Un'altra Urbino possibile

3' di lettura 20/10/2022 - Sono stato a Fossombrone per comperare qualcosa. Non qualcosa di approssimativo ed indeterminato, piuttosto qualcosa di cui ne avevo bisogno. Sono stato a Fossombrone a comperare qualcosa di introvabile in Urbino. Perché in Urbino dove è già stressante trovare se stessi, trovare qualcosa, qualcosa d’uso, non particolarmente rilevante come una fascia di strass o una organza ricamata, ovvero un desiderio o una voglia innocente ansimante di sollievo, è sempre una fatica inutile.

Perché l’organizzazione sociale e civile di Urbino è ormai un affaccendarsi scarno e deludente. Uno sterile andare avanti ed indietro tra bar e pizzerie al taglio, carico di significati e situazioni che ormai non coincidono più con l’idea di città. Che nel frattempo è diventata una costruzione obesa, flaccidamente accucciata nel suo rifiuto a muoversi. Solo il maestoso sprezzante traffico che la insudicia di fumo sporco molto più grande di lei, si muove protervo a sfiduciarne ogni cantone.

Per questo e molto altro ancora, mi sono fatto l’idea che Urbino dovrebbe essere traslocata. Distribuita su altre colline. Nuove e diverse. Per ricominciare daccapo. Immaginandola senza gli occhi rugginosi di fuliggine a progettare un nuovo Rinascimento. E soprattutto liberata da tutto il gravame del tempo vissuto accanto a Sindaci senza qualità, orgogliosi della loro mediocrità, che si sono succeduti fino a quest’ultima estate. I quali, anziché amarla l’hanno sfidata. Accendendo tensioni che Urbino non avrebbe meritato. Utilizzando ognuno per sé deplorevoli visioni e storie, storie di propri di vanti, ovvero inganni pelosi, che avrebbero potuto raccontare in due minuti al bar sotto casa ed invece sono servite a separare, oscurandola, la illustre secolare vera storia della Città.

A Fossombrone avrei dovuto comperare qualcosa. Ma mi è successo di dimenticarmi. Emozionato di trovarmi in una città totalmente chiusa al traffico. Dove le strade erano senza auto. Dove era piacevole passeggiare a piedi. Dove era possibile leggere tutto, ogni simbolo, ogni spigolo, i cartelli, gli annunci, i volti delle persone, le ordinate pettinature delle vecchiette, le barbette dei giovani, gli eccitati discorsi delle ragazzine, gli appuntamenti dopo le nove di sera. Udire persino umori inconsueti di voci, che esprimevano un parlato, delle persuasioni loquaci, unite a cordiali sguardi diretti.

Un piacere nuovo e straordinario. Misurato dalla voluttà inconsueta di camminare dominando la strada. Senza insidie. Mi sono fermato appoggiato ad una colonna con le mani in saccoccia, nella soave penombra di un declinante pomeriggio di ottobre che illustrava una città finalmente vivibile, ordinata e civile. E subito la mente mi è corsa ad Urbino. Alla sua separazione dal tempo. Ai suoi sordidi rombi di scappamenti. Alla sua incapacità di desiderare un mutamento e crederci sino alla fine.

Urbino era lontana anni luce. Dolente ed invecchiata. Senz’anima, svuotata ed asessuata. Dove ogni spazio, fosse anche la dolce ed innocente piazzetta delle Erbe è costretta a battere le palpebre accogliendo auto, una alla volta in un serpeggiare continuo e tormentato, nel disprezzo più totale di un cartello di divieto. Dove ogni spazio obliquo è un irresponsabile ammasso di latte colorate che imbruniscono oltre le notti inoltrate. Dove ogni intorno di mattoni inanimato induce a chinare il capo su quell’insieme inopportuno di paraurti ruvidi di durezza. Dove persino i gesti dei pedoni sono sempre incerti ed impacciati. I movimenti rigidi e timorosi.

Ma perché Urbino deve essere ricacciata indietro nel mondo della transizione ecologica, indietro a Fossombrone? Possibile che Urbino non possa avere un Sindaco normale, cucito a mano, su misura, decoroso, sensibile, raffinato e colto, attento ai temi sociali ed alla sostenibilità? Possibile che si debba vivere in una città adattandosi allo sconcerto ed alla insufficienza di chi malamente saprebbe governare una sala biliardi ed invece non si possa disporre di qualcuno capace di ristorare le immagini segrete, finalmente liberate, di luoghi e monumenti ed ambienti di una vita urbana sparita?






Questo è un articolo pubblicato il 20-10-2022 alle 09:12 sul giornale del 20 ottobre 2022 - 604 letture

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