"Ricostruire dalle fondamenta il rapporto tra la città e la sua Università"

università di urbino uniurb 4' di lettura 30/05/2024 - Immaginiamo per un attimo Urbino senza l’Università: il solo pensiero è insostenibile, perché la città apparirebbe come qualcosa di simile a un deserto.

Immaginiamo però anche, reciprocamente, l’Università senza la città in cui è impiantata: non sarebbe più la stessa cosa, non avrebbe più la propria identità, perderebbe quella storicità stratificata nella quale risuonano i nomi di Carlo Bo, di Giancarlo De Carlo, di Livio Sichirollo, di Cesare Questa, di Pasquale Salvucci, più recentemente di Domenico Losurdo (per citare soltanto il versante umanistico).

Città e Università, insomma, sono legate in maniera indissolubile. La città è stata all’avanguardia e ha saputo modernizzarsi, modernizzando anche la campagna attorno a sé, quando l’Università ha svolto un ruolo propulsivo. Ha cominciato invece ad avere gravi problemi quando anche l’Università ha avuto i propri e non è stata più in grado di esercitare questo ruolo di direzione intellettuale e morale.

La lezione che ne emerge è che simul stabunt vel simul cadent, ossia che l’una non può fare a meno dell’altra e che devono sostenersi a vicenda.

Così è stato, ad esempio, in un momento cruciale della comune storia recente: gli anni della statalizzazione. L’Università “libera” era nel baratro, zavorrata da regole obsolete e soffocata dal sottofinanziamento. Se non pochi professori ordinari sembravano non aver capito la drammaticità della situazione, anche la città, dal canto suo, sembrava atterrita dalla paura di perdere la cosa più preziosa (assieme all’indotto che l’accompagna, va detto…) e reagiva rinchiudendosi nella contemplazione di sé stessa, della propria presunta eccellenza, del proprio passato glorioso. E anche la politica ha stentato a lungo a capire: fortissime furono le resistenze da parte di quasi tutti i partiti di maggioranza e di opposizione, come è possibile ricostruire dai numerosi articoli di giornale usciti in quelle circostanze; e isolati furono in un primo momento quei pochi che spingevano per rompere gli indugi e andare verso la statalizzazione. Ma poi alla fine, di fronte alla realtà delle cose, anche la politica ha fatto il suo dovere e ha salvato ad un tempo l’Università e la città (ricordo l'incontro determinante a Palazzo Passionei dell'allora Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, con il Rettore Giovanni Bogliolo, al quale all'epoca partecipai come segretario locale di Rifondazione Comunista e come Consigliere d'amministrazione dell'Ateneo). Nessuna delle paure dei conservatori di allora si è realizzata ed è grazie al coraggio di quella scelta che l’Università è ancora in piedi.

In una situazione diversa ma nuovamente critica siamo oggi. L’andamento numerico dell’Università e quello della città, per una ironia della sorte, sono molto simili, ma simili sono anche le sfide che entrambe queste istituzioni devono affrontare. La città ha i mille problemi che conosciamo. Ma anche l’Università è immersa in processi di ristrutturazione che investono tutti gli Atenei e ne cambiano la natura e la vocazione in maniera repentina e a volte anche drammatica; ed è coinvolta in un vortice di competizione, aizzato dal Ministero e dalle sue agenzie di valutazione, che la espone soprattutto alla concorrenza delle telematiche.

In queste condizioni, non è l’ora delle proposte mirabolanti e dei conigli dal cilindro: di proporre questa o quella fantomatica Facoltà, questa o quella magica soluzione improvvisata (le Facoltà, tra l’altro, a Urbino non esistono nemmeno più da tempo, sostituite dai Dipartimenti e dalle Scuole). Crediamo invece che la cosa più importante sia molto più semplice e a portata di mano: un confronto stabile, strutturato e permanente.

È ciò che è assolutamente mancato in questi anni. La Giunta Gambini si è dimostrata nemica della scuola (pensiamo alla vicenda dell’accorpamento di due istituti contro il parere dei dirigenti scolastici e dei consigli). Ma si è dimostrata non meno ostile verso l’Università, vissuta come un corpo estraneo, come qualcosa che non era possibile controllare. Ancora di più: come qualcosa che con la sua sola presenza non solo contraddiceva lo stile di governo autoritario dei suoi esponenti ma soprattutto metteva in rilievo l’incapacità progettuale della Giunta e il suo profondo deficit culturale.

Questo muro di incomunicabilità deve essere abbattuto al più presto. Soprattutto in un momento in cui è e urgente aprire almeno due fronti regionali - il primo con Erdis, per assicurare un diritto allo studio oggi piuttosto precario; il secondo con le altre Università marchigiane, per affrontare in maniera condivisa il problema della stabilità e sostenibilità complessiva del sistema universitario regionale - è necessaria un’interlocuzione costante tra le principali istituzioni cittadine. Ma a tal fine è indispensabile che l’Università trovi una sponda in una Giunta comunale che rimetta al centro il rapporto con l’Ateneo ma che sia anche forte sul piano politico e competente su quello culturale, così da poter interloquire alla pari.

Per noi l’Università è un ponte verso il mondo. Progetteremo insieme i prossimi 20 anni di sviluppo della città.

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da Stefano G. Azzarà
Sinistra per Urbino





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-05-2024 alle 09:13 sul giornale del 30 maggio 2024 - 248 letture

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