Passioni e Resistenza

maffeo marinelli 2' di lettura 30/10/2023 - La recente scomparsa di Maffeo Marinelli, classe 1925, partigiano della V Brigata Garibaldi “Pesaro”, II Battaglione, Distaccamento “Picelli”, suggerisce una serie di riflessioni a cominciare da quella più ovvia di una vita spesa bene come combattente per la libertà e poi come cittadino e lavoratore consapevole che le sue fatiche e i sacrifici di minatore sfiorato dal dramma di Marcinelle, non sempre ripagati, servissero a risollevare un Paese distrutto dalla guerra fascista e corrotto nel profondo da una dittatura che della violenza e della sopraffazione aveva fatto la sua cifra politica e identitaria.

La lunga vita ha consentito a Maffeo di riflettere e di elaborare una sua personale interpretazione della guerra partigiana che si è riverberata lungo tutto il proprio vissuto quotidiano. I ricordi che ha consegnato alla sua autobiografia La mia vita - che assieme ad altra documentazione memoriale è stata dai famigliari trasmessa all’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano - costituiscono un deposito di valori che fino all’ultimo Maffeo, da partigiano in servizio permanente effettivo, ha trasmesso alla generazioni più giovani recandosi senza risparmiarsi nelle scuole.

I suoi valori erano quelli della Resistenza: democrazia, libertà, uguaglianza, solidarietà, pace. Compito arduo in una realtà mondiale segnata dopo il 1945 dalla Guerra fredda, da numerosi conflitti e gravi crisi politico-diplomatiche. Ritengo che l’autobiografia di Maffeo possa essere ascritta al filone più attuale della storiografia sulla Guerra di Liberazione che valorizza il livello soggettivo di una scelta che non fu né semplice né facile. Uno spaccato di sentimenti, emozioni e problemi etici sottovalutati dall’ormai “monumentale” storiografia resistenziale che si è concentrata soprattutto sugli aspetti politici e militari.

Sono diversi a questo proposito i contributi, depurati dai condizionamenti del dopoguerra e della razionalizzazione, che vanno nella direzione di un recupero della soggettività utile alla comprensione più profonda delle motivazioni di coloro che dopo l’8 settembre 1943 scelsero di resistere al fascismo e di lottare contro l’occupante tedesco e i collaborazionisti della Rsi. Si pensi ai lavori di Marco Bernardi (Quando la storia diventa storie, Le Monnier 2019), Filippo Focardi (Nel cantiere della memoria, Laterza 2020), Santo Peli (La necessità, il caso, l’utopia, Bfs 2022) e ai recentissimi saggi di Chiara Colombini (Storia passionale della guerra partigiana, Laterza 2023) e Benedetta Tobagi (La Resistenza delle donne, Einaudi 2023). Piani storiografici, quelli citati, come La mia vita di Maffeo Marinelli, che consentono di cogliere che cosa abbia veramente significato la Resistenza, anche nel lungo periodo, nella vita concreta delle persone. “Smettere di occuparsene - come sottolinea con forza Colombini - equivale a segare il ramo su cui si sta seduti”. Una considerazione che sarebbe senza dubbio piaciuta a Maffeo che della trasmissione della memoria aveva fatto una ragione di vita.


   

da Ermanno Torrico
Presidente Istituto "E. Cappellini”





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-10-2023 alle 08:42 sul giornale del 30 ottobre 2023 - 92 letture

All'articolo ? associato un evento

In questo articolo si parla di attualità, resistenza, partigiano, istituto per la storia del movimento di liberazione, ermanno torrico, istituto e. cappellini, comunicato stampa, maffeo marinelli

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve ? https://vivere.me/ezxt





qrcode