Fossombrone Teatro Festival, giovedì "Processo a Shylock" con Francesco Montanari

francesco montanari 2' di lettura 09/08/2022 - Giovedì 11 agosto, alle ore 21.30, presso l'Esedra di Piazza Mazzini a Fossombrone andrà in scena "Processo a Shylock", il terzo ed ultimo spettacolo della XIX edizione del Fossombrone Teatro Festival.

ARTISTI
Francesco Montanari, voce recitante
Nico Gori, clarineto
Massimo Moriconi, basso elettrico
Musiche a cura di Nico Gori
Testo a cura di Tommaso Mattei

“Scontro etico, sociale e culturale. Confitto fra amicizia e amore. Potere del denaro. Lealta e giustizia. Una libbra di carne umana e l’immagine che segna la vicenda e disegna un ponte tra la carne e il suo simbolo, l’oro”.

Quando si traffica col denaro si dimentca che si sta toccando la carne degli uomini, i loro corpi e i loro destni. Anche amori, affetti, passioni in questa storia si traducono in denaro, in oro, in gioielli. Un testo difficile e misterioso che costringe a un’avventura sincera e senza possibilita di fuga e ci mette di fronte alla complessa contraddittorieta dell’umano, alla sua incapacita di costruire un mondo adeguato ai suoi struggenti desideri. II mondo concreto di Venezia si contrappone al mondo mitico di Belmonte, ma i problemi degli uomini e delle donne che li abitano sono gli stessi: la malinconia d’amore, il valore del denaro che non basta a riempire la vita, il dilemma della scelta del proprio destino, la ricerca disperante di un equilibrio impossibile e di un’indefinibile felicità . Tutti - giovani innamorati e nobili gaudenti, mercanti cristani e usurai ebrei, belle ereditere e servi deformi - si preoccupano della propria sopravvivenza e della propria felicita, difendendo con feroce determinazione il proprio ideale di vita come l’unico possibile, calpestando la tolleranza e confidando ciecamente nel potere del denaro. Shakespeare ci regala un formidabile affresco della natura umana e il mondo che ci sembra così equilibrato, chiaramente diviso in buoni a malvagi, colpevoli e innocenti, eletti e reietti, mostra le sue crepe e si rivela fragile, precario e relativo. È chiaro perché Shakespeare apra la sua opera con la meravigliosa battuta di Antonio “...questa malinconia mi confonde... e non so piu chi sono”: allora come oggi, ci sfugge la radice piu profonda della felicita , distratti come siamo a preoccuparci di una sopravvivenza che vorremmo eterna, e ci troviamo a combattere con gli inferni di guerra, sopraffazione e vuoto che noi stessi abbiamo creato. Solo rinunciando alla tentazione di fermare la vita con l’acquisizione di labili certezze, si riesce ad abbracciare il senso profondo dell’opera: una grande tenerezza per la feroce ma anche disarmata lotta per l’esistenza che accomuna tutti - al di la di ogni razza, censo o dote di natura - e dunque la profonda necessita della tolleranza e del rispetto reciproci che tutti i personaggi della vicenda sembrano ostinatamente voler rifutare.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-08-2022 alle 14:58 sul giornale del 09 agosto 2022 - 138 letture

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