Sfratto dell'Istituto Cappellini, Articolo Uno: "Ultimo atto di un decennale processo di degrado e dequalificazione"

2' di lettura 17/11/2022 - ART. UNO di Urbino, del tutto in disaccordo, esprime la propria indignazione per il nuovo tentativo di togliere la sede tanto all’Istituto per la storia della Resistenza "Egisto Cappellini" quanto all’ANPI, recentemente ripreso dall’attuale Amministrazione della città, l'ultimo atto di un processo di degrado e dequalificazione messo in atto negli ultimi dieci anni.

L’atto va ad unirsi all’ipotesi del declassamento dell’ufficio INPS semplice “Punto INPS” da trasferirsi nella sede territoriale dell’Agenzia delle Entrate di via Ca’ Biancone e segue la chiusura della sede della Provincia, dell’Ufficio della Prefettura, di quella della Camera di Commercio, la debilitazione dell’Ospedale e di altri importanti uffici.

La gravità di tale situazione avrà pesanti ricadute sulla città co-capoluogo della provincia e sulle trasformazioni che ne deriveranno, tanto più se, come si sta vociferando, si parla di riproporre un terzo mandato per l’attuale Amministrazione, congettura è aleggiata dopo l’incontro attuato dal gruppo “Urbino città ideale”. Infatti è difficile affermare che, nel corso della gestione corrente di Maurizio Gambini, le urgenze e la gravità delle problematiche urbinati siano state affrontate con la fermezza che richiederebbero.

La debacle gambiniana nella sua immobilità tra l’altro registra un consistente calo demografico, una grave crisi nel settore del commercio a cui fa seguito la conseguente chiusura di numerosi negozi, in particolare nel centro storico della città, cosa che non può essere configurata semplicisticamente come crisi generale. A ciò vanno aggiunte anche la definitiva chiusura di rilevanti strutture culturali quali il Museo dell’Incisione urbinate contemporanea, la demolizione del Museo della città sostituendolo con una fallimentare Casa della poesia ”E. Pound”, la destabilizzazione del Centro di Educazione Ambientale delle Vigne, la chiusura della galleria d’arte “Federico Barocci" e la privazione, dopo 20 anni di intensa attività culturale ed espositiva, della sede degli artisti “Urbino-Arte”, il tentativo (fortunatamente fallito) di ignorare il progetto della DATA a suo tempo realizzato dall’ architetto De Carlo, la sua funzione sociale e culturale e il suo uso.

Il progresso e l'incremento necessari infatti non possono essere messi in atto con atti frettolosi e occasionali. Contrariamente occorre saper cogliere nuove opportunità per offrire risposte positive alle esigenze e ai bisogni provenienti dalla società cosa dovuta anche al fatto che non esiste più un sistema partitico sul quale reggersi e le situazioni sono in balia delle personalità del momento. Di fatto gli amministratori non si sono mai dimostrati, capaci di comprendere il funzionamento del sistema né di progettarne un concreto momento di crescita e sviluppo, adeguato ad una città riconosciuta Centro Unesco.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-11-2022 alle 11:06 sul giornale del 17 novembre 2022 - 336 letture

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