Perchè le cose...

rifiuti 4' di lettura 14/05/2023 - Le cose sono intorno a noi, in mezzo a noi, siamo noi. Le cose ci sentono, ci vedono. Non serve l’arte dell’attenzione per distinguerle.

Alcune di esse, le scarpe, una canottiera sono in stretta connessione con noi, col nostro corpo. Altre, il rubinetto, la cuccuma, una casa, una cattedrale, per quanto esterne si rivelano anch’esse connesse con la nostra personalità da procurarci gioia o meraviglia ma anche indifferenza, spesso dolore.

Le cose sono ferme, senza vita. Eppure, spesso ordiscono una tramatura di sensi e di sentimenti che vanno oltre il sintomo del loro significato oggettivo. Spesso evocano altre forme meno esplicite. Questa è una sedia. Se io sposto la sedia, in quell’istante rimane sempre una sedia. Il suo presente non muta. Né la sedia diventa incorporea, né modifica la sua funzione, nè rimanda ad altri significati se non quello di sbarazzarsi di una abitudine per via del breve trasloco. Così come se io sposto una discarica con i suoi liquami da Cà Lucio a Riceci, la cosa cambia senza perdere la sua concretezza. La cosa è rimandata. Resta dentro un’altra superficie, con la stessa funzione che non muta e non risolve l’inviolabilità del trovarsi nel posto giusto ovvero dove non c’è posto, a contaminare un altro sito, stravolgendolo, alterandone la funzione, evocando un altro inizio di devastazione ambientale e sociale, un ricominciare daccapo in un altrove diverso, connesso alla convinzione di risolvere il problema usando lo spazio.

Non occorre essere stupidi per fare sciocchezze. Anche se queste hanno sempre un’attrazione profonda. Le cose-discariche servono allo smaltimento finale dei rifiuti. Alcuni di questi, soprattutto quelli organici, restano attivi per decine di anni. Corrompono l’atmosfera e sono responsabili di cambiamenti climatici oltre a contaminare terreni e falde acquifere. Sono un problema serio, più attuale che mai, da risolvere affidandosi a tecnici di lunga esperienza, specialisti di localizzazione e costruzione, di impatti ambientali e di efficienza energetica.

Ad Urbino, la cosa-Sindaco, stavolta animata di vita per quanto imperfetta, ha l’abitudine di ascoltare solo se stesso. Le mani a comprimere le tempie, consapevole di dover partorire il meglio delle opportunità per la comunità, lo guardiamo senza distrarlo mentre si illumina come un neon delle cose preziose che sente, dell’emozione che ne scaturisce, per decidere arbitrariamente su ciò che ci farà bene o male. Nonostante funzionino spesso all’inverso. Ed oggi, dopo una pensata da spericolato ecologista dotato di preminenti aggregati analitici, ha deliberato di disimpegnare il comune di Urbino dalle deiezioni organiche ed altri composti per scaraventarli sulla schiena del Comune di Petriano, confinante. L’ennesima scelta indebita! di una leggerezza infantile e floreale, indisponente ed ottusa, quanto improvvisata, scollata dalle ragioni dell'affidarsi alle competenze di ingegneri del territorio, specialisti ambientali nella gestione dei rifiuti e della efficienza energetica. Bisognerebbe trovare qualcuno disponibile ad una consegna a domicilio, da recapitargli una posta celere per fermarlo, dirgli che è inadeguato, che alla composizione delle cose non servono travestimenti. Che non servono presenze smisurate, ingombranti e maldestre. Che anche le cose hanno una loro dignità.

Sono passati quasi dieci anni interi, inespressivi come gli occhi di un cieco. Si sono sprecate primavere ed estati. Ci siamo guardati intorno senza mai vederci offrire una visione, costringendoci a vivere con l’impressione addosso di trovarci in un luogo di oggetti smarriti. Nessun nutrimento ha confortato Urbino. Spostare una discarica, già collocata allora in un luogo inimmaginabile, è come rompere un paesaggio delicato che si offre ad un dominio leggero e stupefacente di una involontaria umanità. Come strappare un tessuto di cose, di case, di spartiture di campi, di relazioni che da sempre disegnano e si ripetono in altre forme di vita, che toccarle è come tradire se stessi. Le discariche non si spostano. Non si impongono. Non debbono mentire. Nè rompere il paesaggio. Se uno vuole ci sarebbero altri strumenti innovativi per liberarsi dai rifiuti, edificati persino nel centro di città da diventare attrazione turistica. Ma questa è un’altra cosa, che guarda troppo al futuro, difficilissima da raccontare.


   

di Bruno Malerba





Questo è un articolo pubblicato il 14-05-2023 alle 09:33 sul giornale del 14 maggio 2023 - 194 letture

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