Il rifiuto della storia

istituto cappellini urbino 4' di lettura 17/11/2022 - L’ignoranza è un canone estetico negativo. Spesso ha in sé qualcosa di feroce. Che deriva da un profondo senso di frustrazione e disadattamento. L’ignoranza si manifesta come mancanza di consapevolezza e di competenza. Capaci tutte e due di produrre dopo un tempo primario di latenza in cui si digrignano denti e covano vendette, contrappunti di iniziative alcune pittoresche altre barbare, che non trovano connivenze con ogni possibile ragione.

L’ignoranza è una malattia determinata dalla mancanza di istruzione e di educazione. È mancanza di cuore. Un respiro mancato. La beatitudine del Sindaco di Urbino. Il suo stendardo. Il suo stato di grazia. La luminosa convinzione di chi non ha forma e tuttavia supera la necessità del pensare. È la goccia interrotta che non scava più, priva di alfabeti di pensiero, incapace di fioriture.

Oggi il Sindaco di Urbino che non ha barriere verso il nulla, impersonale quanto pericoloso se si avvicina a ciò che esiste, la manifesta intera minacciando lo sfratto all’Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione E. Cappellini di Urbino fondato nel 1967. Un atto intimidatorio, senza alternative, che significa la chiusura di quell’istituto per destinarne i locali, pensate un po’, alla compagine del Monte al fine di allestire aquiloni. Un atto arbitrario e barbaro contro la Cultura storica cittadina. Una memoria sacra, di partigiani morti, non solo comunisti, che hanno sacrificato le proprie vite per sedimentare e costituire una presa di coscienza per le nuove generazioni rispetto alla tragedia della dittatura fascista.

Già in passato il Sindaco aveva tentato, con l’energia del suo silenzio mentale, di sfrattare l’Istituto. Firmarono un appello a difesa lo storico d’arte Tomaso Montanari, l’accademico Luciano Canfora, il critico d’arte Renato Barilli, l’ordinario di filologia all’Università di Bologna Federico Condello e decine di altri intellettuali. Infine intervenne la Soprintendenza Archivistica delle Marche che considerò l’istituto bene culturale, di interesse storico, pertanto inalienabile,né soggetto a spostamenti senza autorizzazione della stessa Soprintendenza.

Nonostante tale pronunciamento, oggi il Sindaco che il 25 aprile stoltamente impana il suo stomaco con la fascia tricolore, torna alla carica con una breve ma perentoria intimazione, ovviamente scritta da qualcun altro per lui, una specie di psst!…psst! da lontano, per riprendere la goccia interrotta. C’è da chiedersi, con tutti i guasti che questo signore ha causato alla Città, grazie al bocca a bocca continuo ed asfissiante per sottrarle respiro, condannandola ad una apnea insistente, ricacciando ogni ragione ed ogni buon senso, riducendola ad una realtà anonima senza fiati per gli adesso ed i domani, che senso ha questo insano desiderio di infierire in una forma di delirio personale anche sugli ieri?

Urbino era già un tronco robusto. Di radici ben piantate nelle sue peculiarità e sulle pagine scritte in quell’Istituto. Che narrano di un nervo di vita spezzato. La vita dei nostri padri. I loro palpiti e la catastrofe di una vergogna durata vent’ anni. L’Istituto la racconta con 200 metri lineari di scaffalature contenenti materiale documentario. Finanziato recentemente persino dal Presidente della Regione Marche, il biasimevole nostalgico che festeggia la marcia su Roma, con una provvidenza per il riordino degli archivi compreso l’istituto Cappellini.

Questa nuova intimazione del Sindaco, che segue una prima minaccia di buttare tutti quei libri in strada con le sue mani, mi pare un atto di integralismo culturale, che fa seguito e non da meno al progetto di spostare l’altro archivio, quello di Stato, a Canavaccio, lontano da Urbino. Così da realizzare una rappresentazione di cannibalismo culturale per mangiare il cuore antico della Città. Per far volare gli aquiloni! che assieme all’indegno trenino rosso che gira la Città in tondo, rimandano ad un infantilismo turbato di una vita, non vissuta ma ricordata.

Il Sindaco dovrebbe capire che la crescita non è solo un processo spontaneo della natura. Servono anche i libri. Che non sono solo un insieme di fogli stampati. Piuttosto i luoghi privilegiati della formazione. E poi, diciamocela tutta in modo da non girarci più intorno. Il Sindaco che si è autoassegnato indegnamente la delega alla Cultura, non ha mai letto un libro in vita sua. Dunque è un uomo prigioniero. Che vive solo la sua vita. Di paradigmi banali. È ipovedente. Senza invenzioni. Praticamente una sedia che mi sta davanti, vulnerabile. Cosa ne facciamo? È sufficiente millantare la vicinanza con l’innominabile Sgarbi, acquisita con elargizioni di 200 mila euro e tartufi, per sentirsi omologato culturalmente in quella delega in modo da soffocare anche la Cultura storica, nata finalmente dal basso, da un sentire di popolo? Questa storia mi fa male. E mi stanca di assistere ogni volta, che è come dire sempre, ai tuffi del Sindaco in qualcosa senza fondo.

Sarebbe ora, almeno stavolta, che altre persone, i cittadini tutti ci fossero e sentissero. Almeno stavolta!






Questo è un articolo pubblicato il 17-11-2022 alle 08:03 sul giornale del 17 novembre 2022 - 290 letture

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