Ingresso e dissenso, lettera aperta all'Arcivescovo Sandro Salvucci

duomo di urbino interno 2' di lettura 03/03/2023 - Ecc.za Rev.ma, domenica 5 marzo è prevista la cerimonia del suo ingresso a Urbino dalla porta di Valbona secondo l’uso dell’accoglienza ducale dai tempi di Federico. Lei però poggerà i piedi in parte sul dissenso e in parte sulla rassegnazione degli urbinati e degli abitanti del vasto territorio dell’entroterra. E dunque nessun giubilo, ma dolente accettazione del fatto compiuto.

Insistere sul tema della cancellazione dell’autonomia episcopale urbinate le potrebbe sembrare inusuale e tuttavia la rivendicazione delle popolazioni dell’entroterra non ha a che vedere con la contesa riguardante tematiche di ordine spirituale, ma problemi di ordine temporale e comunitario. Non si tratta di alcuna ostilità rivolta alla sua persona quanto, piuttosto, della ferma volontà di affermare il diritto della comunità alla condivisione dei destini ordinari della vita organizzata qui e ora.

La protesta popolare per l’interruzione della lunga millenaria tradizione storica della sede episcopale a Urbino rappresenta effettivamente una novità per il costume conciliante degli urbinati e dei cittadini dell’entroterra. Il comportamento dell’autorità ecclesiastica ha volutamente escluso il sentimento popolare dal calcolo delle decisioni prese. È stato ravvisato un autoritarismo privo di senso in una circostanza in cui la dirigenza ecclesiastica avrebbe dovuto ascoltare e dialogare dal momento che il Vescovo si insedia come pastore prevalentemente spirituale, ma anche con funzioni amministrative e politiche intendendo per politica gli orientamenti di una giusta realizzazione della pace sociale.

Eccellenza, non si illuda: queste contraddizioni, nonostante la prevalente rassegnazione agli esiti di evenienze non volute e osteggiate, non saranno facilmente dimenticate perché si è prodotta una lacerazione troppo profonda in una comunità già provata ed umiliata da decisioni che compromettono il suo presente e soprattutto il suo futuro.

Concludendo questo episodio smentisce la retorica del cammino sinodale e riafferma l’imponenza dell’autorità gerarchica ridimensionata dal Concilio Vaticano II ma persistente ad ogni effetto pratico.

Francesco Colocci
Ermanno Torrico










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