Elogio del traffico

4' di lettura 29/07/2022 - C’è una macchina di traverso difronte alle Poste di Urbino. Ne ostruisce l’ingresso. Altre sono parcheggiate ad incastro tutt’intorno. L’ultima è a filo del muro che impedisce l’impostazione negando così un pubblico servizio. Questa immagine quotidiana è una videoconferenza sullo stato della Città.

Giù da via Bramante intanto la linea continua di un traffico screanzato, principio vero e didascalico di una Urbino ineludibile e sacra, scorre lungo la discesa. Per varcare quell’ingorgo occorre stare attenti. Il passaggio è stretto. Per superarlo occorre fede in Dio e pazienza con il prossimo. Ma questo non è troppo comodo. Perché da pedone mi sento scomodo. Intruso. Una presenza inquinante. Un ostacolo alla circolazione.

Penso che dovrò munirmi di un casco. Magari usato. Uno di quelli integrali che mi garantirà più sicurezza. Da indossare in piedi fermo nelle gambe, poco prima di varcare la Porta di S. Lucia. Per poi scendere lentamente. Magari all’indietro, con una certa persuasione. Così da sentirmi maturo per la città e diversamente abile. Le forme verticali del Rinascimento mi guideranno nell’itinerario a ritroso. Dovrò rinunciare ad infiammarmi con una sigaretta. Ma non importa. Fumerò a casa, nel pomeriggio. Finalmente così imbacuccato tutto mi apparirà di una esitante emozione. Perchè sarò autentico. Perfettamente omologato ai dettami del Sindaco. Non più separato dalla sua completezza visionaria che ogni volta mi spingeva fino al limite dell’offesa. Il casco mi aiuterà a recuperare la sua idea del tempo e quella dei suoi intervalli segnati da un ordine implacabile. Ovvero la sua gioiosa forma di vivere la città. Che è una forma meccanica. Esente da forme umane. Policroma di latte policrome. Mobile sulle ruote. Vivente di spurghi. Molto più disequilibrata ed eccitante perché libera dall’angoscia dei divieti. Col casco ora, vincerò l’insicurezza delle vie. Potrò finalmente impiantare il mio corpo eretto alle undici precise del mattino nel centro della piazza con un sorriso di superiorità. Guarderò i turisti in costume da bagno muoversi con classe e nobiltà. Ascolterò la voce di negozianti e bottegai lamentarsi per lo scarso traffico, comprendendo le loro ragioni. Sarò indulgente verso la ragazzina magra dai capelli viola appena laureata, che fa pediluvio sulla fontana. Tollerante col giovanotto che rompe il silenzio con una musica battuta a tutto volume.

Ho impiegato del tempo ad intercettare il segreto algebrico del Sindaco. La sua volontà oscura. La formula dei suoi magri trionfi. La sua perseveranza. La sua lunga meditazione estetica. Ma ora che maneggio il casco con disinvoltura, mi riesce persino di guardare senza schifo la città liberata dalla bocca sporca dei comunisti. Dai detrattori. Da quelli che criticano tutto. Da quelli che dalla camera da letto insultano. Da chi ancora avanza richieste isteriche di civiltà e con grida bugiarde e fastidiose aspetta l’inutile biancheggiare di notti di silenzio. Da quelli infine, che salutano con un breve cenno del capo e vedono nemici dappertutto. La nuova dimensione di Urbino non è più per costoro.

Oggi Urbino è di una chiarezza luccicante che mi fa rimpiangere persino i cinque anni dell’Assessore alla Cultura Sgarbi. Che sono passati come un giorno di nebbia, senza accorgermene. Un Assessore discreto ed amabile. Sempre disposto a sacrificarsi per il bene di Urbino. Rinunciando a comparire. Avremmo dovuto considerarlo indelebile per la Città. Avremmo dovuto trattenerlo. Al pari del Rettore che mentre sigillava d’oro il cantastorie Albano, cacciava una astrofisica di valore mondiale. Questi sono stati illustri uomini precedenti. Da sapere a memoria. Egregi seminaristi di un culto che la Città non meritava. Luminosi come un necrologio.

Quante cose sono successe! quanti incontri sono mancati! quanti giorni sciupati sempre a gridare contro, senza mai dare un contributo. Come se la storia la facessimo solo noi. Noi cocciutamente convinti che le ragioni fossero sempre dalla nostra parte. Ormai è tutto accaduto. Ed Urbino nonostante noi, vive una nuova stagione. Il traffico che serpeggia ogni tratto di Città, intenso ed allegro con la sua disciplina ordinata che riduce le distanze e ci porta dentro le cose, dentro i bar, dentro gli uffici postali, dentro gli androni, le mense, gli accadimenti e dentro ogni ambizione, ci fa capire che Urbino è viva, che esprime placidità e punte di sorriso che vanno d’accordo con la vita. Perché il traffico è velocità e benessere. È giusto ed intelligente. È esperienza di vita. Favorisce gli scambi. Allevia la fatica del camminare agli oltre quattromila invalidi che dopo andranno a correre sulle Cesane. Incoraggia i soavi fumi azzurri che nelle giornate senza vento colorano le austere pareti Ducali. Smuove le polvere sottili. Avvantaggia gli incontri. Rompe le fissità. Costruisce relazioni più puntuali. Avvicina i clienti. È carne da griglia per i piedi invisibili di pedoni non necessari. È la straordinaria modalità diversa, percepita da pochi eletti, che riesce a smuovere il Pil. Grazie Sindaco.






Questo è un articolo pubblicato il 29-07-2022 alle 08:02 sul giornale del 29 luglio 2022 - 251 letture

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