In Urbino si scherza col fuoco

benelli armi 4' di lettura 06/12/2023 - C’è un problema morale in Urbino. Che consiste nella resistenza a voler definire e dividere ciò che è bene da ciò che è male. Così da impedire il radicarsi di una coscienza comune attraverso la quale ognuno possa riconoscere la verità dalla menzogna e distinguere la realtà dall’apparenza.

In Urbino esiste una tristissima fabbrica d’armi. Una fabbrica di morte. Una fabbrica che tradisce i valori umani fondamentali della vita nella sua pienezza, intesa come partecipazione alla vita stessa. La cui esistenza è stata messa al bando ripetutamente dal Papa e l’altro ieri dal segretario di Stato Vaticano Parolin a Dubai dove è intervenuto alla COP 28 affermando “l’ora è urgente. Bisogna fermare il flusso di denaro impiegato nelle armi. Con quei soldi si può costituire un Fondo per eliminare la fame nel mondo”. Parole così voluminose e piene di senso che potrebbero già bastare a definire l’inutile esistenza della fabbrica di Urbino.

Ma c’è di più. Perché quella tragica manifattura dallo splendore lordato, ha pensato bene di ascriversi come dono, al fine di rabbrividire ancora di più la città, organizzando e finanziando eventi culturali sotto le mentite spoglie di Benelli Arte.

Lo scopo dissimulato è subito evidente. L’inganno palese. Infido ed ipocrita. Non più e non solo dunque, l’affermazione delle armi come istigazione alla violenza, ma anche volontà e percezione di occupare ed interpretare spazi culturali per accreditarsi con un profilo più accettabile.

Da tempo la Benelli armi si è installata all’Accademia di Belle Arti, prima come nuova disciplina che impegnava gli studenti a disegnare angoscianti scene di caccia per ornare le bascule dei suoi fucili tanto da apparire a misura di officina per l’armaiolo, poi istituendo sempre in quel plesso il premio Benelli Arte, ormai giunto alla ottava edizione. Una cosa tanto odiosa quanto detestabile ancorchè bizzarra e ridicola capace di premiare in quel sopore di morte “l’albero della vita” (sic!). Tutto questo succedeva nelle stesse circostanze concomitanti in cui il Sindaco per inseguire col solito acume il deterioramento culturale della città e nell’intenzione di abbrutirla ulteriormente, non trovava di meglio che celebrare l’armaiolo come cittadino onorario. E qui zittisco con fatica e dolore sui fattori propizi allo sviluppo di comportamenti violenti nei giovani che spesso iniziano anche da certi simboli. Infine la settimana scorsa. Ancora la Benelli Armi in una scuola, all’ISIA, stavolta in veste di editore e finanziatore oltreché prefatore di un libretto, presentato ad un pubblico numeroso che non ha compreso il vero senso di quella convocazione, dal momento che quel libretto era puramente strumentale tanto da essere distribuito gratuitamente. L’oggetto vero era l’omologazione della Benelli Armi come prodotto di scambio culturale molto complesso da innescare, per via del punto estremo di una equivalenza che se da una parte è certificata come produttore di morte, dall’altra si mostra capace di opporci occasioni sentimentali di adunanze, travestite da fenomeni culturali, ma che in realtà ed alla fine, si risolvono per noi in un altro tipo di morte, rappresentato dalla distruzione della cultura stessa. Nel senso di asservirla e renderla funzionale a disegni e strategie di natura mercantile, politica o d’immagine.

Ecco allora ed ancora una volta un gesto spregiudicato da parte della fabbrica d’armi, offensivo, che mi obbliga a guardarla dritto in faccia e scriverle contro con tutto il mio corpo il mio biasimo e la massima deplorazione.

C’è una Lista Civica in Urbino, implicita al mondo oscuro ed intricato della Benelli Armi che ne ha inaugurato la sede e finanziato l’arredamento. Hanno vicinanze strette, riflessi comuni, possibili strategie comuni. Spero che non tendano a quegli accompagni di iniziazione ad una partecipazione politica in città. Sarebbe devastante per Urbino. Dove c’è un fucile è a rischio la coesione sociale, la solidarietà e la fiducia. Già in questo momento che scrivo mi arriva l’indicibile notizia che il Sindaco abbia deciso di vendere alla Benelli Armi un altro appezzamento di terreno per favorire l’aumento di produzione. Spero non sia vero. Perché se così fosse, allora il Sindaco diventerebbe il “palo” colpevole come “l’esecutore” di un perpetrarsi di omicidi nel mondo, che spesso si configurano come stragi di innocenti, di bambini, omicidi di massa, eccidi o massacri.

Dio mio, non se ne può più. Basta con queste armi! Chiudiamo tutte le Benelli armi del mondo, investiamo nell’ambiente e procuriamo da mangiare a chi ha fame, vivaddio!!!


   

di Bruno Malerba





Questo è un articolo pubblicato il 06-12-2023 alle 07:34 sul giornale del 06 dicembre 2023 - 1370 letture

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