Dimenticare Santa Chiara per Canavaccio

4' di lettura 05/02/2023 - Un monumento è una testimonianza storica artistica. Passargli accanto dovrebbe suscitare una posizione d’animo sospesa tra incredulità e sorpresa, seduzione e meraviglia. Scorrere la via delle Mura sotto il magnifico complesso claustrale di Santa Chiara, straordinario monumento di Francesco di Giorgio Martini, si ha invece l’impressione di un vivere stretto, della morte dell’anima.

Tutt’intorno al corpo nudo di quella eccellenza, avrebbe dovuto essere un giardino maturo di profumi, di ombre e di profumi, una festa di colori. Invece un intrico strascinato di rovi e grovigli alti, nega ogni attesa di bellezza.

Grazie Sindaco. Grazie per la sua cura. Per il suo interessamento che dura ormai da nove anni, per il riguardo, per la sua attenzione preoccupata. Grazie per la sua diligenza. Per il suo impegno premuroso del provvedere. Per la sua partecipazione, per l’assiduità a tutela dei valori di una comunità, tutte virtù che testimoniano quanto non ci sia nulla in Lei, in termini di buon senso e ragionevolezza, che possa aderire a questa città.

Mantenere quel lungo tratto nel degrado che lo priva di ogni comunione è un atto di crudeltà, aggressivo e violento. Solo un malcapitato con colpa può concepirlo dentro una città feconda e fragile.

Santa Chiara è uno dei monumenti più importanti di Urbino. Uno dei massimi esempi di architettura rinascimentale. Lo sguardo più lucido sulla pienezza della luce in città. Manomettere quell’equilibrio di forme, convertirlo in un luogo desolante e disadorno per via dell’ anoressia intellettuale e magrezza d’amore di qualcuno, non mi pare giusto. Se non si è capaci di prendersi cura delle cose, se non le si capisce, se non si colgono quelle che danno nutrimento, quelle nobili che danno leggerezza, quelle che avvicinano e raccontano e spiegano cos’è l’armonia e ci salvano dalle tribolazioni, se non si comprende il senso di tutto questo, scompare il senso della vita. Ci si abitua alla disperazione e viene meno il coraggio del viversi.

Eppure oggi il Sindaco ancora non sazio di aver trasformato Urbino in un brodo di coltura di batteri insani, cose raccattate, centrini, tendine, batuffoli d’ovatta, fiori secchi, piccole agonie e di averla resa invivibile, virata al peggio e deludente rispetto al prezzo pattuito, dicevo il Sindaco sopraffatto dalle masturbazioni maschili sull’arte, sulla conservazione, sull’estetica, sulla storia, sul formale ed informale, sui fili d’oro che ci legano al passato dove ogni volta si sente perso ed irrigidisce ispessito, ha deciso di volgere la sua attenzione a cose meno spirituali. Ovvero, di abbandonare Urbino al suo destino per edificare una cittadella a Canavaccio, luogo d’amianto, di spazi, di polsi robusti e badili che rispecchiano interamente il suo talento. Una impresa straordinaria di ingenti costi ma di grande riscatto per Lui. Di modo che il degrado di Urbino, di Santa Chiara potranno ancora attendere. Ricacciati ancora indietro nel mondo, nell’abbandono. Perché il Sindaco (ma lo chiameremo ancora tale?) si è stufato della pittoresca bellezza, dei volumi e delle volute architettoniche, della deplorevole decadenza di un tenebroso passato e delle cose accadute in Urbino che non capisce. Avverte più il bisogno dell’erotismo igienico delle acque reflue e depurate delle villette a schiera, dei giardinetti comuni, delle cose separate che obbediscono agli irragionevoli impulsi della modernità cialtrona dei villaggi suburbani senza botteghe, senza animazione, senza incontri. Dove ogni cosa è quadrata o rettangolare, da confermargli una dimensione più geometrica e salda. Inequivocabile.

Canavaccio per quanto vicina è lontanissima da Urbino. Ma per il Sindaco sarà il suo nuovo possesso di vita. Il suo ponte levatoio verso il futuro. La veemenza delle sue radici biologiche piantate finalmente nella terra viva come chiede il suo cuore. Ma per noi, per me che nel mio intimo ho sempre visto il tratto di Santa Chiara come un lungo parco ordinato ed obliquo d’accompagno, dove coltivare ombra e freschezza, all’interno di una città conveniente alle emozioni umane, dentro un paesaggio infinito e colto, le opere di Canavaccio corromperanno per sempre i sogni delle notti di Urbino.

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Questo è un articolo pubblicato il 05-02-2023 alle 18:34 sul giornale del 05 febbraio 2023 - 356 letture

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