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Sostenere l’artigianato artistico per difendere una parte importante del patrimonio culturale, della creatività e dell’identità dell’Italia e per tutelare un pezzo importante del sistema economico, costituito da circa 400 attività in provincia di Pesaro e Urbino (1540 in tutte le Marche), che ha già perso più del 40% del fatturato e che continua a perdere ricavi a rotta di collo.


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Si discute molto di cinema nella nostra regione, di attrazione di imprese nazionali e internazionali, di crescita delle produzioni locali, di cine-turismo, di mestieri del cinema, dell'esigenza di una nuova legge cinema che determini il perimetro del sostegno al cinema con regole certe. Ma non si parla mai degli attori marchigiani, di come stanno vivendo il momento di crisi di tutto il comparto con le sale ancora chiuse e delle prospettive future.



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Toelettatura degli animali c’è l’ok della Regione. Lo annuncia la CNA di Pesaro e Urbino che nei giorni scorsi aveva posto osservazioni e sollevato la questione per una ingiusta e dannosa chiusura relativa ad un tipo di attività di particolare importanza per l’igiene e la salute degli animali e dei loro proprietari, soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria.




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Ferro aumentato del 130% tra novembre 2020 e febbraio 2021; materie prima dell’edilizia lievitate mediamente del 30/40%. La denuncia della CNA di Pesaro e Urbino che per prima aveva sollevato il problema nei mesi scorsi, era più che fondata. Ora lo possiamo dire: Siamo di fronte ad un vero e proprio fenomeno speculativo che rischia di vanificare gli incentivi messi in campo per il Superbonus e l’ecobonus a rischio speculazione.



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Per acconciatori ed estetisti non c’è solo il problema delle chiusure per la zona rossa, ma anche quello dell’abusivismo. L’emergenza pandemica ha comportato infatti una diffusione a macchia d’olio della piaga dell’abusivismo nel settore dell’acconciatura e dell’estetica. Un fenomeno dalle proporzioni enormi nell’intero Paese, che mette a repentaglio la salute dei cittadini e la tenuta degli operatori che rispettano le regole.


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Quattro imprese artigiane su cinque sono finite in profondo rosso nel 2020. Con picchi vicini alla totalità di imprese in perdita nei comparti che più hanno sofferto il confinamento, il distanziamento sociale, la drastica riduzione del commercio internazionale l’anno scorso. Un autentico “annus horribilis” per i micro imprenditori.







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Ristoranti che si sono trasformati improvvisamente in mense. Attività della ristorazione che pur di lavorare in questo periodo di pandemia hanno cercato in qualche modo di “interpretare” i decreti. Sulla questione ci sono state molte polemiche e tanta confusione e tensioni nella stessa categoria. Ora una nota del Ministero chiarisce meglio la questione e CNA Agroalimentare cerca di spiegarla.


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Non solo quota 100 o Opzione donna. Per andare in pensione con qualche lustro di anticipo rispetto alla legge Fornero ci sono diverse ‘vie di accesso’, stabilite però con alcuni requisiti precisi e che riguardano particolari categorie. Una di queste - spiega la CNA - è l’Ape sociale, le cui domande per il 2021 vanno presentate (almeno nella prima tranche), entro il 31 marzo.


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Runner per consegne a domicilio, corrieri dell’ultimo miglio, addetti al trasporto delle merci nel tratto finale della consegna fino alla destinazione. Si tratta di figure lavorative che operano per lo più nell’ambito cittadino e che, in conseguenza alla pandemia e all’abnorme sviluppo del commercio on-line, sono decuplicate in questi ultimi anni.


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Imprese, negozi, bar, ristoranti. In molti hanno chiuso i battenti a causa di questa pandemia. Difficile ancora fare una stima, ma uno dei problemi che ha portato molte aziende a mollare è stata non tanto la chiusura delle attività per decreto quanto l’incombenza delle spese fisse, delle tasse e delle cartelle esattoriali.


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La CNA ha inviato al CTS (Comitato Tecnico Scientifico), un documento con una serie di proposte per consentire l’apertura delle attività di ristorazione nelle ore serali limitatamente alle zone gialle. Obiettivo dell’iniziativa è integrare i protocolli e le linee guida in essere con istruzioni e misure per rendere omogeneo il sistema di regole per le Regioni in fascia gialla.


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Si parla tanto di start-up, di nuove imprese e di neo aziende meglio se condotte da giovani. Ci sono anche incentivi per farle decollare, per avviarle. Fondi nazionali, regionali a volte, come nel caso di Pesaro, agevolazioni tariffarie sui tributi comunali. Eppure il più grande nemico delle imprese, nuove e vecchie, rimane la burocrazia. Una sorta di moloch invincibile che sembra non conoscere crisi.


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Anche per i fotografi, così come per gli operatori del cinema, dello spettacolo, della cultura, questi sono tempi quanto mai difficili. Un’annata buia per tutti i settori compreso quello dei professionisti dello scatto, ad oggi non è ancora possibile effettuare una stima dei danni procurati all’interno di questo settore già duramente colpito da anni di crisi”.


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Tariffe dignitose che rispettino la professionalità e gli investimenti delle imprese. Una categoria, quella del broadcast e dei service Tv diventata fondamentale nel sistema informativo locale e nazionale e che rivendica con forza un riconoscimento non solo economico ma anche contrattuale e sindacale.



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Servizi giornalistici per telegiornali e speciali di cronaca e politica; dirette televisive per sport e intrattenimento. Non c’è ora nel palinsesto delle reti televisive che non veda impegnati operatori del settore broadcast. Si tratta di imprese, e molto spesso anche di singoli professionisti (cameraman, specializzati di ripresa; montatori, fonici; etc.), che lavorano attraverso appalti e/o contratti con network e reti televisive locali e nazionali.




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Le piccole imprese continuano a sostenere la nostra economia. Lo dimostrano anche i dati; secondo le prime stime dell’Istat, nel 2020 il Prodotto interno lordo italiano ha registrato una diminuzione dell’8,8% rispetto al 2019. Si tratta indubbiamente di una contrazione profonda che ben sintetizza l’impatto negativo che la pandemia da Covid-19 ha avuto sulla nostra economia e sulle nostre vite.


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Non prorogare ulteriormente i termini previsti per la revisione dei veicoli. Lo chiede la CNA che sostiene che una proroga per i mezzi leggeri non troverebbe alcuna giustificazione dal momento che i 9.000 centri di controllo privati lavorano in sicurezza e sono in grado di garantire i controlli per gli oltre 15 milioni di veicoli sottoposti a revisione ogni anno.





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Azzerare la tassa di possesso dei veicoli di trasporto persone (bus, navette, taxi, auto), per gli anni 2021 e 2022. È questa la richiesta che CNA Trasporti di Pesaro e Urbino rivolge all’assessore ai trasporti della Regione Marche, Guido Castelli in seguito alla pressochè totale paralisi delle attività del settore durante l’emergenza sanitaria.