Ucraina, "abbassare i toni dopo Bucha è difficile ma governi e organismi internazionali hanno l'obbligo di provarci"

3' di lettura 07/04/2022 - La narrazione della guerra ucraina si sta avvitando in un vortice di retorica, un campo di Agramante rissoso e sconvolto in cui prevale una modalità comunicativa emozionale e dove un giornalista di Rai 3 si presenta in video con la pochette dei colori della bandiera dell’Ucraina.

Non voglio apparire cinico, so che forse è troppo, di fronte all’orrore della guerra, chiedere ai giornalisti il distacco indispensabile per una corretta informazione. Così accade che ognuno, in preda allo sdegno, proponga la propria Norimberga, dimenticando che dopo il 1945 non si è riusciti a farla in Italia, e chiede l’intervento della Corte penale internazionale per altro non riconosciuta dagli Usa, dalla Russia e dalla stessa Ucraina. Ma questa è la guerra, ripeto: è la guerra e il coinvolgimento dei civili ha raggiunto il culmine nel corso del Novecento di pari passo con l’aumento esponenziale della potenza distruttiva degli armamenti. Sapete quanti sono stati i militari caduti su tutti i fronti nella seconda guerra mondiale - Fonte Istat 1957? Furono, per difetto, circa 25 milioni, ma il dato più sconvolgente è il numero dei civili: 43 milioni, poco meno del doppio quindi dei militari. La guerra è questa roba qui: orrore, tragedie personali e collettive, ferinità disumana.

Ha ragione Domenico Quirico che su “La Stampa” ha scritto che se guardiamo le immagini di Aleppo e quelle di Bucha non saremmo in grado di distinguerle e le Aleppo e le Bucha sono state centinaia e ne vedremo delle altre se prevarrà la disumanizzazione che esibisce i morti lasciati insepolti. Di che ci si stupisce, dunque? Ci siamo dimenticati di Coventry, Dresda, Bagdad, Guernica, Hiroshima e Nagasaki? E nella nostra provincia dei 250 morti di Urbania uccisi il 23 gennaio 1944 mentre uscivano dalla messa domenicale colpiti per errore da un aereo alleato?

La “guerra ai civili”, con lo strumento della rappresaglia, è una realtà così orrenda che non si vorrebbe vederla e questo forse spiega anche perché solo di recente sia diventata una categoria storiografica e gli studi più autorevoli concludono che essa non è stata casuale, prodotta da gesti inspiegabili, ma teorizzata e realizzata dai comandi tedeschi durante la Guerra di Liberazione, e non solo in Italia, per addossarne la responsabilità ai partigiani e spezzare l’appoggio indispensabile della popolazione civile che ha pagato il prezzo di 15 mila vittime [Vd. Zone di guerra, geografie di sangue. L’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia (1943-1945), a cura di G.Fulvetti e P.Pezzino, Il Mulino 2016] per una “condotta della guerra come guerra totale e di sterminio” (E.Collotti).

Qualcuno può seriamente pensare che il problema si possa risolvere coinvolgendo altri soggetti e inviando armi in Ucraina con il rischio di nuclearizzare il conflitto? L’invio di armi non può sortire altro che l’effetto di prolungarlo perché questa è e rimarrebbe una guerra “asimmetrica” vista la sproporzione delle forze in campo.

Occorre trovare una soluzione che offra ad entrambe le parti la motivazione per arrivare intanto ad una tregua per non aggravare la già disastrosa situazione umanitaria, e poi dare vita a un vero e proprio negoziato affidato ad alte personalità con il coinvolgimento di Europa, Usa e Cina. È evidente, ormai, che si tratta di una guerra per procura i cui veri contendenti sono Usa-Nato e Russia con in mezzo l’Ucraina. Abbassare i toni dopo Bucha è difficile ma i governi e gli organismi internazionali hanno l’obbligo di provarci.


da Ermanno Torrico
Presidente Istituto "E. Cappellini”





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-04-2022 alle 20:30 sul giornale del 07 aprile 2022 - 120 letture

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