Trentacinque famiglie di Urbino si oppongono alla riapertura della caccia a Rancitella

cacciatore 3' di lettura 18/04/2024 - 35 persone, insieme ai loro nuclei familiari, composti anche da molti bambini e adolescenti, residenti in loc. Rancitella nel Comune di Urbino, con il supporto della LAC Marche, hanno sottoscritto una diffida nei confronti del Presidente della Regione Marche, dell’Assessore regionale alla caccia, del Presidente e dei componenti della II Commissione consiliare, del Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, del presidente dell’A.T.C. “PS1” e di alti funzionari e responsabili regionali, con la quale si oppongono alla riapertura alla caccia del C.Pu.R.F.S. di Rancitella, come richiesto dall’A.T.C. “PS1”.

La zona di Rancitella, in Comune di Urbino, è un’area molto interessante dal punto di vista paesaggistico, ed altrettanto ricca di biodiversità e di fauna selvatica, attratta nella zona anche dal fatto che fino a 20 anni orsono tutta l’area era scarsamente abitata. Rancitella rappresentava quindi allora un vero “paradiso” per i cacciatori, abituati a scorrazzare liberamente e a sparacchiare ovunque, senza rispettare limiti e distanze dalle abitazioni rurali, in gran parte disabitate. Ma da 20 anni a questa parte tutta la zona si è ripopolata, con l’arrivo di nuove famiglie residenti, sia originarie del posto, che provenienti da altre Regioni e dall’Estero.

Queste famiglie hanno acquistato a Rancitella immobili e terreni, investendo denaro e restaurando le abitazioni, sia abitandoci stabilmente, che affittandole ai turisti, oppure per ospitare attività di artigianato e/o legate all’agricoltura biologica, ricavandone quindi anche una fonte di reddito. A quel punto però sono iniziati i problemi di “convivenza” tra i nuovi arrivati e i cacciatori locali, abituati fino ad allora ad essere i padroni incontrastati del territorio, i quali assumevano atteggiamenti arroganti e strafottenti nei confronti dei nuovi residenti, arrivando in molti casi perfino a minacciarli, puntando contro di loro i fucili e sparando verso le loro abitazioni ed i loro animali. La situazione è quindi degenerata nel tempo con frequenti episodi di bracconaggio notturno e con fucilate in direzione delle case, ma soprattutto con l’invio di lettere minatorie e di vere e proprie minacce di morte nei confronti di alcuni residenti, la cui unica colpa era stata quella di aver richiesto l’intervento delle forze dell’Ordine per far rispettare le distanze di sparo dalle case ai cacciatori! Venivano inviati quindi da parte dei residenti numerosi esposti/denunce alla Procura ed al Prefetto di Pesaro e Urbino, finché nel 2010, Regione e Provincia decidevano finalmente di istituire nell’area di Rancitella una Z.R.C. (Zona di Ripopolamento e Cattura), poi trasformata nel 2018 in un C.Pu.R.F.S. (Centro Pubblico di Riproduzione della Fauna Selvatica), con il conseguente divieto di caccia in tutta l’area interessata. Questa decisione non è stata però mai accettata da una parte del mondo venatorio, soprattutto non dall’A.T.C. (Ambito Territoriale di Caccia) “PS1” che, da 15 anni a questa parte, richiede periodicamente la chiusura dell’istituto faunistico e quindi la riapertura alla caccia di tutta l’area di Rancitella, con l’inevitabile riaccensione delle tensioni tra residenti e cacciatori, ed il rischio di “incidenti” per l’incolumità fisica dei cittadini residenti, dei loro ospiti, dei loro animali e degli immobili. Da qui la “diffida” odierna, inviata dalla LAC Marche e sottoscritta da tutte le 35 famiglie, da cui speriamo deriverà un atto di lungimiranza e di saggezza da parte delle Istituzioni preposte a decidere.


   

da Danilo Baldini
Delegato LAC Marche





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-04-2024 alle 17:55 sul giornale del 18 aprile 2024 - 850 letture

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