Parlando di biblioteche... lettera aperta a Bruno Malerba

libri generico 6' di lettura 24/06/2021 - Caro Bruno, usare la letteratura per porre problemi di natura politica, è cosa buona e saggia, oltre che piacevole per chi ti legge. Altro l’elaborazione di un progetto dimensionato alla realtà di Urbino. Quel furbone del sindaco ha chiuso il discorso spacciando per biblioteca comunale un modesto fondo librario della “Pro-Urbino”, dedicandola addirittura a Ottaviano Ubaldini che si rivolterà nella tomba. Qualcuno allora, molto argutamente, disse che era come avere il treno, ma non i binari.

Provo a farmi capire meglio. Esiste senza dubbio in Urbino l’esigenza di istituire una Biblioteca Comunale che dovrebbe avere le caratteristiche di un centro polivalente per molteplici attività culturali. Nel passato recente era stato presentato un costoso progetto redatto dall’architetto Vidulli ma così generico che avrebbe potuto essere adottato da una qualsiasi realtà urbana di piccole, medie e grandi dimensioni. Il suo fallimento non toglie che la realizzazione di una Biblioteca Comunale sia quanto mai attuale e pressante anche come centro di socializzazione e aggregazione generazionale e stimolo alla sviluppo della civicness (spirito civico) come da te sottolineato.

È necessario, però, dotare il progetto degli indispensabili studi preparatori, propedeutici al progetto stesso: capacità del committente di esprimere le esigenze reali del territorio, analisi quantitativa e qualitativa del bacino di utenza per individuarne i bisogni, indagini di mercato. Un progetto, insomma, che individui la tipologia bibliotecaria a misura dei bisogni della nostra Città indicandone le concrete fasi di localizzazione e di realizzazione. Per quanto riguarda la tipologia si ritiene che l’opzione debba essere ancorata alla sua fattibilità in tempi relativamente brevi. Sembra ancora valida, quindi, la tipologia della biblioteca di servizio, quella per tutti, sul modello anglosassone e scandinavo delle public libreries spuntate un po’ ovunque in Italia negli anni Settanta per iniziativa delle amministrazioni locali.

Altre opzioni sarebbero improponibili nella nostra realtà per gli alti costi di realizzo e di gestione e il sovradimensionamento delle finalità e degli obiettivi. Dunque non serve la biblioteca perfetta che raccoglie tutto ciò che di fondamentale è stato pubblicato e si pubblica nelle varie branche del sapere, magari a scaffali aperti come realizzato nella Biblioteca Europea di Milano, di 50 mila metri quadrati, capace di accogliere 3.000 persone al giorno; né la grande mediateca, centro di consultazione interdisciplinare cartaceo, sonoro e visivo.

Due sono, a mio parere, gli aspetti importanti da considerare:
1. il libro non è destinato a sparire perché resterà, assieme agli archivi, il fondamento dello sviluppo culturale;
2. la telematica, tuttavia, avrà sempre più un ruolo fondamentale nell’organizzazione culturale come è emerso dalle conclusioni della prima Conferenza nazionale delle biblioteche nel lontano, cito a memoria, 2005. Da allora molto è stato fatto. Esiste, infatti, da tempo, il Servizio Bibliotecario nazionale (SBN) che collega a tutt’oggi circa diecimila strutture offrendo in tempo reale più 10 milioni di notizie su altrettanti libri. E non solo, perché già anche da noi il progetto “Manunzio” (versione nostrana dell’inglese “Gutenberg”, dello scandinavo”"Runenberg” e del francese “Artfl”), sta riversando in sito un enorme numero di testi elettronici, dai classici come la Divina Commedia, alla poesia e narrativa contemporanee.

Certo la Biblioteca Comunale dovrà tenere conto di tutto questo ma, ripeto, soprattutto ancorarsi alla realtà urbinate. Una realtà dove hanno sede numerosi Dipartimenti e Istituti universitari che dispongono di una biblioteca centrale e di due altre importanti a Giurisprudenza e al Polo scientifico dell’ex Sogesta e di proprie biblioteche, tutte informatizzate e collegate al SBN e, da ultimo, la Biblioteca di S. Girolamo che a me non dispiace, se non per lo spreco di spazio, che deve ancora essere completata.

Per chi istituire dunque una Biblioteca Comunale a Urbino e per quale tipologia di utenti? Questo é il problema. Ha senso pensare a una biblioteca pubblica ubicata nel centro storico con così pochi residenti, molti dei quali anziani, senza più bambini e fittamente, invece, popolato dagli studenti? In queste condizioni e in questo contesto, come può una biblioteca stimolare l’incontro tra le diverse anime della città? Tutto questo è francamente poco realistico. Occorre prendere atto che l’idea di una Biblioteca Comunale a Urbino non regge, non ha futuro, se non come biblioteca che offra un servizio diverso e alternativo a quello rappresentato dalle biblioteche dell’Università. Una biblioteca di servizio, appunto, con materiale librario, sonoro e visivo (cinema, teatro, musica ecc.), con sezioni per studenti delle scuole e per adulti in cui sia fruibile la consultazione di quotidiani e periodici correnti.

La Biblioteca Comunale potrebbe ospitare una sezione specialistica costituita dalla acquisizione in copia del patrimonio librario del Duca Federico e di Ottaviano degli Ubaldini, ora alla Vaticana. Ad essa andrebbe accorpato, segnale di un luogo identitario cittadino, l’Archivio storico del Comune attualmente smembrato tra la Biblioteca Centrale dell’Università e la sezione dell’Archivio di Stato dopo essere stato per molti anni ubicato negli angusti ed inidonei locali a pianterreno di Palazzo de Rossi, in Via Pozzo Nuovo.

Una soluzione in linea con i suggerimenti dello stesso Manifesto dell’Unesco che fissa i principi delle biblioteche pubbliche invitando ad adeguarle ai mutamenti della società e ai particolari contesti, suggerendo un mix di materiali e di nuovi media. Una biblioteca il cui primo nucleo non richiederebbe una spesa eccessiva e che andrebbe dotata, inizialmente, di opere di carattere generale e di consultazione e in seguito arricchita di specifico patrimonio librario di più vasta e diffusa richiesta: dalla letteratura alla divulgazione scientifica, dalla storia alle scienze umane e sociali ecc. La Biblioteca Comunale potrebbe costituire un’occasione di lavoro per imprese di giovani a cui darla in gestione come è avvenuto a Genova per la “Berio”, tutta informatizzata dal catalogo al prestito. Quanto all’ubicazione sarebbe preferibile un’area-cerniera tra il centro storico e l’immediata periferia dotata di parcheggi e di strutture adeguate di ricezione e accoglienza. Perché non lo spazio della vecchia Feltria occupato da Scienze motorie che si trasferirà, certo non a breve, più sotto nella cosiddetta “buca”? Un progetto che figuriamoci se è nelle corde di Gambini e di una Giunta impresentabile! Questo lo sappiamo io e te e tanti altri, ma è bene lasciare traccia a futura memoria.






Questo è un articolo pubblicato il 24-06-2021 alle 22:08 sul giornale del 24 giugno 2021 - 147 letture

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