Gli aquiloni salveranno Urbino dai comunisti

5' di lettura 24/11/2022 - L'argomento più divisivo oggi in un Urbino è "gli aquiloni", una questione vitale per il Sindaco. Tutto inizia con l’innominabile Assessore alla Cultura di allora, l’olgettino bel Principesso Sgarbi, che pensò ad un nuovo logo per Urbino, “Città dell’aquilone”.

In tutto il mondo, dove alita una bava di vento e c’è un bambino, vola un aquilone. Ma per Urbino secondo il vanesio Assessore, l’aquilone avrebbe dovuto configurarsi come la sua essenza peculiare. Non più la città del Rinascimento, dei Montefeltro, di Raffaello, quella della luce e dell’uomo nuovo, piuttosto quella di un pezzo di carta colorata che vola. Una stupidaggine. Dovuta ad una cattiva lettura di una poesia del Pascoli. Il quale non ha mai pensato di celebrare gli aquiloni, che non gli sono mai stati vitali. Piuttosto servirsene ormai anziano, stanco e profondamente deluso dalle sue vicende, come allegoria di una memoria giovanile e festosa in Urbino, per misurare la fragilità dell’esistenza umana, da fargli concludere nella sostanza che è meglio morire giovinetti con la testa bionda, così da risparmiarsi le brutture della vita.

Detto questo, tutti noi sappiamo dell’attenzione precisa e colta del Sindaco per la poesia. Non è un segreto. Siamo altrettanto certi della sua fervida passione per gli aquiloni. Le due virtù insieme hanno liberato in Lui un flusso di ormoni mentali da determinare su di sé una rivoluzione culturale, dove gli aquiloni diventano bene primario ed essenziale per il destino della città, mediata da una nuova figura di intellettuale-Sindaco, fuori dalle accademie, interpretata con la leggerezza delle cose colorate che volano in una luce biancastra di pittoresca bellezza, molto meno pesanti degli impegni quotidiani da affrontare e soprattutto da risolvere, lasciati questi al destino crudele ed accidioso delle cose da non deliberare.

La Città sarà finalmente sollevata dalla trascuratezza in cui si trova. Con gli aquiloni! Che culo, torneremo bambini! Una psicologia positiva nuova, basata sulla terapia del benessere grazie a quei fogli oleati, vaporosa ed aerea di piccole amenità, quelle buone, che scaldano il cuore e dilagano impalpabili nella incostanze di vento a planare docili, attirate dalle urla dei giovinetti biondi delle contrade, dai migliori rapper, dai luminosi oscuramente, dai virili che vanno sempre oltre e da tutti quei cittadini fluidi e volatili che guardano il cielo da sottinsù.

Per questa goduria, il Sindaco ha deciso di sfrattare il molesto e soporifero Istituto per la Storia della Resistenza E. Cappellini. Molto meglio una fabbrica rionale di aquiloni per una festa che dura due giorni l’anno. Di conseguenza, ha intimato di sgomberare subito l’Istituto da quei rompicoglioni che frugano sempre nel passato col rivangare parole cieche che agitano situazioni accadute, necessarie allora, che non succederanno mai più. Perché il passato è ormai morto. Il Fascismo non tornerà più. La Storia è il presente.

È Lui la storia, la sua levità acquisita, gli ingegni che si procurerà giorno per giorno, improvvisando come sempre a manate e spintoni, con le solite cadenze del fare qualcosa, qualsiasi cosa, che si traduce in poco o nulla, che è meglio di niente. Cominciando col bandire i comunisti da quel covo. Maledetti comunisti. Cacciarli come abusivi seppure in presenza di un contratto di comodato d’uso, tuttavia ancora fermi nella convinzione che dura da oltre otto anni, che il vero abusivo sia l’altro, colui che sfratta.

Gli aquiloni salveranno Urbino, daranno leggerezza. Il bagliore dei loro gioiosi scavalcamenti di camini e tegole e rami consentiranno una straordinaria visione della città. Dall’alto al basso. Così da vederla tanto malamente, da non distinguere più quel subbuglio di auto e furgoncini che si incrociano dentro i bar e le botteghe. Non distingueremo più i pericolosi aleggiamenti del torrione crepato e della instabile gru nelle incombenze di un terremoto. Nessuno potrà più dire che Urbino è dissociata. Che è diventata il centro storico di Fermignano. Non si udiranno più le lamentazioni degli impiegati comunali vessati dalle forme e dai modi di un Sindaco maleducato e vessatore. Né quelle dei Consiglieri di maggioranza e degli Assessori che non hanno spazi ed iniziative, usati solamente come deprecabile decoro retribuito. Non si percepiranno più i bisbigli striscianti come un amen ammiccanti agli aquiloni, sottacendo l’intenzione nascosta di raccattare voti per un terzo mandato.

E da ultimo, quando gli ingrati sovversivi saranno sparpagliati dall’Istituto Cappellini, dove senza gratitudine e pudore pubblicano libri, saggi ed ordiscono raduni in conferenza sui padri e madri costituenti che hanno scritto le regole della nostra democrazia, in quello spazio vuoto, squadrato ed ampio, se qualche benevolo accorto riuscisse a dire al nebulizzato arcangelo della leggerezza che una città normale, si fa per dire, deve avere un Istituto Storico, si fa ancora per dire, anche nella pienezza di un vuoto, per non sentirsi in difetto, magari solo di facciata come piace a Lui, magari colorato da aquilone che non disdice, dove celebrare la sua storia ed i miti della sua Resistenza di oltre otto anni, dal fabbricante d’armi al fruttivendolo d’alghe candidato al Nobel, potrebbe sempre rivolgersi al suo Commercialista.

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Questo è un articolo pubblicato il 24-11-2022 alle 07:43 sul giornale del 24 novembre 2022 - 274 letture

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