Urbino città d'armi

benelli armi 4' di lettura 19/12/2021 - Vivere in una Città dove si celebra ed onora una Fabbrica d’Armi mi indigna e mi ferisce. Permettetemi dunque prima di proseguire ed al fine di rendere più stabile e durevole il senso, di stabilire per inciso quale sia l’oggetto sociale per fini di lucro di una Fabbrica d’Armi.

Una Fabbrica d’Armi crea e costruisce dispositivi meccanici appositamente destinati ad uccidere, animali e persone. Dunque, sia chiaro una volta per tutte, che la Benelli Armi di Urbino produce strumenti immorali. Meglio ancora, strumenti di morte.

Premesso questo, in una brutta paginata di un brutto giornale, il Direttore della Benelli Armi annuncia orgoglioso e con vanto, un notevole aumento di produzione, da 170 mila a 300 mila armi vendute. Che gli permetterà di regalare 100 milioni al territorio. Nel rispetto dell’ambiente. Grazie ad una Azienda modello che controlla emissioni e rumori. Ricarica elettricamente le auto dei dipendenti e sarà a breve autosufficiente sul piano energetico. Oltre a concedere un ricco contratto di lavoro, fatto di robusti premi di produzione e notevoli gratifiche, a circa 400 dipendenti. Un’azienda sensibile dunque e generosa. A spese tuttavia di quel mezzo milione di morti uccisi ogni anno da armi “civili” (così definite a suo tempo, dal Direttore) fuori dagli scenari di guerra, dove invece i morti diventano esponenziali.

Tempo fa, in un fermo immagine ingrandito, la televisione mostrava un militare sparare con una mitraglietta Benelli armi Urbino sulla folla inerme. Mai avrei pensato che il nome pulito della mia Città, che prometteva la Cultura come “arma” peculiare della sua vocazione, venisse a trovarsi inciso su ingegni di irrevocabili dolori ed angosce.

Già Papa Francesco invocava di “smilitarizzare il cuore dell’uomo, cessando di fabbricare armi”. Già il Presidente degli Stati Uniti, in aprile chiedeva al Parlamento di approvare la legge per fermare le armi. Già il New York Times, in prima pagina pubblicava un editoriale in cui auspicava la cessazione di fabbricare armi. Urbino invece, sorda ed in controtendenza rispetto ad ogni ragione, ne è diventata la Città simbolo. La Città delle armi. Più che la Città del Rinascimento, di Raffaello. Si è ritrovata in una nicchia eccellente, lucrosa ed innovativa. Una Fabbrica d’Armi di prestigiosi riconoscimenti.

Ma è da quella fabbrica oggetto di culto, inestetica quanto disumana, che riempie di tragico sguardo l’intera vallata che era dolce, che inizia il mistero doloroso e funesto di disgrazie e sciagure spesso catastrofiche. Ed è proprio in quel luogo immorale pensate, che il Rettore dell’Università invia i suoi studenti a fare degli “stages” formativi. Mentre l’Accademia di Belle Arti impone ai suoi studenti di disegnarne le bascule dei fucili.

Una nuova Cultura dunque si sovrappone in Urbino a quella tradizionale del respiro e dell’amore. Che non contribuisce per niente a pacificare. Una Cultura tutta materiale, dell'esercizio ingegnoso di creare manufatti ripugnanti per le loro finalità. Non più la Cultura del sapere, della consapevolezza sul piano intellettuale e morale che definiva Urbino. Piuttosto quella di modellare strumenti per offendere. Dunque di degrado e di crisi.

Tragico Il Sindaco ad aver premiato il proprietario di quel luogo sinistro, con la Cittadinanza Onoraria. Che non è un atto formale, di ospitalità. È ancora una scelta culturale. Brutale. Bassamente volgare ed abietta, per i cristiani e per chi non ha pretese di esserlo. Il Sindaco ha scelto dal suo misero ed infelice catalogo personale, dopo il no vax ortolano di alghe, goffamente candidato al Nobel, un soggetto che in ogni altra Città civile passerebbe a testa bassa, per indicarlo come modello di riferimento, concedendogli un riconoscimento di gratitudine e di benemerenza.

Ho tenerezza per questo Sindaco che vive di episodi e di intuizioni sciape, improprio a sé ed alla Città, abituato a cedere ed a piegarsi ad ogni scelta in una reiterazione di frustrante pochezza. Urbino sta pagando un prezzo troppo esoso alla immoralità. Ancora oggi leggo su “Feisbuc” congratulazioni di Impresa alla Fabbrica d’Armi da parte di Politici locali in una disfatta di immagine e di non senso.

Ma quella fabbrica da lavoro a 400 persone, mi si replica! Anche la mafia, concedetemi l’estremo, nella sua perversa illegalità di violenza e morte, offre lavoro e paga bene!






Questo è un articolo pubblicato il 19-12-2021 alle 21:53 sul giornale del 19 dicembre 2021 - 575 letture

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