Terzo mandato

5' di lettura 05/11/2022 - La vita è strana. A volte concede e spesso trattiene. Concede a qualcuno inutili rimbombi vuoti di tempo e di luoghi, mentre trattiene ad altri anche i sogni della notte e ciò che dovrebbe esistere.

Clarice Lispector è una grande scrittrice nata in Ucraina ma naturalizzata brasiliana. Essa afferma che “vivere non è vivibile se non si crea vita. E crearla non è immaginazione ma correre il rischio di accedere alla realtà”.

Urbino è la palmare realtà dove la vita urbana non accede più. La tangibile realtà diventata immaginazione. Ovvero l’arida zona inorganica senza passione, dove non è più possibile ricreare una vita cittadina. Prevalgono i simboli, le somiglianze sbagliate, la falsità della popolazione di studenti, ai quali qualcuno vorrebbe assegnare diritto di voto, sovrapposta a quella reale degli abitanti che non esistono più, cosi da rendere tutto da un’altra parte, in una trasfigurazione continua, arbitraria e libertina. Dove ognuno ha un modo di vivere che scomoda l’altro. Senza divieti. Che ci consegna una vita cittadina al pari di un mestiere faticoso, accompagnato da un sudore abbondante che soffoca ogni gradevolezza. Un magone grosso di calcinacci e di intollerabili disagi senza silenzi e di notti insonni. Addizionato a giorni di pelle tesa e di delicate cautele a schivare il traffico da tangenziale. Urbino ha abrogato ogni autorità, così da permettere ogni trasgressione. Una lenta ma continua infausta evoluzione che si getta come un ponte verso l’anarchia.

A questo immeritato Sindaco la vita ha già concesso oltre otto anni di governo. Il tempo che un bimbo diventi ragazzo. Un tempo atematico, di aspettative negate, che ha assorbito il presente e negato il futuro regredendo la città . Otto anni impiegati a tessere la tela per chiudere quello che prima era aperto, guastare ciò che prima era garantito. Una tragedia già annunciata. Di una folle disarmonia. Una folle, folle continuità di folli disarmonie. Supportate con omertà da coloro molto sensuali che odorano di saponetta e dicono sempre buon lavoro a tutti, per i quali non è mai bene criticare ed infine chiudono affermando che il fascismo non esiste più ma nell'incertezza votano Calenda.

Urbino è strana. Piena di manfrine pesanti. Un opposto di Città. Un corpo a corpo tra furgoncini ed auto che annulla quel sapore di sé che un insediamento urbano normale dovrebbe emanare. Così da collocare questo Sindaco con la sua Giunta tra i peggiori che io ricordi. Il torrione di s. Chiara presto cederà. Il Sindaco dice che non può provvedere perché i prezzi dei materiali sono rincarati. Sono anni che il torrione minaccia ed i prezzi sono rincarati da qualche mese. I quali tuttavia, nonostante il rincaro, non hanno impedito di elargire al Pro Sindaco Sgarbi 200 mila euro, in uno sgradevole conflitto di interessi, per una mostra tanto forzata quanto stupida. Avrebbero potuto essere camionate di calcestruzzo!

In questo quadro desolante la lista civica Città Ideale, invoca un terzo mandato per il Sindaco. Chi sa, forse per dargli modo di esprimere e completare al meglio la sua concezione di Cultura onanistica. Sulla quale voglio stendere un pietoso velo, perché mi fa rodere le unghie e mi costringerebbe a dare spiegazioni ricche di saliva. O forse per dargli più tempo al fine di ultimare lo smontaggio di qualche rimasuglio vitale della Città. Come la si metta è un invito primitivo, da tifoso, senza ragioni, una concessione all’arcangelo della Giunta, uscita di bocca di nascosto, che sottintende tuttavia ulteriori invocazioni di retrocedere ancora la Città.

La lista civica Città Ideale trae il suo logo da un dipinto appeso a Palazzo Ducale. Il quadro, non particolarmente erotico ma esemplare nel gioco prospettico, idealizza una visione drammatica. Una città senza abitanti, un bicchiere vuoto, privo di ogni materia umana se non quella di due piccioni. Che è la tragica rappresentazione dello stato in cui Urbino è venuta a trovarsi. Pertanto se quella spiritualità ideale, quella soave aspirazione di città inanimata a cui la lista civica tendeva, è stata conseguita come obiettivo a cosa serve prorogare un terzo mandato? Il fine è stato raggiunto. Perché proseguire, andare oltre? Infierire sarebbe diabolico. Come puntarci un’arma addosso.

Infine e per concludere, quando evidenzio le contrarietà a questa amministrazione, pregiudizi e cattiverie per qualcuno, pensiero inceppato per qualcun altro, succede che altri ancora mi rimproverino un eccessivo livore nei confronti del Sindaco. Penso che costoro siano generosi. Perché i sentimenti che provo vanno ben oltre il livore. Ho qui accanto sul tavolo, un libro di Paolo Volponi ancora a me caro. Eravamo a Milano. Venne a trovarmi e me ne fece dono scrivendoci una dedica che recita “ al mio caro Bruno, queste poesie di casa nostra”. Urbino, casa nostra. Anche mia. Dunque perché deve apparire livido se qualcuno, un proprietario, si agita con quello che può, che è poco o nulla, per difendere casa sua, proteggerla dalle effrazioni, prendersene cura ? Anche un Sindaco agricoltore biologico per mestiere, sa bene che una pianta va difesa dal freddo!






Questo è un articolo pubblicato il 05-11-2022 alle 07:53 sul giornale del 05 novembre 2022 - 340 letture

In questo articolo si parla di attualità, urbino, articolo, bruno malerba

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/dAIO





logoEV
logoEV
qrcode