Una città senza futuro

5' di lettura 21/03/2022 - Tanto per non perdere il vizio di trasformare tutto in gioco e stupire i creduloni, il “Fatto Quotidiano” riporta la notizia che il nostro pro (o “pre”, se preferite) sindaco Sgarbi, già deputato e sindaco latitante di Sutri, si candida a diventare assessore alla cultura del Comune di Padova, autocandidatura proposta nel corso della presentazione del candidato a sindaco del centro-destra Francesco Pighin che secondo i sondaggi non dovrebbe nemmeno arrivare al ballottaggio con il sindaco uscente del centro-sinistra Sergio Giordani. Ma tant’è.

«Padova - afferma il Nostro - merita di più perché, per dire, quei parassiti dell’Unesco hanno riconosciuto il prosecco prima di Giotto». Ormai Sgarbi, che definisce se stesso un “rom della politica”, assomiglia sempre di più a quei generali che si presentano in Tv con tutte le “greche” e i “nastrini” posizionati dalla clavicola alla milza, tanti sono gli incarichi che ricopre nel “Bel Paese” pur non possedendo ancora il dono dell’ubiquità. Ma c’è un elemento positivo: la lontananza sempre più accentuata di Sgarbi da Urbino con grande disappunto delle signore che fresche di messa in piega accorrevano ad applaudirlo.

Tuttavia lo sostituisce il sindaco Gambini, che sta a Sgarbi come l’allievo che finge di capire quello che gli dice l’insegnante, il quale ha trattenuto per sé la delega alla cultura non potendola conferire al pro-sindaco. Del resto Gambini ormai più che un “uomo del fare” è diventato un tuttofare. Le cronache locali, infatti, lo descrivono come un titano insonne in preda ad una attività frenetica nel proporre soluzioni, strategie, programmi, nuovi marciapiedi ed ora anche gallerie. Ma è come nascondere la polvere sotto il tappeto perché la città assordata dalle chiacchiere è in realtà in caduta libera per il calo demografico attribuito con acuta analisi dall’assessore Foschi alla diminuzione delle nascite e non invece alle distorsioni provocate da un anomalo sviluppo dell’Università che ha letteralmente fagocitato gli immobili più prestigiosi del centro storico e stimolato la rendita degli affittacamere che hanno abbandonato le antiche abitazioni per trasferirsi nei quartieri costruiti fuori le mura. Una situazione che spinse qualcuno - perché i cosiddetti campus universitari storicamente nascono fuori le città forniti autonomamente di tutti i servizi indispensabili - a definire il nostro Ateneo, non senza motivo, “università campus”, dato che sono stati i cittadini a dover lasciare il centro storico ridotto a soli trecento residenti, un vero e proprio paradosso.

A questo si deve aggiungere la crisi commerciale ed economica e la fuga dei giovani in cerca di lavoro che non hanno un padre o uno zio vice-sindaco e assessore per puntare ad una assunzione in Comune. Esiste dunque una “questione morale”? Niente affatto tanto è vero che il Pd e Viva Urbino dopo avere gridato al “nepotismo” non hanno saputo presentare nemmeno un’interrogazione in Consiglio comunale e rivolgersi agli organi di controllo per un parere sull’interpretazione del sesto punto dell’art. 3 dello Statuto comunale il quale stabilisce che non possa ricoprire l’incarico di amministratore colui venga a trovarsi nella condizione di avere nell’organico del Comune un parente fino al quarto grado. Il vice-sindaco e assessore se la ride, lui è furbo, certo, ma i cittadini finiscono col detestare gli arroganti che da più di un quarto di secolo sono avvinti alle poltrone come l’edera di una famosa canzone d’amore avvinceva gli innamorati.

Insomma molta propaganda ma zero progetti per aggredire e provare a risolvere i problemi. In questo si distingue l’assessore al turismo Cioppi che dopo le gite in Costa azzurra e lunghe e articolate meditazioni su come rilanciare il turismo infine ci fa sapere che sta pensando ad una sorta di task force. Bene assessore, ma si sbrighi perché fra due anni si torna al voto e lei dopo otto anni non ha ancora restituiti alla città il Belvedere di Santa Chiara e il Teatro romano. Impegni rinnovati ad ogni conferenza stampa di fine anno, ma rimasti ancora disattesi.

Ma l’ultima straordinaria idea di Gambini è quella di cancellare dai cartelli stradali delle frazioni l’indicazione “frazione del Comune di Urbino” per sostituirla con quella di “Borgo-Città di Urbino”, un’operazione finalizzata, secondo lui, ad avvicinare sempre di più e meglio le frazioni alla città. Bastasse questo! Torna in mente, ormai molti anni fa, la conquista della nuova targa provinciale delle auto rivendicata da Urbino in quanto co-capoluogo: PU al posto di PS, ma la nuova strada per Pesaro non si è vista, né un riequilibrio amministrativo, né il trasferimento nella città ducale dell’allora assessorato provinciale alla cultura come chiesto da alcune forze politiche.

Iniziative tese ad avvicinare i centri del potere e della proposta ai cittadini, frazioni comprese, sono essenziali, così come una comunicazione fornita della banda larga a copertura di tutto il Comune e anche di strumenti meno sofisticati e più tradizionali come la biblioteca pubblica - un centro polivalente di cultura, di associazione e aggregazione civica. In definitiva gli eventi sociali e culturali delle frazioni, così come quelli della città, dovrebbero costituire un unicum dell’area comunale. L’azione amministrativa non deve mirare all’accentramento delle opportunità e dell’offerta ma a promuovere e garantire che l’articolazione delle proposte raggiunga tutti e con il massimo risultato mentre il migliore funzionamento dei servizi e delle strutture nelle frazioni sarà garanzia di una diffusa e migliore condizione sociale, culturale ed economica. Altro che “borghi” della città di Urbino!






Questo è un articolo pubblicato il 21-03-2022 alle 07:58 sul giornale del 21 marzo 2022 - 325 letture

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