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La Lega Urbino, considerata la gravissima situazione economica che si è venuta a creare in seguito al Covid-19, tragedia che ha colpito l'intero Paese, si è resa sensibile alle richieste degli esercenti del centro storico di Urbino i quali stanno subendo le conseguenze di una crisi già in atto prima e che ora, dopo mesi di chiusura, si fa sentire ancora più forte.



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Due ore di lavoro in più al giorno e sei clienti in meno: questa la giornata tipo di un acconciatore o di un estetista rispetto a prima che scattasse la chiusura forzata. A fotografarla un’indagine condotta dal Centro studi CNA in collaborazione con CNA Benessere e Sanità su un campione di titolari di centri di acconciatura e di estetica iscritti alla Confederazione. Un campione rappresentativo a livello nazionale per dimensione, specializzazione, localizzazione.


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La moda nell'occhio del ciclone Covid-19, la crisi conseguente al coronavirus sta lasciando pesanti conseguenze. Nel complesso a marzo il settore perde su base tendenziale il 51,2% della produzione, con la peggiore performance rispetto agli altri paesi europei. Ad aprile con il blocco totale della manifattura le cose sono peggiorate. La ripresa di maggio è lenta e stenta a decollare in giugno.



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Ieri il consiglio regionale ha approvato una manovra da oltre 100 milioni di euro, approvando una legge che definisce tre fondi e individua esattamente la fonte delle risorse economiche, che derivano da un’attenta ricognizione contabile e finanziaria, ma non indica minimamente né i criteri e la modalità di distribuzione, né i destinatari. Altri 110 milioni saranno utilizzati mediante una Delibera di Giunta, di cui nonostante i ripetuti annunci, non è attualmente disponibile il testo.



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La pandemia ha messo in crisi l'economia delle Marche ed in particolare il settore del trasporto persone. Siamo completamente senza lavoro. Confartigianato Trasporti, in rappresentanza delle 900 aziende del settore (bus da turismo, scuolabus, autonoleggiatori e taxisti) che occupano circa 1.200 addetti, ha chiesto al Governo centrale un intervento immediato per fronteggiare la crisi relativa al coronavirus.





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Finanziata dal Consiglio Regionale delle Marche, con un contributo del Dipartimento di Economia, Società, Politica (DESP) dell’Università di Urbino Carlo Bo, l’indagine è stata condotta dal Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi su Famiglie, Infanzia e Adolescenza (CIRSFIA) dello stesso ateneo. Con il coordinamento dei professori Guido Maggioni e Eduardo Barberis, hanno sviluppato l’analisi dei dati i ricercatori Nico Bazzoli, Isabella Quadrelli e Anna Uboldi.



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Centro storico, turismo, commercio, imprese, università e Palazzo Ducale, cosa fare per intervenire al meglio? Pedonalizzare, eliminare tributi, programmare iniziative, concordare nuovi rapporti tra soggetti, etc. Va tutto bene! Lo abbiamo proposto dettagliatamente nel nostro piano strategico “Urbino Rinasce” di due settimane fa, che attende ancora risposte!





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“Le imprese marchigiane sono state abbandonate da una Giunta Regionale incapace, dopo due mesi di lockdown, di formulare una proposta di sostegno economico e un piano di ripartenza. In migliaia sono drammaticamente a rischio sopravvivenza, e come la Lega sta chiedendo da tempo occorre subito un’iniezione consistente di liquidità, con un bonus a fondo perduto che dia respiro e crei i presupposti per la ripartenza”.




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Senza possibilità di riaprire, con un mare di prenotazioni disdette e senza la prospettiva di vedere turisti, né di poter attivare i propri servizi di agricoltura sociale. Stiamo parlando degli agriturismi e delle fattorie didattiche, attività che rischiano di subire danni gravissimi e che nella nostra regione contano un migliaio di realtà con 12mila posti letto e 500 piazzole di sosta per camper.






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Questa è una crisi senza precedenti. È impensabile che quando si dice: nessuno perderà il lavoro ci si dimentichi di tutte quelle persone che creano giorno per giorno lavoro per se e per i propri collaboratori, persone; non solo numeri di partite IVA, sottolinea Graziano Sabbatini presidente di Confartigianato imprese Ancona - Pesaro e Urbino, perché dietro il numero ci sono tanti esseri umani con esigenze di sopravvivenza anche per i propri famigliari come tutti i cittadini di questo paese.