Lettera aperta al vice-sindaco e assessore Massimo Guidi

3' di lettura 03/12/2021 - Egregio vice-Sindaco e Assessore, l’esito del concorso bandito dal Comune, in cui sua figlia è risultata vincitrice, suggerisce alcune riflessioni, fermo restando che lei si trova in una posizione di oggettivo conflitto di interesse rispetto al sesto punto dell’art. 3 dello Statuto comunale.

Il suo atteggiamento stizzoso ha trasformato un problema di pubblica moralità in una questione privata mentre le legittime critiche attengono esclusivamente al suo ruolo di amministratore. Con furbizia ha cercato di distrarre l’attenzione dal vero problema e strumentalizzato un equivoco dovuto a omonimia come se il fatto che sua figlia avesse vinto il concorso in un Settore dell’Amministrazione comunale piuttosto che in un altro, potesse modificare la sostanza dei fatti.

In realtà né io e né altri abbiamo espresso alcun giudizio su sua figlia, della quale ha esibito il curriculum, né messo in discussione il rispetto delle procedure concorsuali. Sono migliaia, però, i giovani altrettanto bravi e disoccupati che in gran parte cercano lavoro all’estero e quindi come può non ritenere che sia più facile trovare un posto di lavoro in un Comune di cui il proprio padre è vice-Sindaco e Assessore? Lei ritiene sul serio che questo non possa in alcun modo avere influito, non dico sull’imparzialità, ma quantomeno sulla serenità di giudizio delle commissione esaminatrice? E perché, quindi, sorprendersi se molti possono pensare che sua figlia abbia comunque tratto un vantaggio per il fatto che suo padre è vice-Sindaco e Assessore? E lei come poteva non aspettarselo? Qui, in realtà, si è in presenza dello smarrimento del concetto di pubblico e del sentimento civico che intacca la credibilità della politica.

Si tratta di un problema molto delicato e di non facile soluzione. Due sono le strade: vietare a figli e parenti di partecipare a concorsi nella P.A. ai cui vertici si trovino genitori o parenti o, come nel suo caso, ci sia l’obbligo di autosospendersi per tutto il periodo concorsuale, ma sarebbe un palliativo, oppure dimettersi prima dell’inizio del concorso. E comunque lei ora dovrà farlo, sebbene a cose fatte, in ragione di quanto previsto dall’art. 3 dello Statuto comunale. Lei aveva la possibilità di dare un segnale della sua correttezza, ma non lo ha fatto alimentando in questo modo legittimi dubbi e perplessità e preoccupazione per un atteggiamento che non tollera il controllo e la critica dell’operato di un pubblico amministratore.

Altrettanto preoccupante è il silenzio del sindaco e di una opposizione consiliare poco determinata che potrebbe almeno chiedere al Consiglio comunale di esprimersi e nello stesso tempo di intervenire presso gli organi tutori. Ma a lei questo interessa poco, sa benissimo che tutto passerà in cavalleria con i cittadini ormai ridotti al rango di spettatori che daranno in appalto la propria rabbia all’astensionismo elettorale o al primo arruffa popolo. Nel recente passato abbiamo avuto un paio di casi in cui gli interessati si sono dimessi dal Cda di Urbino Servizi sebbene solo dopo l’esito di concorsi favorevoli a parenti. Vediamo se lei riesce ad essere almeno alla loro altezza.






Questo è un articolo pubblicato il 03-12-2021 alle 07:49 sul giornale del 03 dicembre 2021 - 288 letture

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