notte, oltre l’immaginazione. Partecipate nella progettazione. Disgiunte dai soliti regolamenti scritti da Amministratori assieme ad Investitori o ad Imprenditori mangioni. Visioni aperte, dunque. Condivise con la Cittadinanza. In un continuo dibattito. Dio mio! sarebbe un peccato morire adesso. E non poter assistere a questo cambiamento dal basso. Che non è poi così strano. Perché chi conosce il Sindaco sa che non è un accentratore. Piuttosto un uomo defilato, poco appariscente. Nonostante rarissime eccezioni, in cui si mostra col suo medagliere di deleghe: alla Cultura, alla Polizia Locale, ai Lavori Pubblici, all’Urbanistica ed alle Politiche Giovanili. Credetemi, non è nel suo animo apparire. Per cui, dobbiamo concedergli se almeno una volta, credo sia la prima, si fa bello annunciando qualcosa, magari un marciapiede che non sia un marciapiede, o un guard-rail che non sia un guard-rail o se abbatte inutili alberi o non sappia che gli ulivi sono diversi dai gerani e non sappia che Federico va celebrato non per il suo compleanno o per la porchetta della sua Festa estiva. Piuttosto per essere stato un Umanista, che fece il Rinascimento e sapeva di greco e latino ed aveva la più grande Biblioteca del suo tempo e che Vespasiano da Bisticci, attorno al 1468, impiegò due anni, sacrificando quattrocento pecore, per confezionargli un libro da Lui commissionato, che ancora oggi resta il più bel Libro del mondo. E che importa se a noi invece, è dato ancora vivere sotto l’ombra stretta di un ramo, immobili e discosti da ogni prospettiva che si tradurrà fatalmente in un “mai più”?.






Questo è un articolo pubblicato il 10-06-2021 alle 03:16 sul giornale del 10 giugno 2021 - 366 letture

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