Gambineide

maurizio gambini 3' di lettura 03/08/2021 - Da inventore del drive-in nel centro storico a sostenitore della sua pedonalizzazione integrale (o quasi). Un salto nel vuoto senza usare almeno il paracadute della decenza!

Da un po’ di tempo, ma niente avviene per caso anche se la politica non è del tutto una scienza esatta, è in atto una martellante campagna di stampa sulla principale testata locale dove il sindaco Gambini dispensa pillole quotidiane di saggezza amministrativa e di efficiente programmazione degli interventi. Una mirabilia che fa concorrenza a “sua draghità” il capo del governo.

Lo aiutano in questo gli assist del nuovo di zecca gruppo consiliare Urbino e Montefeltro e del suo leader maximo Giorgio Londei che non perde occasione per fargli fare bella figura sia che si tratti del bilancio comunale, di Urbino Servizi/Aset, di un rifacimento di un pezzo di via San Bartolo o della destinazione d’uso di Palazzo Gherardi che, fallito il progetto del PAT (Polo Archivistico Territoriale) e anche quello più modesto del PAU (Polo archivistico Urbinate), il sindaco ha avuto l’ideona di offrire all’Università. E perché, invece, non ospitarvi la Biblioteca comunale, certo non quella attuale, costituita da poche centinaia di libri della Pro-Urbino e/o ricavarne uno spazio per ospitarvi le iniziative dell’associazione culturale “Urbino Arte” vergognosamente cacciata dal Legato Albani dal Collegio Raffaello? Insomma il duo Gambini-Londei fa melina facendo finta ogni tanto di litigare come avviene fra due fidanzati che si sono promessi.

Al di là di questo, richiamo l’attenzione sul fatto che il “gambinismo” come sistema di potere e di comando si aggiorna e si autoalimenta con l’esaltazione del fare costruendo marciapiedi, senza tenere conto dei protocolli dell’Anas, come quello orribile e pericoloso per pedoni ed automezzi che collega Piansevero a Gadana, incurante delle critiche delle opposizioni che in un comunicato congiunto hanno di recente sottolineato, tra le altre cose, comportamenti non esenti da potenziali conflitti di interesse da parte del sindaco e del presidente del Legato Albani Nicola Rossi. E inoltre: può continuare ad affidare a Sgarbi l’organizzazione di mostre ed eventi promossi e finanziati dal Comune con altri soggetti, considerato che l’art.19bis dello Statuto comunale stabilisce che “Il Pro-sindaco non può adottare atti a rilevanza esterna né compiere atti di gestione e non ha poteri o competenze sui settori, servizi, uffici comunali e sui relativi dipendenti”?

Preoccupa soprattutto lo scollamento tra la realtà attuale della città e il suo passato di capitale del Rinascimento italiano e più recentemente di laboratorio urbanistico su cui hanno lavorato grandi architetti da De Carlo a Benevolo, da Aymonino a Piano, mentre l’aggiornamento del Piano strategico per i capricci privati di Sgarbi è stato scippato a Boeri dal giorno alla notte. In questo il sindaco, con il suo “presentismo”, è à la page perché si specchia nella vulgata della perdita della memoria e della storia ormai messe nell’angolo nella rincorsa frenetica di vivere il presente incurante del fatto che senza conoscere il passato non si può costruire il futuro. Vero è che ormai la politica è liquida e non si coniuga più con la morale, e Gambini appare come l’epifenomeno di un Paese sempre più disgregato che ha sostituito il concetto di nazione con quello di identità, dal campanile ai palii, dalle feste del patrono alle tradizioni culinarie, il tutto condito da un populismo deteriore e demagogico, ma ricordi che c’è stato un solo uomo al comando. Però quello era Fausto Coppi.






Questo è un articolo pubblicato il 03-08-2021 alle 11:10 sul giornale del 03 agosto 2021 - 327 letture

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