Urbino senza futuro, perde tempo ed abitanti

urbino deserta 4' di lettura 17/06/2021 - Urbino senza futuro, perde tempo ed abitanti. Ma questo non è un problema. Nessuno ne parla. Perché Urbino è disordine. Continuo turbamento. Dalle feste di laurea, alla movida, al traffico assurdo ed insolente, all’assenza di qualsiasi controllo. Sono scappati tutti.

I sette anni di questo Sindaco, hanno contribuito definitivamente a farne una Città respingente. Ubriaca di peccati. Inferma di invalidi. Ceduta al peggio. Tanto da non percepirne più l’uso. Nessuno più la abita. Che è come averle cavato l’anima. Facendola diventare squamosa. Snervata e subalterna di gridi e strida di studenti. Vissuta unicamente da qualche frammento di cittadino che abita un corpo, invisibile agli altri, crepuscolare e rassegnato. Tuttavia destinato anch’esso nel breve ad avviarsi oltre il confine circolare delle mura, verso le scamiciate periferie.

Viene da chiedersi dopo, quando tutto sarà successo, quando anche quei frammenti stanchi, trecento o quattrocento che resistono, avranno consumato tutto il consumabile, cancellato ogni memoria delle cose passate, abolito il passato, rinunciato al futuro, distrutto mobili, buttate le stoviglie, lacerato i lenzuoli, quando la Città sarà definitivamente bonificata della loro presenza, cosa resterà di Urbino? Allora bisogna riepilogare il tempo. Contarlo. Per farsene una ragione.

Sette anni di questo Sindaco. Venti, degli altri due che lo hanno preceduto. Un tempo infinito. Sprecato. Ventisette anni di accidia, spesi a comprimere e pressare sempre più Urbino nella sua monumentale placenta. Senza farla crescere. Svilupparsi. Adattarsi ai tempi che mutavano. Ventisette anni indolenti. Senza variazioni. Indirizzati a creare solo situazioni volte a creare altre situazioni. Antitetiche ed uguali. Elaborate da scampoli di promesse. Subito smentite. Duplicati di trasparenze senza prospettive. Goffe di negligenze. Narrazioni. Intenzioni nemiche dei bisogni. Incompatibili col reale. Mai una visione. Mai un avanzamento. Ventisette anni di anomali e grossolani ragazzotti, Sindaci improvvisati. Lontanissimi dai Libri, dalla Letteratura, dall’Arte, dalla Storia, da Urbino. Da quella Urbino che è essa stessa, Letteratura, Arte e Storia. Questi giovani garzoni senza qualità, avrebbero dovuto astenersi. Restare umili e silenziosi spettatori. In disparte. Ad apprendere. A cercare di capire i sensi ed i significati di una Città. Spartirsi dall’ignoranza, per trasferire nella propria coscienza la convinzione che una Città non è fatta di selci o finti marciapiedi e rotonde ed eventi o mostre. Ma è tale, esclusivamente nella relazione tra abitanti. In una relazione stabile. Come insediamento umano stabile. Di uomini e donne. Dell’abitare sociale. Che tra l’altro fa bene alla salute.

Tuttavia, ancora oggi, mentre la Città continua a perdere il suo patrimonio storico, ci si presenta senza pudore alla grande platea di Feisbuc ad illuminarsi di scioccherie, con un linguaggio scarno, di rumore separato dalle parole, per millantare di avere migliorato la vivibilità di Urbino, la sua vivibilità, grazie alle quattro selci sostituite, sotto l’arco di Porta Valbona. Imbrodarsi di orgoglio, per aver reso più accogliente una casa disabitata, sostituendo lo stuoino. Quanta tristezza, quanta puerile incoscienza, quanta visibile colpa in questo coniugare di vuoti! Così da far arretrare ogni buon senso ed intelligenza, ogni diploma, ogni laurea, ogni ragione e ragionamento.

Le Esperienze, le Letture, la Cultura, tutto quello che va a definire la “Conoscenza”, cede malamente ad una dimensione di speranza negata. Dove nessuno mai, si concede l’umiltà del mettersi in discussione. Complice una opposizione che non si oppone, solcata di rughe, che estenua la sua placida e rassegnata vedovanza da ogni invenzione, con trucioli fuorvianti di futili polemiche. Per cui, ogni volta è un nuovo inizio. Un ricominciare daccapo. Che allontana il tempo vero. Quello di un immediato futuro. Mentre la piccola Città bruna dai nobili natali, che ammiccava ad una posterità altrettanto nobile, dovrà nel frattempo imbrunire ancora di più, nell’attesa di una trama diversa. Scritta, magari da una donna. Finalmente un Sindaco donna! Sensibile e disgiunta dalle devozioni. Colta e raffinata. Distinta e seducente. Magari bella. Dalle tette moderne e prosperose. Indice di fertilità e procreazioni. Magari bionda. Di quella chiarità che, Pier Paolo Pasolini ed Hermann Hesse affermavano, bisogna avere nella vita!






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-06-2021 alle 07:58 sul giornale del 17 giugno 2021 - 499 letture

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