Ci riprovo, forse questa volta mi viene meglio

4' di lettura 12/04/2024 - Come quella volta di dieci anni fa. La stessa crostata.Uguali i rumori, i sapori, uguali le misure, gli avvisi. Nessun viceversa, nessuna divergenza, nessuna dissonanza.

La stessa visibilità al posto della credibilità. L’uguale delle stesse cose senza equivalenze diverse. Ribadire, insistere, battere di nuovo. Riconfermare gli argomenti , le ragioni. Il tempo ripetitivo. L’immodificabile presente. Gli ideali astratti. La depressione che non spinge a valorizzare gli spazi. Le etichette imbarazzanti. Le brodaglie senza alternative del cioccolato in piazza per persone amare. Lo street food. Le bancarelle di tazzine sbeccate per chi beve dalla bocca. Tutto pari pari come dieci anni fa, è il riassunto dell’atteso debutto del Sindaco uscente lanciato verso l’ignoto per recuperare sul miserabile sfasciume che ha lasciato. Un sogno che non riesce a farsi oggetto.

Dice di aver rigenerato Urbino. E che per il futuro le riserva un numero di concetti geometrici e matematici applicati alle azioni. Ne ha già valutato i costi diretti ed indiretti riferiti ad ogni prodotto. Ha già predisposto i morsetti ed i cavi per trasformare il piccolo borgo oscuro in una melodia da svenimento. Dice inoltre che i dieci anni di pagine sinistre della dichiarazione fiscale in perdita della città, che hanno distrutto l’anima ed il corpo di Urbino, non sono tutte da buttare via nell’umido. Neanche per idea. Si possono re-imballare con un contenitore più sostenibile e riusare per un altro viaggio. Basta cliccarci sopra per creare nuove reazioni emotive che si vendono bene al mercato dell’usato.

Le sue parole non tengono da nessuna parte. Barcollano ed oscillano tra impudenza ed impertinenze sfacciate. La storia non si riscrive. Né si bonifica. E la sua da Sindaco è costellata da un autismo di basso funzionamento cognitivo e sociale di colpevolezze. Ha violato Urbino. Ne ha profanato l'immagine che riposava sulle sue cose. Ha sparpagliato una comunità pacifica che attendeva l’ora della cena come la più piacevole tra le selezioni della giornata. Dove le incombenze, gli adempimenti erano uguali per tutti.

Nessuno avrebbe parcheggiato impunemente la propria auto in divieto, sconsacrando un sagrato. L’immagine volgare e sfacciata della foto è lo specchio traslucido di un Sindaco che non ha rispetto. Per sé e per la comunità che rappresenta. A voi sembrerà un dettaglio. A me pare l’umiliazione di un orgoglio di superiorità. L’inizio di una diserzione morale. Che lo separa dalla comunità, sua ansante maledizione per non essersi mai legato ad essa.

Oggi questo signore sgarbato, che ha cancellato ogni significato della città, allestisce una nuova squadra. Addestrata per abilità particolari. Scelta non per amicizia né per combriccola. Diversa da quella di sfigati senza arte né parte dell’altra volta. Ma congegnata su professionisti di nuove espressioni, abbozzate in un catalogo stampato con il coinvolgimento degli abitanti impiegati. Quelli che sono rimasti. Così da sfatare il detto che gli statali non fanno un cazzo. Già tornano le cariatidi. Già è tornato Massimo Guidi prima cacciato perché aveva aderito ad Azione poi riaccolto perché diventato segretario di Azione. L’uomo di trent’anni di governo. Nato assessore, morirà assessore. Il simbolo inossidabile di competenze. Espresse soprattutto nel cambiare di posto alle bancarelle del mercato il sabato mattina. I calzetti vicino alle mutande, i calzoni vicino alle camicie, in una immagine che ne specchia le sue straordinarie sensibilità. Fatelo parlare, chiedetegli qualcosa, qualsiasi cosa, un nome, un pronome e capirete che all’istante è capace di tradurre parole. Tuttavia il Sindaco agricoltore e l’agronomo di Azione si sono riabbracciati con calore. Una coppia campestre di foglie nate dallo stesso ramo. Tutti e due commossi come fossero andati a trovare un morto. Insieme annunceranno un altro cambiamento, altrettanto sfilacciato ed impalpabile del primo. Già ne seguono l’inizio ancora indecisi tra il male ed il piacere. Riabiteranno insieme Urbino che hanno disabitato. Useranno il tempo dell’orologio come proseguimento o rinnovamento di ciò che in dieci anni non è stato. Imbavaglieranno ancora la città di stanchezza.

Dai, cittadini urbinati, soccorreteli! Date loro la vostra adesione. La salvezza di Urbino dipende dal vostro legarvi a costoro. Avati, avanti, dimenticate i momenti passati morti. Le cose imprecise. Quelle turbate. Quelle ripugnanti. Il gusto del male. Siate incoscienti fino in fondo. Ancora in Urbino restano fragili momenti di vita. Basterà poco per estirparli. Coraggio!


   

di Bruno Malerba





Questo è un articolo pubblicato il 12-04-2024 alle 08:06 sul giornale del 12 aprile 2024 - 864 letture

In questo articolo si parla di attualità, urbino, politica, articolo, Maurizio gambini, bruno malerba

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve ? https://vivere.me/eYbl





logoEV
logoEV
qrcode