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Dopo aver rinunciato alla seconda Pasqua consecutiva e con la chiusura prolungata per tutto aprile prosegue e si aggrava la crisi degli oltre 1000 agriturismi marchigiani. La primavera è infatti la stagione preferita dagli italiani per gite fuori porta e scampagnate e, nell’impossibilità di ospitare persone, il solo servizio a domicilio o l’asporto non bastano per coprire le perdite.



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Sostenere l’artigianato artistico per difendere una parte importante del patrimonio culturale, della creatività e dell’identità dell’Italia e per tutelare un pezzo importante del sistema economico, costituito da circa 400 attività in provincia di Pesaro e Urbino (1540 in tutte le Marche), che ha già perso più del 40% del fatturato e che continua a perdere ricavi a rotta di collo.


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E ..se ci voleva il “governo dei migliori” per scrivere il pessimo “decreto sostegni”; se ci volevano “quelli bravi e competenti” per stabilire parametri per l’accesso ai contributi (fatturato e corrispettivi dell’anno 2020 inferiori almeno del 30% all’ammontare medio mensile dell’anno 2019) che consentiranno l’accesso ai ristori a …quasi nessuno;


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Quattro imprese artigiane su cinque sono finite in profondo rosso nel 2020. Con picchi vicini alla totalità di imprese in perdita nei comparti che più hanno sofferto il confinamento, il distanziamento sociale, la drastica riduzione del commercio internazionale l’anno scorso. Un autentico “annus horribilis” per i micro imprenditori.



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"Le Marche pagano i mesi di lockdown del 2020 con le aziende praticamente chiuse. Il dato negativo dell’export certifica una situazione chiara: tra i primi 10 distretti più colpiti a livello nazionale ben 4 erano delle Marche; in particolare sofferenza il calzaturiero: questa situazione ha avuto un impatto devastante sulle aziende produttrici di beni durevoli. Il -11,7% è, del resto, un dato medio visto che ingloba anche il risultato estremamente positivo del polo farmaceutico del Piceno".



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Artigianato e micro e piccole imprese, una situazione difficile. Potrebbero essere 3.200 le imprese a rischio default nel 2021, di cui 1.100 a causa delle restrizioni dovute al Covid. Se va male saranno 4.100 a non superare i prossimi dodici mesi, di cui 2 mila a causa della crisi pandemica. Cna e Confartigianato Marche hanno presentato l’Osservatorio “Trend Marche”, realizzato in collaborazione con Intesa Sanpaolo.



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L’assemblea generale di Federalberghi, riunita mercoledì in seduta straordinaria, ha approvato una petizione rivolta al presidente Conte e ai ministri Franceschini, Gualtieri, e Patuanelli, “per sollecitare il Governo italiano a intervenire con urgenza a tutela delle imprese e dei lavoratori del turismo prima che sia troppo tardi”.



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Domani in Consiglio regionale torna la richiesta di sostegno a baristi, ristoratori e esercizi dei centri commerciali, con un’interrogazione della consigliera Micaela Vitri. Questa volta non sarà l’aula a votare, come lo scorso 29 dicembre in cui la richiesta venne bocciata dai consiglieri di destra, ma spetterà all’assessore Carloni dire chiaramente quali sono le intenzioni della Regione.



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Misure che metteranno ancora una volta a dura prova le nostre attività economiche, continuando ad alimentare il clima di incertezza e sfiducia ormai diffuso da mesi. È questo il giudizio di Confartigianato Ancona-Pesaro e Urbino sulle nuove misure introdotte dal nuovo Dpcm appena entrato in vigore e dal Decreto Legge approvato dal Consiglio dei Ministri nei giorni scorsi.



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A novembre l’occupazione nelle imprese artigiane, micro e piccole ha registrato un andamento sostanzialmente piatto. All’apparenza un dato positivo, considerata la crisi socio-economica persistente, ma che è stato determinato in gran parte da fattori esterni al mercato del lavoro: soprattutto dal divieto di licenziamento al massiccio ricorso alla cassa integrazione guadagni. Una situazione che fa pensare al rischio di una sorta di quiete prima della tempesta.


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Una piccola impresa su quattro teme di chiudere entro il 2021 se l’attuale stato di difficoltà dovesse protrarsi nei mesi a venire. A rilevare questa drammatica situazione un’articolata indagine condotta dal Centro studi CNA tra gli iscritti alla Confederazione dal titolo “Pensare a un futuro senza Covid. Le aspettative delle imprese per il 2021”.