Urbino consuma i peggiori anni della sua vita

4' di lettura 16/02/2024 - La settimana scorsa Il Pd urbinate ha costruito un argine che può rappresentare un punto di svolta nella politica della città.

Avevo criticato aspramente il Pd per le sue decisioni, ma sono felice di ricredermi. D’altra parte anche G. Bernard Shaw diceva che ”il progresso non è possibile senza cambiamento e chi non cambia idea, non cambia nulla”. Io ho cambiato idea. Ho aperto una nuova porta chiudendo quelle errate degli sbagli, che sono sempre appena fuori dei legni ad aspettarci.

Il PD ha allestito una coalizione forte per abbattere un Sindaco imbarazzante, che incarna da dieci anni un modello di pancia senza contenuti basilari, incapace di proiezioni, incombente come un nemico, molesto per la città e mai allineato ai suoi significati. Federico Scaramucci sarà la sua controparte. Ci siamo incontrati. Il suo entusiasmo, il suo appetito, la fragranza della sua giovinezza, mi sono parse la prestazione di una nuova generazione, ripulita e fresca nella sua igiene mentale, che mi ha fatto configurare una buona prospettiva. Una occasione felice per chi tiene ad Urbino, opposta alla amarezza malinconica, frustrante, che da due lustri soffoca la città, facendola difficile da amare.

Urbino necessita di una relazione d’amore. Importante ed intima. Di una dipendenza d’amore. È nella sua sostanza biologica. Nei suoi tratti cruciali. Nella sua storia, nelle decorazioni, nella luce delle sette di sera d’estate, nei suoi palazzi. Urbino da sempre è ingrediente passionale di relazione. Ragione storica di benessere e stabilità. Siamo stati bene insieme per una intera epoca. Abbiamo resistito al tempo. Almeno fino a dieci anni fa. Fintanto che è arrivato qualcuno già implicito di tradimenti con una promessa di fedeltà. Smentita nel breve con un voltafaccia sleale, da fargli preferire altri corpi, Riceci, Canavaccio, i fasciami di S. Chiara, un ufficio Turistico come una credenza senza ante. Da allora la città ha perso equilibrio ed autostima ed è precipitata, voltata al peggio.

Se un Sindaco non possiede l’eros amoroso, che è desiderio, se non possiede gli strumenti, che sono contiguità mentali, se bada solo alle sue esigenze di visibilità e non ha attenzioni, che sono rispetto e premure, allora questo Sindaco diventa per la città il profeta di un disastro, riscontrabile nella forma della Urbino odierna, ridotta a locanda di passaggio, senza più abitanti, dove troneggiano solo automobili che ne segnano la peggiore storia della nostra vita cittadina. Se in aggiunta, un Sindaco non è consapevole della profondità del suo vuoto, del suo indecoroso codice deontologico e del suo esiguo lessico mentale ed assume la delega alla Cultura, succede che quella locanda trasudi di una umidità tale da rendere muschio i semi di quella cultura che la facevano viva, disegnata apposta, verosimile nella sua storia secolare. Girare la città, seguirne i percorsi, ci si accorge di un luogo amato, oggi contraffatto a casaccio e svenduto alla caciara, che non intercetta più tracce sensibili di un vero storico e che procura nel petto dei cittadini preparativi di diserzione e di divorzio.

Federico faticherà molto per farci tornare rilassati ognuno nelle proprie esigenze. Tuttavia la settimana scorsa, in quella sala colma di attese e di inquieta sospensione, dieci formazioni cittadine, ciascuna con la sua lista completa di domande, hanno interpellato una nuova coscienza cittadina. Mancava solo Urbino Capoluogo, che ha manifestato di astenersi in una neutralità che contraddice la sua opposizione al Sindaco in Consiglio Comunale. È evidente che attenda i ballottaggi per allearsi in maniera opportunistica con chicchessia.

A parer mio la Politica dovrebbe esprimersi con pronunciamenti e non con attese. Ad ogni modo le parole dell’altra sera erano tutte appoggiate ad un nuovo dominio della città, non più personale ed egocentrico, faccio tutto io, io dappertutto anche negli altrove. Sono state parole ad insistere sulla promessa di consegnare un progetto a lungo termine nelle mani plurali e chiare delle competenze, fondamentali per un destino collettivo. L’offerta minima che si potesse porgere ad Urbino. Simultanea ai suoi bisogni. Per cessare quelle collezioni di bruttezza che occupano le nostre giornate per niente confortevoli.

Questa Giunta, questo Sindaco dai pensieri incapaci di pensare, debbono rappresentare un tenebroso passato remoto da dimenticare. Una lapide all’antipolitica. Urbino deve essere liberata. Tornare leggera nelle sue grazie, riconoscibile nella sua raffinata sensualità, finalmente strappata al metabolismo di una stanchezza che la affatica. Poi un giorno ci diremo dei giorni secchi, degli sguardi vuoti, di quella realtà da incubo che abbiamo vissuto.


   

di Bruno Malerba





Questo è un articolo pubblicato il 16-02-2024 alle 08:04 sul giornale del 16 febbraio 2024 - 566 letture

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