Urbino città della musica corale

unincanto 2022 urbino 8' di lettura 21/05/2022 - Si è svolta il 14 e 15 maggio scorsil’VIII edizione diUNInCANTO, rassegna di cori universitari italiani organizzata dal Coro 1506 con il sostegno attivo dell’Università degli Studi di Urbino ‘Carlo Bo’.Vi hanno partecipato cori dalle università diFirenze, Modena-Reggio Emilia, Napoli, Potenza, Reggio Calabria, Udine.

La manifestazione si è aperta sabato nell’aula magna del polo scientifico-didattico ‘P. Volponi’. La giunta comunale era rappresentata dall’assessore Massimo Guidi. È seguita la lezione-concerto del musicologo Giovanni Bietti,che ha parlato del legame fra natura e musica, tema portante dell’intera manifestazione. Eseguendo vari brani musicali, il maestro ha descritto con brio e competenza l'evoluzione dell’utilizzo dei suoni della natura nelle composizioni musicali dal 1500 al 1900.

Nella sera di sabato, in piazza Duca Federico, i cori hanno partecipato alla competizione goliardica “La Feluca d’oro”, che si è conclusa con l’assegnazione del premio, da parte di una giuria di studenti, al coro di Firenze. La Feluca è il cappello dei goliardi universitari, che edizione dopo edizione viaggia fra i cori vincitori che la portano con sé, ‘esportando’ una parte di Urbino nelle università italiane.

Domenica mattina si sono tenuti dei concerti itineranti per le piazze cittadine e nel cortile d’onore di Palazzo Ducale. Durante il tragitto da una piazza all’altra, è stata molto apprezzata l’idea avuta dagli organizzatori di far precedere il corteo dal suono del flauto del M° Luca Guidotti. Nel pomeriggio, i cori si sono esibiti nel cortile del Collegio Raffaello presentando branilegati al tema della manifestazione. Il programma è stato denso e i cori si sono alternati con entusiasmo, esprimendo al meglio la propria sensibilità. Al termine, i cori si sono esibiti insieme, riunendo circa 280 coristi diretti dal M° Augusta Sammarini del Coro 1506, e hanno eseguito il brano Earth Song di Frank Ticheli, che inneggia alla Terra e alla pace. Anche l’Istituto Superiore delle Industrie Artistiche (ISIA) di Urbino è stato coinvolto, come negli anni passati, e i suoi studenti hanno realizzato una meravigliosa performance di live painting durante il concerto finale.

Infine, tutti i coristi sono usciti in piazza della Repubblica per intonare, in un inatteso flash mob, il Gaudeamus Igitur, l’inno tradizionale dei cori universitari. Coristi e turisti hanno seguito la manifestazione in un clima di entusiasmo e contemplazione per la bellezza degli scorci e dei vicoli della città ducale.

Qual è il bilancio della manifestazione? La prima considerazione riguarda l'intensità delle relazioni che si vengono a creare all’interno di ogni coro e fra i cori partecipanti. È un legame di amicizia che passa attraverso l’amore per la musica e le emozioni che essa dona, passato anche tramite la fitta condivisione social che ha preceduto l’evento e che ha coinvolto tutti i cori partecipanti a UNInCANTO. A questo si aggiunge lo scambio di culture ed esperienzetra persone provenienti da luoghi diversi, ognuno con le sue peculiarità musicali. Su questi due aspetti si innesta una solida crescita umana e musicale.

La seconda considerazione riguarda il valore di UNInCANTO per la città di Urbino. L’amministrazione comunale può considerare questa manifestazione come una delle più riuscite e gradite nel programma annuale, un credito da presentare quando si candida Urbino a riconoscimenti nazionali ed europei. La collaborazione fra città, Università e ISIA dimostra il fervido clima culturale di Urbino.

La terza considerazione riguarda il legame con il territorio. Parte dei brani presentati dal coro 1506 risalgono al Rinascimento e valorizzano quel periodo del quale la nostra città è un gioiello indiscusso.

In conclusione, UNInCANTO è una manifestazione da tenere viva e sostenere affinché la cultura musicale e l’immagine della nostra città siano sempre più fresche e vive tra le nuove generazioni che vengono a formarvisi.

Intervista al Maestro Fabio Alessi, coro G. Pressacco, Università di Udine
Uno dei cori più coinvolti nella manifestazione è stato quello di Udine, che da tempo conosce e collabora attivamente con il Coro 1506. Il coro dell’Università di Udine è diretto dal M° Fabio Alessi e ha presentato in apertura brani di cantautori moderni, tra cui un arrangiamento polifonico de La ballata del Michè di Fabrizio de André. Il maestro Alessi, che proviene da 20 anni di attività in un piccolo coro a cappella, ci ha spiegato che la richiesta è venuta dai suoi ragazzi. Lui sceglie tra le proposte dei ragazzi quelle fattibili per le loro possibilità vocali e adatta in polifonia la partitura. In base all’esperienza pregressa, ha insegnato ai suoi ragazzi a essere espressivi, ad ascoltare le altre voci e asocializzare, evitando di creare frustrazioni con difficoltà superiori alle loro capacità - che vanno ponderate ogni anno, dato il ricambio studentesco. La sua filosofia è di affidare al coro un brano appena sopra al livello che può sostenere. “Ogni anno, quando entrano i nuovi studenti, li faccio partecipare subito ai concerti,perché trovo che l’inserimento sociale sia necessarioal cantare bene. Ci pensano i ragazzi a conoscersi e a fare amicizia tra loro. Ho capito che se c’è una buona socializzazione, il resto viene di conseguenza. È chiaro che ci sono dei picchi di buone performance e momenti meno felici, ma in questa attività devi saper accettare i momenti buoni e quelli meno buoni”.

L’altro aspetto citato dal maestro è il legame con il territorio. “L’Ateneo ci ha chiesto di dedicare la massima attenzione al territorio friulano, che ha molti canti tradizionali, chiamati Villotte, che avevano il compito di descrivere il territorio. La Carnia è una terra che ancora mantiene viva una diffusa attività canora. Se entri in un bar la sera, trovi spesso gente che canta una villotta a due voci con tanto impegno e trasporto. I miei coristi vedono e sentono ciò che succede attorno a loro e accettano di buon grado di imparare le Villotte. Nei nostri concerti ne presentiamo molte, anzi sempre meno di quelle che vorremmo imparare”. Il maestro ha concluso ribadendo la sua soddisfazione per aver portato il suo coro a Urbino e per aver trovato nella manifestazione di UNInCANTO un valido mezzo per trasmettere e far toccare con mano ai suoi ragazzi l’amore perla musica e il canto, nonché per mantenere il contatto umano e musicale con altri cori.

Intervista al Maestro Giovanni Bietti, musicologo
Giovanni Bietti, come detto, ha parlato del legame fra natura e musica, descrivendo con brio e competenza l’evoluzione dell’utilizzo dei suoni della natura nelle composizioni musicali dal 1500 al 1900. Abbiamo potuto chiedere al Maestro di rilasciarci un’intervista su questa lezione.

- Nella carrellata di esempi che ci ha fatto, citando autori e brani noti al grande pubblico e altri meno conosciuti, quali sono quelli che rappresentano le ‘pietre miliari’ di collegamento nei secoli?
Bisognerebbe fare un elenco lunghissimo, visto che da secoli i musicisti hanno instaurato un dialogo privilegiato e fittissimo con la natura. Per limitarsi a pochi brani davvero essenziali, citerò almeno qualche Madrigale e qualche Chanson rinascimentale, per esempio Ecco mormorar l’onde di Claudio Monteverdi e Le chant des oiseaux di Clément Janequin, Le Quattro stagioni di Antonio Vivaldi, La creazione di Joseph Haydn, la Sinfonia ‘Pastorale’ di Ludwig van Beethoven, l’Ouverture Le Ebridi di Felix Mendelssohn, il “mormorio della foresta” dal Siegfried di Richard Wagner, La Mer di Claude Debussy. Ma ho lasciato fuori dall’elenco moltissimi pezzi meravigliosi.

- È interessante il legame tra poesie bucoliche e musica, di autori che si sono affidati alle parole dei poeti per ridescrivere con i suoni i loro versi. Ci può indicare esempi di autori meno noti al pubblico, rispetto ai grandi compositori come Monteverdi, che vale la pena di ascoltare e studiare?
Citerò in particolare due autori che mi sono davvero cari, Orazio Vecchi e Adriano Banchieri, che scrivono tra gli ultimi anni del Cinquecento e i primissimi anni del Seicento. Molte loro composizioni sono basate sull’imitazione dei versi degli animali attraverso la musica, con un effetto di brillantezza, e spesso di autentica comicità, letteralmente irresistibile.

- Nella sua lezione, ci ha fatto ascoltare brani di autori che per riprodurre i suoni della natura in modo efficace hanno oltrepassato le regole canoniche dell’armonia del loro tempo. Quanto sono stati importanti questi “espedienti creativi” nella storia della musica?
Sono stati fondamentali, anche perché il precetto dell’‘imitazione della natura’ è sempre stato centrale nella storia dell’arte, in tutte le discipline. Ciò ha portato, per fare un solo esempio, i compositori settecenteschi a inventare nuove sonorità per imitare le tempeste, o il vento, o lo scorrere dell’acqua. Volendo citare un singolo brano che si pone come autentico spartiacque, bisogna parlare di nuovo della Pastorale di Beethoven, eseguita per la prima volta nel 1808: Beethoven cambia qui il modo di osservare la natura e di rappresentarla attraverso i suoni, inaugurando un nuovo atteggiamento meno stilizzato - meno “pittorico”, dirà lo stesso compositore - e più realistico ed evocativo.

- In generale, parlando anche dell’oggi, dove vediamo la natura insidiata, quanto è determinante in un autore la capacità di contemplare la natura come un luogo di bellezza che parla all’interiorità, rispetto alla sola tecnica musicale?
Credo che sia un altro aspetto essenziale. Un musicista che non ama e rispetta la natura ben difficilmente potrà consegnare al suo ascoltatore un messaggio davvero trasversale e universale, in grado di durare nel tempo.








Questo è un articolo pubblicato il 21-05-2022 alle 14:14 sul giornale del 21 maggio 2022 - 248 letture

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